La Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione si presenta
Istituita con il Decreto Legislativo 30 giugno 2022, n. 75, nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione e in attuazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la SAFI rappresenta una delle più recenti e significative innovazioni nel panorama formativo italiano, ponendosi l’obiettivo di garantire un aggiornamento continuo, qualificato e strutturato per il personale dirigente e tecnico-amministrativo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nonché per i dirigenti scolastici e il personale scolastico ad alto profilo professionale. Proponiamo l’intervista congiunta rilasciata il 15 aprile 2026 in esclusiva per “Scuola e Amministrazione” dal Presidente e dalla Direttrice Generale.
Prof. Giuseppe Bertagna
Docente universitario e pedagogista di rilievo nel panorama educativo italiano, il Prof. Bertagna presiede la SAFI, guidandone le strategie formative e scientifiche.
Dott.ssa Antonietta D’Amato
Con una consolidata esperienza nella dirigenza amministrativa del Ministero, la Dott.ssa D’Amato dirige la Segreteria Tecnica della SAFI, coordinando le attività operative e gestionali.
1. QUALI SONO GLI OBIETTIVI PRINCIPALI CHE LA SAFI SI PROPONE DI RAGGIUNGERE NEL BREVE E NEL LUNGO TERMINE?
La SAFI rappresenta il presidio unitario nazionale della qualità della formazione in servizio di tutto il personale scolastico. Ha funzioni di promozione, coordinamento e indirizzo della formazione, con l’obiettivo di implementare un sistema di sviluppo professionale continuo, in conformità con gli standard europei di qualità uniformi a livello nazionale, al fine di migliorare i risultati di apprendimento delle studentesse e degli studenti.
Per quanto riguarda i docenti, la SAFI è chiamata per norma a fornire indirizzi per una formazione specialistica, pedagogica e didattica che, insieme a una conoscenza approfondita delle discipline e degli ambiti di competenza dell’insegnamento, consenta di affrontare efficacemente e in modo integrato i cambiamenti del nostro tempo e le loro ricadute sui processi di apprendimento degli studenti con una didattica di alta qualità e con una organizzazione innovativa ed efficace delle attività scolastiche.
Essa promuove e supporta la qualità dell’offerta formativa mediante una rinnovata attenzione al coordinamento tra formazione iniziale, in ingresso, continua e incentivata e al loro reciproco feedback per lo sviluppo professionale del personale docente.
Con riferimento alla formazione iniziale dei docenti, erogata tramite un percorso universitario e accademico, la SAFI indica e aggiorna le esigenze di tali percorsi formativi. Può svolgere anche visite in loco a campione nel corso della prova finale dei percorsi di formazione iniziale, collaborando con ANVUR nell’attività di monitoraggio e di valutazione periodica, finalizzata all’accreditamento periodico dei suddetti corsi con riguardo specifico alla verifica la permanenza dei requisiti di accreditamento iniziale dei percorsi e la coerenza delle prove finali con il Profilo del docente abilitato di cui all’allegato A del Dpcm 4 agosto 2023.
Deve, inoltre, assicurare una formazione di qualità per i dirigenti scolastici e il personale ATA in una visione integrata e unitaria di sistema al fine di coniugare una didattica di qualità dei docenti nell’ambito di un assetto organizzativo- gestionale efficiente, flessibile e pronto a gestire dinamiche e prospettive nuove di sviluppo.
Con riferimento alla formazione continua di tutto il personale scolastico, da un lato, sono svolte attività di analisi e monitoraggio dei fabbisogni formativi attraverso l’implementazione dei Quadri di riferimento delle competenze del personale scolastico, dall’altro, è sostenuta un’azione di costante relazione cooperativa e di coprogettazione con le istituzioni scolastiche, al fine di promuovere la partecipazione alla formazione, alla ricerca educativa e alla sperimentazione nelle istituzioni medesime, in un’ottica di valorizzazione a livello nazionale di buone pratiche innovative.
In questo ambito la SAFI adotta le Linee triennali di indirizzo sui contenuti della formazione del personale scolastico, in cui vengono definiti annualmente i temi della formazione di tutto il personale scolastico alla luce dell’indirizzo politico e dei bisogni emersi dai singoli contesti anche di rilievo internazionale.
