• martedì , 22 Ottobre 2019

Un piano triennale di formazione

di Rita Bortone

Parti di questo contributo utilizzano articoli che, già pubblicati su questa rivista, risultano oggi di particolare attualità ai fini della realizzazione di una ipotetica buona scuola.

La lunga storia della formazione degli insegnanti
Sarebbe troppo lungo elencare le colpe e le scelte centrali che in decenni di trasformazioni sociali e di riforme non fatte o mal fatte hanno trasformato i docenti (la categoria dei docenti) da intellettuali in manovali, da avanguardie dei movimenti sociali e culturali in esecutori di mediocri progetti.
Sarebbe troppo lungo anche elencare gli errori di chi, nelle periferie dell’autonomia scolastica, ha dimenticato, tra le responsabilità dirigenziali, quella relativa alla qualificazione permanente del personale, e con grave miopia gestionale non ha saputo o voluto vedere la imprescindibilità di una diffusa professionalità docente ai fini della qualità degli esiti formativi in contesti sociali via via più complessi e di fronte a bisogni di innovazione via via più pressanti.
Sarebbe infine troppo lungo analizzare l’insuffi-cienza e la demagogia delle politiche sindacali che non hanno mai posto la formazione delle professionalità (di base e in servizio) quale condizione centrale e fondante di ogni rivendicazione possibile e quale nodo essenziale intorno a cui promuovere e combattere le battaglie.
Quale che sia la storia della professionalità do-cente, oggi comunque, di fronte alle incalzanti innovazioni normative, di fronte alle richieste sempre più complesse della comunità nazionale e internazionale, e di fronte alla recente prospettiva di obbligatorietà della formazione, aperta dalla buona scuola dell’attuale governo, siamo qui a domandarci sul senso e sui modi del Piano annuale di formazione, finora troppo spesso vissuto come documento marginale da inserire nel Pof, complemento dell’offerta formativa, più che suo motore fondante e imprescindibile.

Un piano annuale o triennale?
Sappiamo che il disegno di legge in via di appro-vazione alla Camera prevede un Piano dell’offerta formativa non più annuale, ma triennale. Ed è cosa molto utile per uscire dalle secche di una progettazione che, vuoi per quanto riguarda la gestione degli organici, vuoi per quanto riguarda l’offerta formativa , vuoi per quanto riguarda la ricognizione e l’impiego delle risorse, ha bisogno di respiri più lunghi e di visioni e proiezioni di lungo termine.
Sappiamo anche che lo stesso disegno di legge prevede, coerentemente con quanto affermato ne La buona scuola, la obbligatorietà della formazione in servizio e l’assegnazione, agli insegnanti, di un bonus per i loro bisogni formativi, da soddisfare anche privatamente.

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