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Io me la gioco

Teatro del Buratto tra ragazzi e “azzardopatia”

a cura di Vincenzo Sardelli

(docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

Che cosa sappiamo davvero dei nostri ragazzi? Quanto la nostra disattenzione di adulti è un’inconsapevole via di fuga dai difficili compiti educativi?
Esplorare il tunnel dell’adolescenza. Con una possibilità in più di uscirne vivi. Io me la gioco, la nuova produzione Teatro del Buratto firmata Renata Coluccini che ha debuttato qualche mese fa al Verdi di Milano, è l’ultima tappa di una trilogia intitolata Progetto giovani e nuove dipendenze. Si è iniziato nel 2011 con Binge Drinking, sul tema del bere. Poi, nel 2013, lo spettacolo Nella Rete, sulle insidie del web. Eccoci adesso agli eccessi del gioco d’azzardo, alle derive patogene di Gratta&Vinci e macchinette. Con una novità drammaturgica. Se i primi due percorsi erano tutti incentrati sul mondo dei più giovani, stavolta l’autrice e regista Coluccini allarga lo sguardo agli adulti, genitori e insegnanti.
Noi “grandi” ostentiamo la convinzione di essere sempre all’altezza del ruolo formativo che ci compete. Riteniamo che i nostri ragazzi siano emanazione dei nostri valori e ideali. Altre volte li giudichiamo. Oppure siamo disattenti, peggio ancora assenti. Talora rimediamo, con un regalo o una banconota, ai nostri sensi di colpa. Avalliamo così, senza rendercene conto, un disvalore: quello di attribuire al denaro una valenza affettiva e compensativa.

IoMeLaGioco4_ELisa
Io me la gioco ha una scenografia semplice, due sedie e uno schermo sullo sfondo. Luci introspettive disegnate da Marco Zennaro, mai cupe, diffondono un bagliore rasserenante. Sul palco ci sono due uomini: Mauro, un padre, e il professore di suo figlio. Entrambi hanno fantasmi che ne tormentano le notti, e qualche volta diventano reali. Come quando Mauro scopre dall’insegnante che suo figlio Giovanni è assente da scuola da una settimana.
È una sorta di perdita dell’innocenza, un atto di consapevolezza da cui parte un viaggio multiplo dentro di sé e dentro l’altro. Alla ricerca degli aspetti funzionali e disfunzionali delle relazioni tra generazioni.

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