Inoltre, la SAFI ha la responsabilità di rivisitare tutto il sistema di accreditamento degli enti che erogano formazione, anche attraverso monitoraggi periodici sotto il profilo della qualità.
Al fine di indirizzare lo sviluppo delle attività formative del personale scolastico, la SAFI promuove, altresì, la stipula delle convenzioni con le università, con le istituzioni AFAM e con soggetti pubblici e privati, fornitori di servizi certificati di formazione, su temi di rilievo per elevati standard di qualità uniformi su tutto il territorio nazionale.
2. IN CHE MODO LA SAFI INTENDE INNOVARE I METODI TRADIZIONALI DI FORMAZIONE DEI DOCENTI?
Da ricerche, studi ed indagini a livello internazionale emerge come sia assolutamente rilevante sviluppare una cultura formativa sempre più personalizzata e attagliata ai ruoli e ai contesti specifici. In questa ottica, il nuovo sistema di formazione di qualità dei docenti che si intende sviluppare è basato su due pilastri fondamentali:
- la formazione offerta da enti istituzionali (università, ministero, istituzioni scolastiche singole o in rete), accreditati o qualificati deve corrispondere ai fabbisogni emersi, da prioritizzare grazie alla datificazione che scaturisce dalla compilazione autovalutativa dei Quadri di riferimento delle competenze del personale scolastico;
- proprio per questo e al fine di promuovere standard di qualità sull’intero territorio nazionale, i percorsi di formazione sono progettati, pianificati, offerti, attuati, monitorati e valutati seguendo gli step indicati nella Scheda A progetto formativo, allegata alle Linee di indirizzo sui contenuti della formazione del personale scolastico.
Grazie all’utilizzo informatizzato dei Quadri di riferimento delle competenze del personale scolastico da parte delle istituzioni scolastiche, sarà possibile avere, come dato aggregato, il complesso dei fabbisogni formativi del personale scolastico, e quindi anche dei docenti, emersi dal processo di autovalutazione a livello nazionale e di scuola. In questo modo la formazione dovrà essere proposta tenendo in debita considerazione le priorità formative derivate dai processi di autovalutazione dei docenti tramite i Quadri di riferimento. I Quadri di riferimento diventerebbero, quindi, strumenti di qualificazione dell’offerta formativa complessiva, che dovrebbe essere strettamente collegata agli ambiti di competenza più critici a livello di contesto scolastico e di sistema.
3. CHE RUOLO SVOLGE IL COMITATO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE ALL’INTERNO DELLA SAFI?
Il Comitato scientifico internazionale all’interno della SAFI ha un ruolo propositivo e consultivo. Esso fornisce orientamenti nelle attività della SAFI ed esprime pareri.
Nello specifico, su richiesta del Presidente, il Comitato scientifico internazionale può:
- realizzare mappature dettagliate e analisi comparative delle migliori pratiche internazionali in specifici ambiti della formazione del personale scolastico (es. formazione iniziale, sviluppo professionale continuo, leadership educativa, inclusione, didattica digitale).
- formulare proposte concrete e dettagliate per l’adeguamento delle attività formative italiane, specificando le modifiche da apportare a programmi, metodologie, strumenti e governance, basandosi sull’evidenza emersa dalle analisi comparative.
- identificare aree strategiche per l’innovazione e lo sviluppo della formazione del personale scolastico che necessitano di decisioni a livello deliberativo.
- monitorare le tendenze emergenti e le innovazioni nel campo della formazione del personale scolastico a livello internazionale.
- identificare istituzioni ed enti di altri paesi con cui avviare collaborazioni e scambi di buone pratiche nel campo della formazione del personale scolastico.
- promuovere la partecipazione della SAFI a progetti e iniziative europee e internazionali nel settore della formazione.
4. COME VIENE STRUTTURATA OPERATIVAMENTE LA COLLABORAZIONE TRA LA SAFI E ALTRE ISTITUZIONI EDUCATIVE O DI RICERCA, SIA A LIVELLO NAZIONALE CHE INTERNAZIONALE?
In via preliminare va evidenziato come il Comitato d’indirizzo SAFI, con compiti di programmazione generale dell’attività, ha come componenti i Presidenti dell’INDIRE e dell’INVALSI. La SAFI, inoltre, si avvale dei suddetti enti di ricerca nello svolgimento delle sue attività istituzionali.
