• domenica , 18 agosto 2019

Teatro civile contro la mafia

La Sicilia di Falcone e la Milano di Zia Severina

a cura di Vincenzo Sardelli

(docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

Il teatro e la mafia. Raccontare una pagina di criminalità per simboli ed evocazioni. Oppure narrarla di sbieco, attraverso l’umana vicenda di una donna anziana che subisce una sequela di ricatti. Se in Giovanni Falcone, violentazione di una terra Comteatro evoca in gli eccessi cruenti di Cosa Nostra negli anni Novanta, in Zia Severina è in piedi Carolina De La Calle Casanova apre invece uno squarcio nella coltre d’invisibilità che caratterizza la mafia nella Milano dei nostri tempi.
Il Sud e il Nord. Le donne come protagoniste. La malinconica e la solitudine di chi prova a lottare contro una mentalità retrograda e omertosa, che è il vero brodo di coltura della malavita organizzata. Spesso non si può scegliere, e si è costretti a obbedire alle regole del sistema.
In Giovanni Falcone, violentazione di una terra, Comteatro, storica compagnia di Corsico (MI) diretta dal brindisino Claudio Orlandini, racconta una Sicilia senza santi né eroi. Lo spettacolo evoca le atmosfere di una Sicilia di luce e mare, impregnata del profumo dei gelsomini e degli aranceti. Una terra solare, gioiosa, bizzarra. La Sicilia dei lenzuoli bianchi, una volta simboli di morte (ricoprivano i cadaveri dei morti ammazzati per strada), ora simboli di protesta, vessilli di chi non si arrende. La Sicilia delle conchiglie e delle panelle, dei pupi, dei carretti; dei fili visibili e invisibili che stravolgono la vita delle persone.

comteatro
Terra luminosa e amorfa la Sicilia. Sorridente, straniante. Ma anche nera, depredata, infetta, che emana odore di tritolo, di sangue e di cenere.
Il riscatto può essere avviato dalle donne, che abitano la scena e la vivono come bambine, spose promesse, mogli e madri di uomini che giocano la morte tutti i giorni. Visi trasfigurati, pelle scottata dal sole, le donne esercitano una memoria viva. La loro capacità di riflessione aiuta a smascherare il codice ipocrita e l’indottrinamento della mafia. Con la loro umanità di madri livide, le donne possono promuovere una mentalità d’antagonismo, capace di disinnescare odio e morte.
Lo spettacolo, che unisce emozione e intelligenza, danza convulsa e gesti solenni, esprime una libertà graffiante.
Orlandini trova una via suggestiva alla propria consueta vena surreale, lontana sia dal grottesco, sia dall’intellettualismo.
I ritmi si cadenzano su una meditazione malinconica. Lo spettatore incontra le quattro attrici (Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Chantal Masserey, Paola Casella), avvolte in un’aura flou che le rende fantasmi prigionieri di un’esistenza improbabile.

zia severina
Sullo sfondo, Falcone eroe suo malgrado. Più che idealismo e spirito di sacrificio, lo animava il senso del dovere. Aveva un concetto etico del suo ruolo all’interno di una società democratica.

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