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L’arte e la scrittura vivente di Tomaso Binga in mostra a Bari

Attraverso trentotto opere, dai cartoni dell’Alfabetiere murale ai colori dinamici di Biographic, si snoda un percorso di libera creatività pulsante

di Antonio G. Lupo

La carica innovativa dell’artista Bianca Pucciarelli Menna (Salerno, 1931), tra gli esponenti principali del linguaggio e della poesia verbo-visiva, comincia con la scelta del suo nome d’arte. Adottato fin dal ’71 contro una cultura dalle origini patriarcali che privilegia il genere maschile nel mondo dell’arte, il suo pseudonimo attesta un omaggio al pioniere delle avanguardie parolibere, Filippo Tommaso Marinetti (Tomaso), accostato al suo nome d’infanzia: Binga.

L’inversione di senso e il ribaltamento dei ruoli socialmente imposti, al di là dei luoghi comuni, caratterizzano tutta la sua ricerca estetica e la sua “diversità” poetica, come delineato nel percorso della mostra intitolata SEGNI DI/VERSI IN/VERSI; la rassegna è accompagnata da una video-proiezione estrapolata dal Meeting on Art della Biennale di Venezia.

L’evento barese ripercorre alcune tappe della sua cinquantennale attività, durante la quale si è impegnata nel campo delle possibili combinazioni fonetiche, lessicali e semantiche della parola, desemantizzandola verso una scrittura “silenziosa”, per approdare, in seguito, agli esiti della poesia concreta e, infine, ai segni grafici della scrittura vivente.

All’aspetto fonetico della lettera, della parola o del verso sono inizialmente legate le sue creative sperimentazioni di molteplici codici linguistici, destrutturati per rigenerare e ricostruire attraverso foto, collage, stampe, oggetti.

Del periodo dei Polistiroli (1974), ad esempio, viene esposta una piccola scatola a forma di parallelepipedo, a significare un sarcofago contenente immagini di un manufatto d’oro e di un bastone di potere, che rinviano allo splendore della cultura precolombiana, deprivata dai conquistadores. Sul coperchio è visivamente richiamato, con allusioni simboliche, uno dei famosi Tagli di Lucio Fontana.

Tra le opere di qualche anno dopo, accompagnate dalle sue dirompenti performance, risalta il dittico fotografico Spose diverse, nel quale l’annuncio Oggi sposi, trasformatosi in Oggi spose, fa riflettere in modo trasgressivo sui ruoli di genere e sulla loro alterazione sdoppiata: è lei stessa a impersonare sia la sposa in abito bianco che lo sposo con completo scuro, il suo alter ego.

Un’altra sua significativa azione performativa è quella in cui utilizza fotografie del suo corpo nudo in grandi cartoni, contrassegnati dalle lettere dell’alfabeto, con l’intento di dare forma esplicita, attraverso la gestualità plastica delle pose allineate, ai segni grafici di un abecedario scolastico (Alfabetiere Murale).

In occasione della performance Io sono carta da parati, finalizzata a mettere in risalto il ruolo subalterno ed esteriore del genere femminile, giunge poi a indossare in modo “decorativo” la carta da parati nel contesto delle stanze rivestite allo stesso modo.

Dopo le esperienze realizzate con tecniche fotografiche o collage, tra le quali Basta solo un the, sintomatiche della sua continua ricerca di nuovi strumenti espressivi, sono le composizioni geometriche dei Dattilocodici, ottenute con sovrapposizioni di lettere dattilografate su fogli normali o su carta riciclata.

Su fogli di carta da parati si stagliano invece le immagini degli anni Ottanta del ciclo Biographic: il dipinto K, il dipinto Y, astrazioni dai colori vibranti.

Dalla scrittura illeggibile e priva di significato all’abecedario “fisico”, dai collage alle ingrandite lettere delle più recenti composizioni, dagli oggetti di scena al nonsense, si snoda in modo ironico e autoironico il suo provocatorio itinerario poetico, attento alla denuncia di problematiche sociali.

Attraverso opere caratterizzate da uno stile grafico e fotografico sempre provocatorio e da una sperimentazione di versi che vanno oltre il convenzionale del linguaggio lineare-conformistico, Tomaso Binga rimane un’artista di straordinaria energia vitale, alla costante ricerca di originalità espressiva.

La mostra, allestita da Anna Maria Panareo e curata da Salvatore Luperto, rimane aperta fino al 5 aprile 2025.

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