A livello nazionale, la SAFI collabora, con riguardo ai percorsi di formazione iniziale, con l’ANVUR nel trasmettere a quest’ultima i dati, per ogni centro di ateneo, relativi al tasso di superamento del concorso e dell’anno di prova da parte degli studenti abilitati, ai fini dell’accreditamento periodico. Inoltre, la SAFI si impegna a rendere disponibili i dati relativi agli abilitati in ogni ateneo, specificando il relativo tasso di successo nei concorsi nazionali indetti dal MIM. Inoltre, collabora sempre con l’ANVUR nell’ambito dell’attività di monitoraggio e di valutazione periodica, almeno quinquennale, finalizzata all’accreditamento periodico dei percorsi di formazione iniziale per la verifica della permanenza dei requisiti di accreditamento iniziale dei percorsi e la coerenza della prova finale tramite visite in loco a campione effettuate da esperti esterni.
In generale l’idea è di favorire nel tempo la collaborazione tra la SAFI e le altre istituzioni educative o di ricerca, sia a livello nazionale che internazionale, in modo da promuovere lo scambio di conoscenze, la condivisione di esperienze e lo sviluppo di progetti congiunti.
A livello nazionale la SAFI può promuovere la stipula di accordi di collaborazione con università, istituti di ricerca, scuole e altre organizzazioni educative per la realizzazione di progetti di formazione, ricerca o sviluppo. La SAFI può proporre l’adesione a reti e consorzi nazionali che coinvolgono diverse istituzioni educative e di ricerca, al fine di condividere competenze, risorse e progetti. Infine, può organizzare eventi e seminari in collaborazione con altre istituzioni, per favorire la diffusione di nuove conoscenze e il dibattito sulle tematiche educative di maggior rilievo.
A livello internazionale, la SAFI può partecipare a progetti finanziati da istituzioni europee o internazionali, in collaborazione con altre scuole di formazione, università e istituti di ricerca. Può, altresì, collaborare con organizzazioni internazionali che si occupano di formazione e ricerca educativa, per partecipare a progetti e iniziative internazionali.
5. È CONCRETAMENTE POSSIBILE CHE I DOCENTI IN SERVIZIO/DI RUOLO SI RIMETTANO IN GIOCO ATTRAVERSO FORME INNOVATIVE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE? ATTRAVERSO QUALI STRUMENTI?
La precondizione per una risposta positiva è certamente una formazione iniziale che rispetti nella sostanza (e non solo nelle forme) il dettato normativo disposto con il Dpcm 4 agosto 2023. È proprio a questo livello che chi intende esercitare la funzione docente è chiamato a capire e ad esperire sul piano scientifico quanto conti in questa professione la disponibilità a mettere sempre in discussione criticamente il proprio agire, a confrontarlo con i colleghi depositari di “buone pratiche” e a riformularlo in maniera creativa in base al monitoraggio di processo dell’insegnamento e alla valutazione dei risultati di apprendimento degli studenti, per definizione non solo unici, nel senso di differenti l’uno dall’altro, ma anche depositari di un’unicità non statica, ma dinamica, che evolve, si modifica, sorprende nel tempo.
In una società in continua trasformazione e soggetta a stimoli sempre nuovi e sempre più diversificati, diventa poi importante che, nei percorsi formativi in servizio mirati allo sviluppo di competenze professionali specifiche richieste dal contesto scolastico e dalle nuove sfide educative, non ci si limiti alle tradizionali “lezioni”, ma le si interpreti semmai come continui e solidali rimandi tra teoria e pratica, conoscenza e azione, riflessione ed esperienza, introspezione e interazione, responsabilità diretta e corresponsabilità relazionale da networking.
In questo senso, i corsi di formazione dovranno pian pano dare sempre maggiore spazio alla formazione auto-orientativa, con momenti di natura laboratoriale, per favorire lo sviluppo di attività di tutoraggio, accompagnamento e orientamento allo sviluppo delle competenze.
