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“Codice primitivo” di Paola Maritati: l’atteso secondo volume della poetessa salentina

Sabato 11 aprile 2026 alle ore 18.30, presso la Biblioteca Provinciale “N. Bernardini” di Lecce (Piazzetta Carducci), si terrà la prima presentazione di Codice primitivo, la nuova raccolta poetica di Paola Maritati, cinquantatreesimo volume della collana di poesia di Musicaos Editore. Il libro, proposto al Premio Strega Poesia 2026, giunge a tre anni dalla pubblicazione dell’esordio dell’autrice, Lingua volgare. All’incontro dialogherà con la poetessa il critico Luciano Pagano; la serata sarà anche luogo di incontro e dialogo musicale tra i versi di Maritati e la musica di Gradus Compagnia Musicale, con i musicisti Gaetano Fidanza, Fabrizio Nuzzo e Carolina Cezza.

Con il suo libro d’esordio Lingua volgare (Musicaos, 2023) la poetessa Paola Maritati si era già fatta notare nell’asfittico panorama della poesia italiana contemporanea per la profondità d’animo, l’energia espressiva, oltre a una notevole inventiva e densità semantica. Queste prime liriche suscitano nel lettore un’ammirata meraviglia ma, a tratti, anche uno spaesamento disturbante, amplificato dal ritmo rocambolesco e volutamente impervio, che alterna il registro aulico a soluzioni lessicali brusche.

Anche il titolo dell’opera suggerisce lo studio accanito dell’Autrice sulla Lingua, che è “volgare” sia perché talvolta triviale, sia perché vuole rievocare il senso di una neo-lingua, un po’ come l’italiano delle origini medievali. Una modernità che si manifesta plasticamente nell’uso degli hashtag a corredo delle poesie, che a volte forniscono una chiave di lettura per orientarsi tra i versi, altre volte disorientano completamente il lettore. Altri elementi cruciali della poetica di Maritati sono: la sua religiosità archetipica, che non si fonda su dogmi ma su una spiritualità profonda, originaria e universale, quasi pre-razionale e mitica; l’alternanza di filastrocche e rime disincantate con soluzioni poetiche più ermetiche e “contemporanee”; un tono sempre sospeso tra sacro e profano, tra ironia tagliente e sarcasmo saccente, tra sentimenti primordiali e riferimenti iperattuali.

La seconda, attesissima raccolta, Codice primitivo, conferma e approfondisce questa poetica. Per Gian Carlo Lisi, sull’International Web Post, i versi di Maritati «si muovono tra riflessione esistenziale e gioco metaforico, dove la poesia abbandona qualsiasi linearità narrativa e preferisce il paradosso, il non-senso apparente, la riflessione surreale». Secondo Mario Nanni, «la libertà intellettuale, la libertà interiore — espressa in modo provocatorio e irriverente — appare come l’anima ispiratrice della poetica di questa poetessa».

È Luciano Pagano, però, a offrire forse la lettura più articolata e suggestiva del volume. Secondo il critico, la poesia di Maritati «si muove in una zona indecifrabile ai più — oramai per lontananza — e a lei chiarissima, dove la verità di ciò che accade e il mondo costituiscono una cosa sola». Un codice di indagine, prosegue Pagano, che «racconta con ricercata e affilata spontaneità ciò di cui siamo fatti, con le emozioni, i gesti, le paure; un codice che è regola connaturata al nostro essere, un programma che diviene dialogo e non trattiene nulla delle convenzioni». Nella raccolta ci sono «i rapporti quotidiani che transitano attraverso il potere e la poesia che transita attraverso i corpi, gli umori che suscitano reazioni controllate e desideri irrazionali»; una verità poetica che «suggerisce che ogni testo, per essere vero, deve erompere come manifesto».

La poesia di Maritati diviene così, nelle parole di Pagano, «una riappropriazione del proprio codice originario, sorgivo, naturale, originale, primitivo, senza che qualcuno scriva per noi le istruzioni del sentire e dell’agire». Il risultato è che «il “codice primitivo” diviene un gesto di hackeraggio poetico, virus controcorrente che risale al “quore” del culto di un “Io” posticcio, che si crede intelligente perché accetta di essere artificiale». Una visione che culmina in un’immagine potente: «se la religiosità e il mistero divengono atto poetico di riconoscimento e ricongiungimento, Codice primitivo è il vaticinio del presente raccolto nell’antro di una sibilla elettrica».

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