• domenica , 18 agosto 2019

…inizierei la scuola in una sorta di parco, un Eden…

di Ferdinando Boero

Abbiamo chiesto al Prof. Ferdinando Boero, docente presso l’Università del Salento e impegnato ricercatore sui temi della Biodiversità, della Biologia Marina, della Ecologia Evoluzionistica, della Biologia dello Sviluppo, di dirci quello che pensa sulla formazione scientifica dei ragazzi.

Questa è la sua risposta, per alcuni versi “spiazzante”, ma ricca di una fertile provocatorietà.

 

L’ontogenesi della conoscenza deve ricapitolarne la filogenesi

Haeckel espresse la legge biogenetica dell’evoluzione con la famosa frase: l’ontogenesi ricapitola la filogenesi. Questa non è proprio una legge, perché non è sempre valida, ma è interessante applicarla alla conoscenza. Ontogenesi significa, in embriologia, tutto il percorso che porta da un uovo fecondato a un individuo adulto. L’ontogenesi è un fenomeno di pertinenza individuale. L’ontogenesi della conoscenza, quindi, significa semplicemente la costruzione delle conoscenze di un individuo, che altro non è che quello che si prefigge la scuola.

La filogenesi è la storia della linea evolutiva a cui appartiene una data specie, alla quale riferire un ipotetico individuo. Durante l’ontogenesi di un individuo, notò Haeckel, possiamo trovare una serie di stadi di sviluppo che ricordano i possibili antenati. Così un embrione umano attraversa un periodo in cui assomiglia a un pesce, e poi a un anfibio e poi ancora a un rettile, fino a diventare mammifero. Bè, non è proprio così, però in questo caso possiamo prenderlo per buono.

Il mio ragionamento è che la costruzione di conoscenza individuale si rinforza se l’acquisizione del sapere individuale segue la storia del sapere collettivo, iniziando dalle prime cose che abbiamo imparato in quanto specie, per arrivare alle conoscenze più astratte. Didatticamente è bene arrivare alla teoria eliocentrica partendo da spiegazioni di tipo geocentrico, rifacendo gli errori del passato. Poiché la terra sembra piatta, e sembra che sia il sole a girarle attorno, allora è bene che i ragazzi sappiano che la terra sembra piatta e che così si credeva un tempo, ma che poi abbiamo capito che era tondeggiante. La si può raccontare in fretta, questa storia, anche se l’accumulo di tutte queste conoscenze ha richiesto migliaia di anni di studio e di lavoro.

Se si ripercorrono in un tempo breve le tappe di acquisizione della conoscenza che hanno richiesto millenni, si fa un lavoro di acclimatazione del cervello (che è sempre lo stesso, da qualche migliaio di anni) alla conoscenza approfondita delle cose.

Senza un’ontogenesi che ricapitoli la filogenesi della conoscenza, quel che si impara viene appiccicato nella testa sotto forma di semplici nozioni, ma non diventa vera conoscenza, e i giovani vengono allontanati dalla ricerca del sapere. Il concetto cardine della formazione, per me, deve essere: l’ontogenesi della conoscenza individuale deve ricapitolare la filogenesi della conoscenza collettiva.

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