In questa ottica grande valore formativo hanno le comunità di pratica online e offline e le azioni di visiting per permettere lo scambio di idee, esperienze e buone pratiche, favorendo l’apprendimento collaborativo. Grande sviluppo negli ultimi anni sta avendo il peer coaching e il mentoring che, tramite l’osservazione reciproca tra colleghi e l’affiancamento di docenti esperti, consentono di avere feedback costruttivi e garantire supporto personalizzato. Un ruolo fondamentale per la messa in pratica delle competenze acquisite sono i laboratori e workshop pratici, come attività hands-on che permettono di sperimentare nuove metodologie e strumenti didattici in un ambiente protetto. Un ruolo sempre più rilevante dovrebbero avere i progetti di ricerca-azione concreti all’interno della propria scuola per permettere di sperimentare e valutare l’efficacia di nuove strategie didattiche.
6. COME SI CONCILIANO LE NECESSITÀ DI INNALZARE GLI STANDARD DI QUALITÀ DELL’INSEGNAMENTO E LA NECESSITÀ DI RENDERLI UNIFORMI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, CON IL RISPETTO DEI PRINCIPI DEL PLURALISMO E DELL’AUTONOMIA DIDATTICA DEL DOCENTE?
La SAFI, nell’ottica del progressivo innalzamento degli standard qualitativi della formazione del personale scolastico, coordina la struttura del sistema di formazione per la valorizzazione delle professionalità del personale scolastico, ma protagoniste sono e restano le istituzioni scolastiche.
In coerenza con i principi dell’autonomia delle istituzioni scolastiche la SAFI procede a individuare i contenuti della formazione continua del personale scolastico guardando all’istituzione scolastica come comunità educante in cui ogni figura professionale compartecipa, nell’ambito della propria specifica sfera di competenza, al benessere organizzativo e al successo formativo e scolastico delle studentesse e degli studenti. La SAFI, in pieno raccordo con le istituzioni scolastiche e anche attraverso il rafforzamento delle reti territoriali, sostiene un’azione di costante relazione cooperativa e di coprogettazione per la promozione della partecipazione dei docenti alla formazione e alla ricerca educativa nelle medesime istituzioni. Al fine di implementare una politica efficace della formazione, che sviluppi azioni inclusive di tutti i soggetti coinvolti sulla base del principio di sussidiarietà, diventa fondamentale far evolvere le priorità individuate a livello centrale, con adattamenti ai singoli contesti territoriali e alle caratterizzazioni delle singole istituzioni scolastiche, rafforzando il sistema della governance della formazione in servizio del personale scolastico.
Per l’elaborazione delle strategie di sviluppo dell’attività di formazione, la SAFI intende coinvolgere i principali soggetti che influenzano o sono influenzati dalle politiche e dalle azioni dei processi formativi, al fine di lavorare non per la scuola, né tantomeno sulla scuola e sui suoi diversi operatori, ma solo e soltanto con la scuola, con tutti i suoi operatori, in uno scambio reciprocamente vantaggioso, favorendo forme flessibili e aperte di pluralismo e stili decisionali consensuali proprio per sprigionare al massimo le responsabilità, il dinamismo e le potenzialità culturali originali di ciascun attore. L’idea è di ricavare le priorità d’azione a livello centrale, tenendo sempre conto delle realtà dinamiche del territorio, dei suoi vari livelli e delle differenti situazioni di contesto. Lo scopo è dare a tutto il personale la possibilità di formarsi tenendo conto delle proprie inclinazioni, dei fabbisogni specifici in relazione al contesto di riferimento in cui ognuno ha operato ed opera, supportato da una azione di orientamento strategico guidata dal dirigente scolastico.
In base al nuovo assetto normativo, alla SAFI compete definire, in una visione unitaria di sistema, le linee di indirizzo per la gestione e il monitoraggio di tutti i processi di formazione, al fine di strutturare e avviare, a partire dal prossimo anno scolastico, un modello organizzativo di qualità della formazione. Alle istituzioni scolastiche autonome, quali centri di ricerca e di sperimentazione, competono, invece, tutti compiti di definizione dell’intero processo formativo in cui sono direttamente coinvolte e di cui tutto il personale deve essere protagonista, attraverso gli organi collegiali, (dalla diagnosi dei fabbisogni all’identificazione degli obiettivi formativi, dalla definizione dei metodi e dei contenuti al controllo e alla verifica dei risultati) in una dimensione comunitaria della formazione e dello sviluppo professionale del personale.
