Il Grande Giorno: quattro ragazzi alla conquista di un sogno
A metà tra documentario e narrazione filmica. Per raccontare il segreto della felicità
di Vincenzo Sardelli
VADO A SCUOLA: IL GRANDE GIORNO
Età consigliata: dagli 8 anni.
Regia: Pascal Plisson
Sceneggiatura: Pascal Plisson
Montaggio: Sylvie Lager,Perrine Bekaert
Musiche: Krishna Levy
Produzione: Ladybirds Films
Distribuzione: Academy Two
Francia 2015, data uscita:13 ottobre 2016, durata 86 min (Documentario)
Un film corale. Quattro ragazzi che vivono ai quattro angoli del pianeta. Un obiettivo comune: realizzare il sogno della propria vita.
Nidhi, 15 anni, è una ragazza indiana proveniente da una famiglia povera. Nel suo Paese non mancano drammi come quello delle spose bambine, non è rara la misoginia, e i paria sono ancora reietti della religione e degli uomini. Nidhi non può permettersi una scuola prestigiosa, ma è intenzionata a diventare ingegnera. Studia quando i coetanei sono davanti alla tv e le compagne aspirano a un matrimonio fortunato. Nidhi trova una via d’uscita. Si iscrive a “Super 30” concorso gratuito per ragazzi poco abbienti, lo supera e ha la possibilità di accedere al Politecnico.
Albert, 11 anni, vive per le strade di Cuba. Taciturno e sensibile, ha una passione per la boxe. Non ama studiare, ma a scuola s’impegna per recuperare tutte le insufficienze. Un buon rendimento scolastico è la condizione per continuare gli allenamenti. Il suo allenatore lo sfida, lo mette continuamente alla prova. Infine lo porta alle selezioni per l’Accademia di sport e studio dell’Avana. Grazie all’incoraggiamento dell’amico Roberto e a un impegno che non viene mai meno, Albert vince sul ring ed entra nell’Accademia.
Delgermurun è un’undicenne mongola esile e delicata, educata e rispettosa. Prova a conciliare lo studio e il proprio sogno di diventare contorsionista al circo. A 6 anni rimane affascinata da un’esibizione vista in tv e convince i genitori a iniziare. È instancabile. Anche lei è impegnata in allenamenti intensi. Dopo un anno di lavoro duro può svolgere un provino per la prestigiosa scuola di circo di Singapore. Dovrà essere all’altezza di concorrenti preparatissime. Soprattutto, dovrà tenere a bada l’emozione.
Tom, 19 anni, aspira a diventare ranger nella sua Uganda. Nel parco nazionale Queen Elizabeth è un tirocinante alla scuola Wildlife Authority. Adora il suo Paese e ne ama la natura. Per questo segue attentamente ogni lezione e dà il meglio di sé per superare la prova finale. Raggiungere il suo obiettivo è per lui motivo di orgoglio. Potrà essere autonomo, e contribuire al sostentamento della sua famiglia.
Due anni dopo Vado a scuola (2013) il regista documentarista parigino Pascal Plisson continua la personale celebrazione del mondo giovanile con Vado a scuola: il Grande Giorno, film del 2015 giunto in Italia lo scorso ottobre.
Il film è un mix di poesia, narrazione e documentario. Insegna che la fatica e la costanza, supportati da speranza ed entusiasmo, sono indispensabili per raggiungere il successo. Che qui non coincide con la celebrità e il denaro, ma è la possibilità di realizzare al meglio la propria essenza profonda, l’espressione più pura della propria personalità.
Ognuno di questi ragazzi affronta un cammino di maturità: intende migliorare se stesso e la società con impegno, devozione e responsabilità. Non è il talento a predominare, ma il senso d’abnegazione, unito al rispetto constante verso i genitori. Nidhi, Albert, Delgermurun e Tom procedono passo dopo passo, con umiltà. Non sono immuni da momenti di scoramento. Devono anche affrontare difficoltà personali o familiari comuni ai loro coetanei. Sanno rialzarsi tutte le volte che cadono. Sono autentici e fieri. Sono umili. Si mettono al servizio degli altri e del proprio obiettivo senza fare di quest’ultimo un padrone. Nel loro successo non c’è ombra di superbia.
Le storie sono raccontate con montaggio in parallelo, assecondando il climax delle vicende. In fondo si tratta di un’unica storia attraverso volti, corpi, situazioni differenti.
La musica è sottofondo delicato e rassicurante per l’azione scenica dei protagonisti. Le parole finali dei loro genitori sono più un segno di gratitudine al destino che sintomo d’orgoglio e autocompiacimento.
PERCHE’ LO CONSIGLIAMO
Il film nell’insieme è un inno alle piccole cose che rendono la vita memorabile. Invita non tanto a cogliere l’attimo, quanto a programmare con sacrificio e perseveranza. Tornano valide le parole di Bauman: per sfuggire alla trappola del consumismo e del denaro fine a se stesso, occorre essere «protagonisti dell’arte della vita», «porsi obiettivi difficili». «Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato».
Le paure, il coraggio e la fede dei protagonisti (nessuno di loro è attore, ognuno interpreta se stesso) sono restituite allo spettatore attraverso una struttura documentaristica. Seguiamo i ragazzi dal risveglio ai pasti in famiglia, fino agli allenamenti e ai momenti di riflessione.
Questo film è un insegnamento e uno stimolo per chi non riconosce le opportunità che gli sono concesse. Per chi dà tutto per scontato e non rivolge alla scuola la dovuta attenzione.
I protagonisti del film hanno avuto accesso all’istruzione, alla formazione e alle infrastrutture per realizzare i loro sogni. Sono fortunati. Oggi nel mondo:
- 61 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione;
- 71 milioni di adolescenti non frequentano la scuola secondaria;
- 621 milioni di giovani in tutto il mondo sono senza occupazione (non vanno né a scuola, né alla ricerca di un posto di lavoro);
- Milioni di bambini vivono per strada o sono costretti a lavorare. Sono discriminati a causa del loro status sociale, di genere, o a causa di una menomazione o perché fanno parte di una minoranza linguistica o etnica. Tra i giovani senza lavoro, senza competenze né formazione, la maggior parte sono ragazze. È fondamentale per la lotta contro l’emarginazione incrementare le infrastrutture educative, sportive e culturali in luoghi remoti. Questo è uno degli obiettivi chiave dello sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite per i prossimi anni, ed è specificamente mirato nei confronti delle popolazioni più fragili ed emarginate.
In Io vado a scuola: il grande giorno due ragazzi e due ragazze si propongono una sfida: rincorrere il proprio sogno. Comprendono che basta un solo giorno per rivoluzionare tutte le aspettative.
Il film è anche un viaggio dentro la geografia e l’antropologia di Paesi lontanissimi dal nostro. Esploriamo la vita quotidiana di quattro famiglie molto diverse. Ma la capacità di sognare ed emozionarsi, in fondo, è sempre la stessa.

