Riformare gli ordinamenti scolastici – Ipotesi a confronto
di Antonio Santoro
1. Costruire il sistema integrato 0-6 e rafforzare la scuola dell’infanzia
* Luciano Benadusi e Vittorio Campione
– Riconoscere alle famiglie il diritto di usufruire a domanda di servizi qualificati fin dalla nascita dei loro figli.
– Considerare la proposta dell’anticipo dell’obbligo scolastico all’età di 3 anni, per generalizzare la gratuità della frequenza della scuola dell’infanzia e al fine di dotare la scuola stessa di maggiori risorse per lo sviluppo della qualità e il tempo pieno.
* Giunio Luzzatto
Piena condivisione della proposta di ingresso di tutti alla scuola dell’infanzia, all’età di 3 anni: per superare differenze derivanti dalla situazione sociale e per meglio promuovere lo sviluppo delle potenzialità di ciascun bambino.
* Giuseppe Bertagna
Obiettivo da perseguire: generalizzazione dei servizi educativi 0-6.
* Massimo Baldacci
Osservazione:
“… ritengo che dal punto di vista istituzionale la scuola dell’infanzia debba fare essenzialmente sistema con la scuola primaria, e quindi essere considerata come ‘prima vera scuola’. E non come un mero servizio socio-educativo. Questo […] vuol dire che la scuola dell’infanzia, come la scuola primaria, deve essere pensata e organizzata secondo <un’ottica curricolare>, capace di renderla prima scuola del cittadino, e quindi di provvedere a ridurre precocemente gli scarti culturali presenti nella popolazione infantile, in ragione dei diversi ambienti di sviluppo dei bambini”.
2. Riordinamento della scuola di base (il primo ciclo degli studi)
* Luciano Benadusi e Vittorio Campione
Come in vari paesi europei, dalla Svezia alla Finlandia ed al Regno Unito, sarebbe utile istituire una scuola di base comprensiva della stessa durata dell’obbligo che, nel caso della sua anticipazione per ricomprendere la scuola dell’infanzia, sarebbe di 13 anni.
Articolazione interna del percorso – Si formulano tre ipotesi:
A) Ipotesi innovativa: il ciclo unico di base
“Sei sub-cicli: A1. i 3 anni della scuola dell’infanzia; A2. i primi 2 anni dell’attuale primaria; A3. i secondi 2 anni; A4. il quinto anno insieme al primo dell’attuale secondaria inferiore (insegnanti: docenti della scuola primaria con specifiche competenze + docenti della secondaria di primo grado); A5. l’attuale secondo e terzo anno della secondaria inferiore; A6. il primo biennio della secondaria superiore”.
Pregi dell’ipotesi: “potrebbe rafforzare il curricolo verticale e addolcire le attuali transizioni fra i cicli interessati dall’obbligo scolastico, in particolare quella fra primaria e secondaria che […] è la più critica”.
B) Ipotesi intermedia: 3 + 5 + 5
“Ai 3 anni di scuola dell’infanzia ed ai 5 anni della primaria ne seguirebbero 5 di scuola secondaria inferiore, dove potrebbero insegnare sia gli attuali docenti delle medie sia gli attuali docenti delle superiori”.
Pregi: “sia pure in misura minore, gli stessi della ipotesi A e conferire un maggiore respiro curricolare all’attuale scuola media che sembra soffrire di eccessivo addensamento”.
C) Ipotesi continuista: 3 + 5 + 3 + 2
Pregi: evitare gli shock di cambiamenti strutturali che coinvolgano in qualche misura anche gli status istituzionali degli insegnanti.
* Alessandro Cavalli
“Tra le soluzioni proposte la mia preferenza va alla più innovativa che prevede, dopo il triennio della scuola materna, […] cicli biennali di cui il terzo a cavallo tra l’attuale primaria e la secondaria di primo grado. E’ evidente che è proprio questo ciclo intermedio la vera innovazione, ma anche il vero problema in termini di identificazione del tipo di insegnanti adatti e delle loro competenze.
Anche nella formazione degli insegnanti bisognerà tener conto dei compiti di un passaggio più graduale tra primaria e secondaria.
L’inerzia dell’esistente è sempre molto forte e quindi non sarà facile vincere le resistenze…”.
* Massimo Baldacci
“Una riforma ordinamentale (della scuola di base) dovrebbe essere l’occasione per reintrodurre, almeno nel secondo ciclo della scuola primaria, un’articolazione curricolare differenziata per grandi ambiti disciplinari, almeno due: quello linguistico-storico-artistico (o umanistico) e quello matematico-scientifico-tecnologico (scientifico). Tra l’altro, questo non richiederebbe necessariamente un aggravio di spesa. Basterebbe avere un modulo di due insegnanti su due classi parallele: uno insegna l’ambito umanistico, l’altro l’ambito scientifico.