In questo modo, nel tempo, saranno rafforzate le competenze professionali attraverso un modello costruito sempre più su misura finalizzato alla crescita della singola comunità scolastica o della rete di istituzioni scolastiche, con esigenze e prospettive di sviluppo significativamente diversificate, ancorché sempre unificate dal quadro delle richieste professionali definite dalla normativa anche contrattuale, anche prevedendo moduli formativi che coinvolgono, se ritenuto opportuno dalle istituzioni scolastiche autonome, tutto il personale scolastico.
7. IN CHE MODO LA SAFI MONITORA E VALUTA L’EFFICACIA DEI PROGRAMMI FORMATIVI GIÀ IN ESSERE E GIÀ OFFERTI AL PERSONALE SCOLASTICO ITALIANO?
Per monitorare e valutare l’efficacia dei programmi formativi già in essere e offerti, la SAFI nel tempo adotterà diverse strategie e differenti strumenti in ambiti diversificati.
La SAFI effettua un’analisi a campione dei piani formativi predisposti dalle istituzioni scolastiche (o comunque offerti ai docenti da enti istituzionali, accreditati e qualificati), al fine di assicurare loro un supporto metodologico per garantire nel tempo un livello di qualità uniforme della formazione su tutto il territorio nazionale, in un’ottica di miglioramento continuo e condiviso, per far evolvere le priorità identificate al centro, tenendo sempre conto delle realtà della periferia, dei suoi vari livelli e delle differenti situazioni di contesto, in attuazione del principio di sussidiarietà.
L’utilizzo informatizzato dei Quadri di riferimento permetterà di conoscere gli elementi di forza del personale scolastico su cui sviluppare politiche di ulteriore implementazione e crescita, oltre che individuare punti di debolezza e di criticità su cui intervenire in modo mirato per adeguare lo sviluppo professionale del personale scolastico alle migliori esperienze nazionali e internazionali. L’analisi delle competenze a livello di sistema può evidenziare aree in cui sono necessarie ulteriori ricerche e sperimentazioni per migliorare l’efficacia dell’insegnamento e dell’apprendimento. I Quadri di riferimento possono facilitare con i dati di policy il confronto con standard internazionali, identificando buone pratiche e aree di miglioramento. L’identificazione delle competenze chiave può guidare lo sviluppo di risorse e strumenti per il supporto professionale. L’evoluzione delle competenze del personale scolastico nel tempo potrebbe anche essere utilizzata come indicatore dell’efficacia delle politiche di formazione e sviluppo professionale implementate.
Anche la raccolta di Buone Pratiche delle istituzioni scolastiche su ambiti di maggior rilievo permetterà di monitorare e al tempo stesso valorizzare azioni formative efficaci, assicurando un’adeguata disseminazione delle stesse in ambito nazionale, con attenzione a progetti formativi che includono sempre azioni di monitoraggio e di verifica e di valutazione dei risultati.
Inoltre, nell’ambito della bozza delle nuove linee di accreditamento degli enti deputati alla formazione, il sistema delle verifiche e monitoraggio periodico degli enti è stato reso punto cruciale del sistema, prevedendo:
- un rapporto annuale e un cruscotto statistico relativo alla qualità delle attività formative erogate al personale scolastico, tenendo conto anche delle modalità di erogazione della formazione, se essa è rispettosa degli step posti dalla Scheda progetto formativo, con attenzione specifica alle azioni di monitoraggio periodico e di valutazione;
- un rapporto annuale di sintesi sulle principali caratteristiche degli enti oggetto di parere, sulle principali criticità riscontrate, con eventuali proposte di modifica delle procedure attivate al fine di poter migliorare l’efficacia della formazione erogata, anche in termini di qualità e uniformità a livello nazionale, tenendo in considerazione i nuovi criteri di accesso all’accreditamento con riferimento nello specifico, superata la fase transitoria, anche al requisito della capacità tecnico-professionale.
Pertanto, il monitoraggio è l’elemento centrale dell’azione operativa della SAFI in quanto permette di conoscere il sistema di formazione nel suo complesso con i suoi punti di forza e di debolezza con l’obiettivo di indirizzare nel tempo verso una formazione di alta qualità e che risponda efficacemente alle esigenze del sistema educativo.
