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Verso una scuola che includa

di Marisa Melcarne e Giancarlo LaterzaBisogni educativi speciali: norme nuove e vecchi principi

Le recenti iniziative ministeriali a favore degli alunni con bisogni educativi speciali hanno introdotto, nel più ampio dibattito sulle riforme della scuola italiana, un elemento ulteriore di indirizzo sul delicato tema dell’integrazione e dell’inclusione scolastica.

Sulla spinta delle novità normative introdotte dal riconoscimento certificato dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e nell’ottica bio-psico-sociale affermata dal modello ICF (International Classification of Functioning) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è inteso fare un ulteriore passo in avanti nel cammino verso una scuola inclusiva, prendendo in considerazione quella parte di alunni che a scuola manifestano un disagio dovuto a bisogni educativi non riconosciuti come handicap, disabilità o disturbi specifici di apprendimento.

Affinché sia dato “a ciascuno il suo”, si è ritenuto quindi utile segnalare il fatto che all’interno di un gruppo di alunni sono rintracciabili bisogni educativi specifici per ognuno di essi (persone universalmente riconosciute come uniche, originali e irripetibili, portatrici di patrimoni genetici, psicologici, culturali ed economico-sociali diversi tra loro) e fornire puntuali indicazioni in merito agli strumenti e alle opportunità organizzative possibili nella scuola dell’autonomia.

L’intento ministeriale è ovviamente condiviso, nei principi e nelle concezioni psico-pedagogiche e sociali, dalla generalità dei docenti.

All’occhio di un insegnante esperto, del resto, appaiono quasi scontati i nuovi interventi normativi, dal momento che nelle classi già da anni si tiene conto abitualmente della eterogeneità degli alunni, a cui si offrono (o almeno ci si sforza di offrire) le stesse possibilità di successo formativo, partendo dai differenti bisogni e predisponendo per ognuno, se occorrono, interventi personalizzati e/o individualizzati. Sono la condivisione e la pratica di tale idea pedagogica che hanno finora garantito alla scuola italiana l’eccellenza qualitativa nel campo dell’integrazione.

Al di là della condivisione dei principi, il tema dei bisogni educativi speciali offre tuttavia numerosi spunti di riflessione critica su aspetti di natura contrattuale, economica,  pedagogica, sociale.

Qui ci limitiamo ad affrontare solo due importanti nodi problematici che investono direttamente la vita scolastica e che ci sembrano fondamentali per la riuscita del progetto riformatore della scuola italiana: il primo riguarda la formazione dei docenti e la ridefinizione della figura dell’insegnante di sostegno; il secondo concerne la riorganizzazione dell’istituto scolastico e l’investimento di risorse umane e finanziarie.

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