La formazione universitaria dei docenti di primaria potrebbe allora prevedere un indirizzo umanistico e un indirizzo scientifico (a partire da una base pluridisciplinare), rendendo così la loro formazione culturale più solida. In questo modo, le competenze d’uscita dei bambini potrebbero ancora migliorare e gli scarti ridursi; mentre, la discontinuità con la scuola media si attenuerebbe”.
* Giuseppe Bertagna
Articolazione del primo ciclo degli studi in 4 bienni.
3. La scuola secondaria superiore (il secondo ciclo degli studi)
* Luciano Benadusi e Vittorio Campione
Tutti i percorsi della scuola secondaria superiore avrebbero la durata di 3 anni. Grazie alla posposizione del tracking i percorsi potrebbero partire più decisamente differenziati e meglio raccordarsi con i successivi studi.
* Giuseppe Bertagna
Secondo ciclo degli studi: articolato in 2 bienni.
Caratteristiche, comuni, del 1° e del 2° ciclo degli studi:
– “Alla fine di ogni biennio i ragazzi dovrebbero essere valutati oltre che dai loro docenti per il passaggio a quello successivo, anche con opportune prove nazionali e internazionali esterne…”.
– “Per valorizzare con flessibilità i talenti e le eccellenze personali, il piano degli studi dei sei bienni si dovrebbe organizzare attorno a:
a) attività essenziali per tutti (italiano, storia-geografia, Stem, inglese, più la trasversalità del digitale);
b) attività opzionali valutate allo stesso modo delle precedenti all’interno e all’esterno delle istituzioni scolastiche;
c) attività facoltative gestite dalle scuole e valutate dalle scuole e solo a campione all’esterno”.
– “Tutte queste attività si potenziano al bisogno attraverso i LARSA (Laboratori per l’Approfondimento, il Recupero e lo Sviluppo degli Apprendimenti), sull’intero anno scolastico […] ad intensità variabili a seconda delle diagnosi dei docenti e delle esigenze degli studenti e delle famiglie. Ai giovani […] va assicurata la possibilità di recuperare le proprie carenze così come di sviluppare i propri talenti fino all’eccellenza”.
Giorgio Allulli: una voce dissonante
“… non mi ritrovo sull’idea di tornare a discutere la questione degli ordinamenti scolastici […], perché non credo che il problema risieda nei cattivi ordinamenti della scuola italiana, ma piuttosto nella totale incapacità di gestione strategica e di governance della scuola, ed è su questo aspetto che a mio avviso andrebbe concentrata l’attenzione […].
Gestione strategica significa avere una cognizione precisa e dettagliata dell’andamento del sistema nei suoi vari aspetti (risultati scolastici, impatto sul mondo del lavoro, passaggi tra sistemi, dispersione, continuità didattica, ecc. ecc.) e nelle sue varie componenti territoriali, definire obiettivi concreti di sviluppo con il coinvolgimento dei diversi stakeholders, monitorare l’attuazione delle diverse iniziative e valutare i risultati, riformulare l’intervento sulla base dei risultati conseguiti; insomma un percorso fortemente diverso dalla consuetudine vigente di emanare provvedimenti per tamponare le emergenze o per rispondere a qualche sollecitazione estemporanea, smentendoli qualche mese dopo, senza aver effettuato nessuna verifica seria del loro impatto. La gestione strategica richiede policy makers in grado di traguardare obiettivi a medio-lunga scadenza resistendo alle pressioni delle lobbies, amministratori accorti, in grado di gestire puntualmente il sistema nelle sue varie componenti, ed il coinvolgimento di molteplici stakeholders. Se manca una visione d’insieme di governo del sistema, ogni iniziativa è destinata a rimanere appesa al filo della precarietà e della provvisorietà.
[…] la costruzione di una governance di sistema non si realizza in un giorno. Occorre inoltre tener presente che il ‘come’ è forse ancora più importante del ‘cosa’, Tuttavia, come diceva Lao Tse, <ogni lungo viaggio comincia con un piccolo passo: tutto sta che vada nella direzione giusta>”.
Nota
Le ipotesi/proposte di riforma sono state riportate, il più delle volte testualmente, da:
1. Luciano Benadusi e Vittorio Campione, Ripensare gli ordinamenti scolastici e in particolare la secondaria, Scuola democratica, n. 1/2020;
2. Giuseppe Bertagna, Per una scuola dell’inclusione, Ed. Studium, Roma 2022;
3. Massimo Baldacci, La scuola la fanno gli insegnanti? Sì, ma anche gli ordinamenti, Scuola democratica, n. 2/2020;
4. Alessandro Cavalli, Una scuola di base comprehensive dove convivano cooperazione e competizione, Scuola democratica, cit.;
5. Giunio Luzzatto, Una riforma organica del sistema scolastico che si fondi su flessibilità e gradualità, Scuola democratica, cit.;
6. Giorgio Allulli, Ma il problema è la governance, Scuola democratica, cit..