8.RISPETTO ALL’ATTIVITÀ CHE SAFI SI APPRESTA A SVOLGERE, PUÒ CONDIVIDERE CON NOI ALCUNI ESEMPI DI “BEST PRACTICES” A LIVELLO INTERNAZIONALE?
La funzione di indirizzare, coordinare e monitorare la formazione del personale scolastico è una caratteristica comune dei sistemi educativi in tutto il mondo. Sebbene le strutture specifiche e i nomi degli enti coinvolti varino, l’obiettivo fondamentale di sviluppare le competenze del personale scolastico è una priorità globale. Anche le organizzazioni internazionali svolgono un ruolo vitale nella condivisione delle migliori pratiche e nel supporto agli sforzi nazionali in questo settore.
Con riferimento alla formazione del personale scolastico, non esiste un modello unico di “best practice”, esistono alcuni elementi distintivi e approcci considerati efficaci dai vari esempi nazionali.
Nella formazione iniziale dei docenti, alcuni paesi (come la Germania con i tirocini precoci) e modelli (come quello “simultaneo”) cercano di integrare l’esperienza pratica nelle scuole fin dalle prime fasi della formazione universitaria. Questo permette ai futuri insegnanti di confrontarsi concretamente con la realtà della classe.
In molti paesi, il tirocinio è una parte essenziale della formazione iniziale, spesso con una durata significativa (ad esempio, il “servizio preparatorio” in Germania). La presenza di mentor esperti (come in Inghilterra e Germania) e la valutazione strutturata del lavoro pratico sono elementi chiave per una formazione efficace.
In Germania la formazione è gestita a livello dei Länder (Ministeri dell’Istruzione dei singoli stati federati), che definiscono i curricula e le modalità di formazione. Esistono anche istituti di formazione degli insegnanti a livello regionale (Studienseminare) che erogano formazione in linea con le indicazioni fornite a livello di Lander.
In Inghilterra il Department for Education (DfE) definisce le politiche in Inghilterra. Diverse organizzazioni e consorzi (come i Teaching Schools) sono coinvolti nella formazione iniziale e continua. Le Teaching Schools (ora Hubs) sono progettate per essere all’avanguardia nello sviluppo e nella formazione degli insegnanti in Inghilterra. Colmano il divario tra teoria e pratica, garantendo che insegnanti e dirigenti ricevano una formazione di alta qualità, basata sulla scuola e uno sviluppo professionale continuo pertinente alle esigenze della classe e del sistema educativo più ampio. Sono un meccanismo cruciale per garantire una forza lavoro docente ben qualificata e in continuo miglioramento. L’Inghilterra con il modello “School Direct” evidenzia un approccio in cui le scuole sono direttamente coinvolte nella selezione e formazione dei futuri insegnanti, adattando la formazione alle proprie esigenze e facilitando potenzialmente l’inserimento lavorativo.
Il modello finlandese pone un forte accento su una formazione degli insegnanti basata sulla ricerca e sullo sviluppo di competenze pedagogiche approfondite. Questa integrazione tra mondo accademico e pratica mira a formare professionisti riflessivi e capaci di innovare. La Finlandia adotta un processo di selezione molto selettivo per l’accesso ai corsi di formazione. Pur avendo un sistema di formazione iniziale molto rigoroso, la Finlandia pone l’accento sul diritto degli insegnanti alla formazione continua e spesso prevede piani di sviluppo professionale a livello scolastico e individuale.
In diversi modelli (come in Finlandia e, in parte, in Francia con le Inspè collegate alle università), si osserva una collaborazione strutturata tra le istituzioni accademiche e le scuole per garantire una formazione più completa e pertinente. Ad esempio, in Francia il Ministère de l’Éducation Nationale et de la Jeunesse ha la responsabilità a livello nazionale. Le Inspé sono centri universitari dedicati alla formazione, all’aggiornamento e alla ricerca nel campo dell’educazione, con l’obiettivo di garantire la qualità del personale docente e del sistema educativo nel suo complesso. Esse svolgono un ruolo chiave nella formazione iniziale e continua.
