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Cura e management nelle Istituzioni scolastiche

di Vincenzo Campisi

Il volto davanti a me mi chiama, mi implora.

Emmanuel Lévinas

La «Cura», mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa avesse fatto, interviene Giove. La «Cura» lo prega di infondere lo spirito a quello che aveva formato. Giove acconsente volentieri. Ma quando la «Cura» pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva formato, Giove glielo proibì e pretendeva che fosse imposto il proprio. Mentre la «Cura» e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato formato fosse imposto il proprio nome, perché gli aveva dato una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò loro la seguente equa decisione: «Tu, Giove, poiché hai dato lo spirito, alla morte riceverai lo spirito; tu, Terra, poiché hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fintanto che esso vivrà lo possieda la Cura. Poiché però la controversia riguarda il suo nome, si chiami homo poiché è fatto di humus (Terra)»1.

La favola Cura di Igino, citata da Heidegger in Essere e tempo, invita a riflettere sulla cifra distintiva dell’essere umano: prendersi cura dell’altro. L’altro è una voce che chiede ascolto, come suggerisce la citazione in epigrafe: lo sguardo dell’altro pone in posizione di responsabilità incondizionata nei suoi confronti.

Numerosi studi hanno ormai dimostrato quanto la cura contribuisca a migliorare il rendimento nel mondo del lavoro2; in ambito scolastico, a livello dirigenziale, può declinarsi in diversi ambiti e, in particolare, nella predisposizione di attività formative che prevengano lo smarrimento dell’essenza progettuale della vita: in una società in cui la tecnologia può appiattire l’individuo-studente a consumatore, eliminando il pensiero critico, diventa essenziale predisporre attività educativo-didattiche ad alto impatto formativo, incentrate sull’insegnamento dell’Educazione civica, i cui esiti devono prontamente essere rendicontati.

Da un’attenta lettura dei decreti che, in atto, disciplinano la valutazione dei dirigenti scolastici3, emerge l’enfasi posta sul senso deontico4 dell’ostensione dei risultati raggiunti dai discenti di un’Istituzione scolastica.

Ai sensi dell’art. 25 del D.lgs. 165/2001, il Capo d’Istituto, infatti, è responsabile dei risultati del servizio, intesi come qualità dei processi formativi e successo educativo degli studenti. Risultati che è compito precipuo del dirigente non solo pubblicare in sede di rendicontazione sociale, ma soprattutto renderli usabili5 e dicibili per gli stakeholder.

Al fine di chiarire che cosa intendiamo con ‘dicibile’, è opportuno far riferimento alla Prefazione del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein:

Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

Il filosofo viennese allude al divieto di dire ciò che sta oltre il dicibile (metafisica, etica, estetica), poiché non è descrivibile logicamente. Se una questione non è oggettivabile, dunque, è preferibile il silenzio.

In ambito scolastico, è lecito chiedersi: si può ‘dire’ dei risultati degli studenti, posto che sono il frutto di un groviglio di emozioni, predisposizioni, weltanschauung, way of life personalissime di ciascun discente? È dicibile questo groviglio? È falsificabile6?

Secondo il legislatore sì, infatti, la valutazione dei dirigenti tiene conto dei risultati delle studentesse e degli studenti: se spetta ai docenti la valutazione dei discenti, spetta al dirigente garantire un’organizzazione scolastica funzionale ad un efficace processo di insegnamento-apprendimento.

Il dirigente, nella sua veste di leader educativo, è, infatti, promotore dell’effettivo ricorso a metodologie didattiche innovative e di provata efficacia, quali, ad esempio:

  • spacing effect
  • peer tutoring
  • flipped classroom
  • coperative learning
  • learning by doing
  • tinkering
  • storytelling

Compito del dirigente, in questa prospettiva, è predisporre un piano di formazione continua dei docenti, volta a far comprendere il valore pedagogico-didattico di metodologie incentrate sulle evidenze che emergono dalle neuroscienze:

  • far ricorso a brevi sessioni di studio distribuite nel tempo, piuttosto che una singola sessione lunga;
  • ritornare sui contenuti in forme diverse con varie metodologie (attivando così maggiormente i circuiti cognitivi);
  • far percepire agli alunni l’errore come spazio di apprendimento che permette di ristrutturare le rappresentazioni mentali e costruire strategie più efficaci (i voti, specie se tempestivi, saranno vissuti come occasioni per migliorare);
  • esplicitare il valore dei contenuti (si apprende maggiormente se si capisce che qualcosa è utile);
  • predisporre momenti di Role-Playing o circle time che stimolano la consapevolezza delle proprie emozioni che sono amplificatori cognitivi: la gioia fa produrre neurotrasmettitori che facilitano l’apprendimento, la paura no;
  • promuovere una manipolazione attiva del sapere o delle idee, come con il debate: solo ciò che viene compreso, interpretato e riutilizzato trova spazio nelle struttura stabili della memoria.

La cura di tutti e di ciascuno, a livello manageriale, pertanto, promana dalla dicibilità, dall’usabilità e dalla falsificabilità del valore formativo delle iniziative didattiche messe in campo e rendicontate.

Riferimenti normativi

Decreto ministeriale di adozione del Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei Dirigenti scolastici (D.M. 47/2025).

Decreto interdipartimentale concernente la definizione degli obiettivi per la valutazione dei risultati dei Dirigenti scolastici per il prossimo anno scolastico (D.I. 2276/2025).

Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione (D.P.R. 80/2013).

Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche (D.lgs. 165/2001)

Riferimenti bibliografici

Raffaella Briani e Sandra Scicolone, Guida alla valutazione dei dirigenti scolastici, Guerini e Associati, Milano, 2026.

Martin Heidegger, Essere e tempo (1927), tr. it. Longanesi, Milano, 2019.

Karl R. Popper, Logica della scoperta scientifica, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2010.

Riccarda Zezza, Cura, FrancoAngeli, Milano, 2025.

1 Cfr M. Heidegger (2019, p. 241).

2 Sui risvolti positivi della cura in ambito lavorativo e, soprattutto, manageriale, vedi R. Zezza (2025).

3 Per un’analisi dettagliata di predetti decreti, citati nei riferimenti normativi, si rimanda a Briani e Scicolone (2026).

4 Per senso deontico si intende ciò che si deve, si può o non si deve fare in base a un contesto normativo.

5 La norma ISO 9241-11 ” Ergonomics of human-system interaction – Guidance on usability” definisce l’usabilità come il grado in cui un prodotto può essere usato da specifici utenti per raggiungere specifici obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d’uso. Per approfondire il concetto di usabilità, si rimanda a Jakob Nielsen, Usability Engineering, Morgan Kaufmann Pub, 1993.

6 Cfr Karl R. Popper (2010).

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