• martedì , 17 settembre 2019

Per un’erotica dell’ insegnamento

a cura di Enrica Bienna

L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Massimo Recalcati, Einaudi 2014.

Del libro  “L’ora di lezione“  si sente parlare molto in questi giorni: il suo autore, Massimo Recalcati,  professore e   psicanalista  lacaniano  di successo, è  ormai non solo un autore presente nelle librerie di molti lettori, ma è anche un volto noto  agli italiani  per i suoi  recenti interventi  su riviste di varia natura, in trasmissioni televisive ,   in convegni, festival filosofici ,  che contribuiscono a portare alla ribalta  i problemi della  scuola, la sua crisi istituzionale, la necessità di un cambiamento.

Alle persone di scuola fa piacere che il  mondo della cultura  si muova  per affrontare quella che  ormai evidentemente viene percepita    come un’emergenza sociale (la crisi del discorso educativo e il necessario rilancio della scuola pubblica) e accogliamo con interesse il contributo che viene dal particolare ambito della psicanalisi lacaniana (il libro è intrigante, a cominciare dal  sottotitolo!), specialmente se servirà a suscitare un   confronto tra  chiavi  di lettura diverse,  utile a nutrire il dibattito sulla “buona scuola”  e a svegliare  una  società civile spesso dormiente.  Indispensabile il dibattito, perché in mancanza di questo, e nell’attuale disorientamento generale, il rischio di un  intervento  specialistico e qualificato come quello di Recalcati,  ma certamente parziale nel punto di vista e nelle soluzioni offerte al problema , è quello di essere immediatamente assunto,  una volta entrato negli ingranaggi della  comunicazione di massa, con  valore di verità indiscussa e investito di un significato salvifico: ecco,  è qui che sta il problema della scuola!

La tesi da cui parte l’autore è esplicitata sin nelle prime pagine dell’ introduzione: “La tesi principale di questo libro è che quel che resta della Scuola è la funzione insostituibile dell’insegnante. Questa funzione è quella di aprire il soggetto alla cultura come luogo di “umanizzazione della vita”, è quella di rendere possibile l’incontro con la dimensione erotica del sapere (dove per “umanizzazione alla vita” si intende il processo educativo- l’espressione è mutuata da  Françoise  Dolto- e  per  “dimensione erotica del sapere” si intende  l’apertura al sapere come passione, il desiderio del sapere, la scoperta di nuovi mondi, che solo  la passione di un bravo maestro  può suscitare).  “..il vero cuore della scuola è fatto di ore di lezione che possono essere avventure, incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Perché quello che resta della scuola, nel tempo della sua evaporazione, è la bellezza dell’ora di lezione”.

Per dimostrarlo,  l’autore  ricorre alle  forme di analisi , al codice e agli strumenti del suo mestiere,  giungendo    solo alla fine del discorso  a  chiamare in causa la memoria delle  sue  più incisive esperienze personali,    e soprattutto l’incontro che gli ha cambiato la vita, quello con la bella  e brava insegnante Giulia ( nell’ultimo capitolo del libro: L’Incontro), così che tutto il testo  sembra  quasi svilupparsi  come la costruzione teorica finalizzata a spiegare il valore esemplare di quell’incontro.

Se lo scenario che abbiamo davanti è quello di una scuola  smarrita, a rischio di estinzione, e se è in crisi il processo stesso di “educazione”, lo dobbiamo all’agire  su di essa di  “complessi” diversi: così lo psicanalista interpreta le trasformazioni che ha subito la scuola nei decenni passati .

Dalla scuola dominata dal “complesso di Edipo”, la scuola fondata sull’autorità del padre  e della  forza della tradizione, nella quale  sull’insegnante si proiettava il Padre e la Legge e  nella quale era  inscritta la edipica ribellione dei figli ai padri (una scuola  – dice l’autore – che chiedeva acquiescenza e  privava gli studenti di qualunque senso critico),  si è passati, dopo aver  superato le contestazioni del  ‘68 e del ’77,  alla scuola-Narciso, dove il singolo,   perso nella propria immagine,  alla ricerca del soddisfacimento immediato dei propri bisogni,  intollerante di ostacoli e limiti, punta direttamente al successo, senza sforzi personali,  senza confronti. Questa , sostiene l’autore, è la scuola di oggi, che nella perdita sostanziale dei ruoli simbolici e delle distanze tra le generazioni (Narcisi i genitori, Narcisi i figli) vede cadere  l’alleanza tra genitori e maestri, vede chiudersi in una solitudine sconfinata la figura dei maestri,  assiste alla perdita del valore della “parola” e del nesso tra parola e realtà.

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