In Irlanda, la scuola di formazione del personale scolastico, principalmente attraverso il Teaching Council, garantisce la qualità e la professionalità del corpo docente irlandese lungo tutto il suo percorso di carriera attraverso la registrazione e regolamentazione degli insegnanti (stabilendo standard e requisiti), accreditamento e monitoraggio dei programmi di formazione iniziale degli insegnanti, proposte di sviluppo professionale continuo (CPD) per gli insegnanti in servizio, promozione della professione docente e dei suoi standard etici.
L’Erasmus+ Teacher Academies, come iniziativa europea, finanzia partenariati per sviluppare strategie e programmi innovativi per la formazione iniziale e continua degli insegnanti, promuovendo lo scambio di buone pratiche a livello europeo.
A livello internazionale, Singapore ha investito fortemente nella formazione e nello sviluppo professionale continuo degli insegnanti, con un sistema strutturato di opportunità di apprendimento e avanzamento di carriera. L’Academy of Singapore Teachers (AST) è l’istituzione nazionale di riferimento per lo sviluppo professionale continuo (CPD) degli insegnanti a Singapore. Il suo ruolo principale è quello di elevare la professionalità e l’eccellenza dell’insegnamento nel paese, attraverso la promozione di una cultura dell’apprendimento tra pari e della collaborazione tra gli insegnanti, facilitando la creazione di reti professionali e comunità di pratica, sostenendo la leadership degli insegnanti, promuovendo la ricerca e l’innovazione pedagogica, incoraggiando gli insegnanti a esplorare nuove metodologie e a riflettere sulla propria pratica, stabilendo standard professionali e un codice etico per la professione docente.
Gli organismi provinciali di regolamentazione degli insegnanti del Canada (ad es., l’Ontario College of Teachers), sebbene principalmente focalizzati sulla certificazione e sugli standard professionali, svolgono anche un ruolo nel guidare l’apprendimento professionale. Sono previsti standard professionali elevati e un programma di sviluppo professionale continuo obbligatorio per mantenere la certificazione.
L’Australian Institute for Teaching and School Leadership (AITSL) in Australia stabilisce gli standard professionali nazionali per insegnanti e dirigenti scolastici e fornisce risorse per il loro sviluppo. Infine, l’Education Council della Nuova Zelanda è responsabile del reclutamento degli insegnanti, degli standard professionali e dello sviluppo della leadership.
9. COME SI FA AD ANTICIPARE QUELLE CHE SARANNO LE ESIGENZE EMERGENTI DEL PERSONALE SCOLASTICO, AL FINE DI POTER DARE UNA RISPOSTA TEMPESTIVA ED EFFICACE?
In un mondo in continua evoluzione, la formazione gioca un ruolo fondamentale nel determinare le possibilità di realizzazione e successo delle nuove generazioni.
Per anticipare le esigenze emergenti del personale scolastico bisogna assicurare un’azione di coordinamento integrata e continuativa con le istituzioni scolastiche e con l’analisi dei loro fabbisogni formativi. Grazie ai cruscotti di sintesi basati su dati macroaggregati con riferimento ai Quadri di riferimento delle competenze del personale scolastico sarà possibile creare un vero e proprio sistema di datificazione da cui desumere con evidenze empiriche esigenze e necessità formative.
Le azioni di monitoraggio nella sua visione pluridimensionale, come in precedenza descritte, potranno assicurare nel tempo l’acquisizione di dati e informazioni che permettono di fornire indirizzi di formazione tempestivi ed efficaci.
La collaborazione strutturata con enti di ricerca e università e altri organismi internazionali operanti nel settore permetterà di creare nel tempo un sistema di formazione all’avanguardia, attento al presente e proiettato nel futuro per sviluppare competenze emergenti e nuove, per rafforzare aspetti innovativi e per anticipare bisogni e necessità.
Una collaborazione strutturata con le università e i centri di ateneo per i percorsi di formazione iniziale permetterà di censire le novità della ricerca sui temi della formazione sia in ambito nazionale che internazionale. Fondamentale sarà creare una interlocuzione qualitativa e quantitativa di sistema con i vari stakeholders con attenzione particolare agli enti di formazione che, a vario titolo, su presupposti giuridici anche profondamente diversi, hanno erogato e organizzato la formazione del personale scolastico. Essi compartecipano all’attuazione di percorsi formativi funzionali alla crescita professionale del personale scolastico e sono importanti conoscitori e rilevatori di esigenze e necessità.
