• giovedì , 17 Ottobre 2019

Il nuovo sguardo dell’ OCSE

sulla scuola italiana

(a.s.)

Dopo i risultati dell’ultima rilevazione Invalsi degli apprendimenti degli studenti (v. numero precedente di Scuola e Amministrazione, pp. 21-23 ), elementi e motivi di ulteriori riflessioni, per il mondo della scuola e ancor più per il decisore politico, vengono ora dal Rapporto 2014 dell’OCSE (Education at a Glance: OECD Indicators), “fonte autorevole d’informazioni accurate e pertinenti sullo stato dell’istruzione nel mondo”.

Lo sguardo sull’Italia evidenzia un primo dato – in realtà, una conferma più che una novità – di particolare, preoccupante rilievo: quello relativo alla “percentuale dei 15-29enni senza attività lavorativa e che sono usciti dal sistema d’istruzione o non sono iscritti a corsi di formazione (i cosiddetti NEET – Neither employed nor in education or training)”. Una percentuale, si precisa, sensibilmente aumentata negli ultimi anni, che già nel 2012 indicava che “quasi un giovane su tre (31,5%) dai 20 ai 24 anni di età non lavorava e non era iscritto a nessun corso di studi”.

Dal 2000 al 2012, tuttavia, “l’Italia ha registrato aumenti significativi del livello d’istruzione”, diminuendo progressivamente, dal 41% al 28%, “la percentuale dei 25-34enni che non aveva raggiunto il livello d’istruzione secondario superiore”, e aumentando costantemente negli stessi anni, dall’11% al 22%, “la percentuale dei laureati di 25-34 anni”.

“Nonostante i trend positivi registrati nell’aumento del livello di istruzione, i giovani hanno (continuano ad avere) livelli d’istruzione inferiori ai loro coetanei della maggior parte degli altri Paesi”.

Nel 2012:

  • “ la percentuale di 25-34enni in Italia senza diploma del secondario superiore (28%) era la terza più alta dei Paesi EU21, dopo Portogallo (42%) e Spagna (35%) ed era molto più alta rispetto alla media dell’OCSE del 17,4% e alla media del 15,7% degli EU21” (“Gli EU21 sono i 21 Paesi membri di entrambe l’Unione europea e l’OCSE: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Spagna e Svezia”);
  • “il tasso di laureati tra i 25-34enni è stato il quartultimo dei Paesi dell’OCSE e del G20 con dati disponibili (per i tassi di laureati l’Italia si colloca al 34° posto su 37 Paesi)”.

PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI ESSERE ABBONATO! Clicca qui per sottoscrivere l’abbonamento