Cruciale sarà tener conto anche delle sensibilità dei sindacati che rappresentano il mondo della scuola in tutte le sue multiformi dimensioni professionali. e sono attenti nella definizione delle politiche contrattuali sulla formazione e nella elaborazione di documenti di natura strategica.
10. LA AI, LE AULE IMMERSIVE, GLI OLOGRAMMI, IL METAVERSO, I ROBOT SOCIALI SONO TUTTI STRUMENTI INNOVATIVI CHE POSSONO SUPPORTARE IL DOCENTE NELLA DIDATTICA. QUALI INVECE SONO I FONDAMENTALI DELL’INSEGNARE E DELL’APPRENDERE?
La didattica del futuro non può prescindere dall’integrazione delle nuove tecnologie, che offrono strumenti innovativi e stimolanti per migliorare il processo di insegnamento e apprendimento. La realtà aumentata (RA), gli ologrammi, i robot sociali, il metaverso e l’intelligenza artificiale sono solo alcune delle innovazioni che stanno rivoluzionando l’ambiente scolastico, con aule immersive e interattive a disposizione di studenti e docenti. In particolare sarà importante che ogni docente cresca e, a mano a mano, con adeguate interazioni, corregga il proprio Alleato Digitale reso possibile dall’AI, così che la “macchina” possa lavorare, quando interrogata, su tutti i dati e i problemi da lui incontrati nella sua crescita professionale.
Tuttavia, accanto a queste risorse tecnologiche, è fondamentale riconoscere e valorizzare i pilastri essenziali che da sempre caratterizzano il processo educativo: la relazione educativa, la conoscenza disciplinare e la progettazione didattica inclusiva. Il docente, infatti, continua ad essere la figura chiave nella formazione degli studenti, indipendentemente dal grado scolastico in cui opera. I fondamenti dell’insegnare e dell’apprendere si basano sulla condivisione di competenze che spaziano dal dominio culturale e disciplinare, alla didattica, all’etica professionale, fino all’organizzazione e gestione della comunità educativa. Tali competenze sono imprescindibili e si articolano in funzione delle specificità dei diversi livelli scolastici, ma sono sempre finalizzate al successo formativo degli studenti e alla valorizzazione dei loro talenti. In questo contesto, la tecnologia non sostituisce l’insegnante, ma diventa uno strumento che amplifica le sue possibilità didattiche, creando ambienti di apprendimento più coinvolgenti e personalizzati. La vera innovazione nel campo della didattica non risiede solo nell’utilizzo di strumenti tecnologici, ma nella capacità di unire la dimensione umana dell’insegnamento con quella tecnologica. L’approccio interdisciplinare, che è alla base di molte tecnologie moderne come la RA e l’IA, si integra perfettamente con l’area culturale-disciplinare della professionalità docente. Questo implica non solo una solida conoscenza delle discipline, ma anche la capacità di rendere tali conoscenze accessibili e significative per gli studenti, attraverso metodologie didattiche innovative che rispondano ai bisogni specifici di ciascun alunno. L’obiettivo è che ogni studente possa essere accompagnato nella costruzione del proprio sapere e della propria identità personale, sociale e culturale. Le strategie didattiche e metodologiche devono, dunque, essere inclusive e basate sulla progettazione formativa, con particolare attenzione all’ascolto e al feedback, per stimolare una crescita cognitiva e emotiva che tenga conto delle diversità individuali. La didattica non è solo trasmissione di contenuti, ma anche cura delle relazioni educative, dove l’aspetto umano e affettivo diventa fondamentale per il successo del processo di apprendimento. Inoltre, l’aspetto organizzativo e istituzionale è cruciale. La scuola non è solo un luogo di insegnamento, ma una comunità in cui il docente deve essere in grado di collaborare con colleghi, genitori e altre istituzioni per creare un ambiente che favorisca il successo formativo di tutti gli studenti. In questo contesto, la consapevolezza delle dinamiche professionali e istituzionali permette di costruire un sistema educativo coeso, che si sviluppa all’interno di un piano strategico condiviso da tutti gli attori coinvolti nel processo educativo.

