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Come cambiare l’indirizzo di studi?

A quali condizioni si può cambiare Istituto scolastico e indirizzo di studi, dopo aver concluso il primo anno della Scuola secondaria superiore?

Abstract

Il quesito riguarda gli studenti che stiano frequentando la classe prima di un istituto di istruzione secondaria di secondo grado e che intendano cambiare indirizzo di studi nel prossimo anno scolastico. Dopo lo scrutinio finale, dovranno sostenere un esame integrativo per cambiare indirizzo di studi?

Il quesito riguarda gli studenti che stiano frequentando la classe prima di un istituto di istruzione secondaria di secondo grado e che intendano cambiare indirizzo di studi nel prossimo anno scolastico.

Se, in sede di scrutinio finale, tali studenti saranno dichiarati ammessi alla classe successiva, potranno chiedere di essere iscritti alla seconda classe di un altro indirizzo di studi, senza sostenere esami integrativi, ma sottoponendosi semplicemente ad un colloquio presso la nuova scuola.

 Alle ore 10.30 di martedì, 28 gennaio 2021, un cordiale genitore si è presentato presso la segreteria dell’unico liceo classico paritario della sua città di residenza, per chiedere se il Dirigente potesse concedere al timido figlioletto che lo accompagnava la possibilità d’ essere ammesso a frequentare la II classe ginnasiale dal successivo 1° settembre 2021. 

Il giovanetto aveva fra le mani la sua pagella, rilasciata non da un altro liceo classico, ma dall’istituto tecnico industriale della stessa città, nel quale stava frequentando, con buon profitto, la 1^ classe del corso di liceo scientifico delle scienze applicate.

Qualche lettore troverà un po’ strano che in un istituto dell’ordine tecnico sia stato autorizzato un corso di liceo scientifico, tenendo conto che l’ordinamento dei licei è stato disciplinato, il 15 marzo 2010, da un regolamento ben diverso da quello che contiene le linee-guida per il funzionamento degli istituti tecnici. Nulla di strano ci sarebbe stato se nella città alla quale ci si riferisce non esistessero licei, ma soltanto istituti tecnici. Ma la realtà è ben diversa, perché nella città in cui risiede il genitore che ha proposto il quesito esistono ben cinque licei: due classici, due scientifici ed un quinto, delle scienze umane; un fondamentale principio di coerenza logica avrebbe suggerito di istituire in uno dei due licei scientifici l’indirizzo delle scienze applicate. A volte, la realpolitik consente delle poco innocenti licenze.

Ispirava molta tenerezza al Dirigente lo sguardo, tra lo smarrito ed il candidamente fiducioso, del giovanetto; era uno sguardo che sembrava imploragli una risposta ben diversa da quella che lo stesso studentino aveva ottenuto il giorno precedente, quando, sempre accompagnato dal padre, aveva chiesto l’iscrizione alla seconda classe del più rinomato liceo classico statale della stessa cittadina. Infatti, il rigoroso Dirigente di quella scuola, ossequioso come è bene che siano tutti i funzionari dello Stato, aveva espresso qualche riserva sulla opportunità del cambio di indirizzo di studi in quanto, a suo giudizio, non  sarebbe stato facile affrontare serenamente il percorso curricolare del secondo anno d’un ginnasio – peraltro, tanto rinomato in città per il suo orientamento selettivo, non meno di quanto lo fosse il collegio inglese di Eton – per un giovanetto che l’anno precedente aveva frequentato un istituto scolastico, il cui piano di studi escludeva le discipline caratterizzanti del latino e del greco.

Tuttavia, la deludente risposta del Dirigente scolastico non aveva troncato ogni speranza del genitore di poter trovare il modo affinché il figliolo potesse cambiare indirizzo di studi. All’accigliato padre, infatti, quell’aspirazione non sembrava affatto pretestuosa perché, nel corso dell’anno scolastico precedente, aveva avvertito che, man mano che si impegnava nel corso di studi del liceo scientifico delle scienze applicate, il figliolo manifestava un progressivo affievolimento di interesse per le discipline matematico-scientifiche ed una diversa, crescente propensione per la cultura letteraria.

Non si può escludere che quella progressiva caduta di interesse per lo studio della matematica e delle scienze potesse essere stata indotta dalla predilezione che il giovanetto aveva sempre dimostrato per le modalità di apprendimento che impegnano la serena acquisizione mnemonica, piuttosto che la comprensione delle rigorose argomentazioni deduttive. 

Infatti, gli insegnanti delle prime classi degli istituti del secondo ciclo del sistema dell’istruzione sanno molto bene che, se non si hanno buone capacità di concentrazione su un determinato argomento, difficilmente si possono ottenere accettabili risultati nell’ apprendimento delle discipline logico-matematiche e scientifiche.

Lo sapevano bene anche i consiglieri di Luigi Berlinguer, i quali, già nel 1999, suggerirono al Ministro sardo della P.I.  di concedere una via di salvezza ai giovani diplomati di scuola media, i quali, al pari del giovanetto cui si riferisce il quesito, nel corso del primo anno degli studi superiori, si fossero accorti di avere scelto un ordine scolastico non del tutto confacente alle loro inclinazioni.

Risale a quel tempo l’intuizione delle famose, forse dimenticate, passerelle, cioè dei poco fortunati, ma molto originali, percorsi di riallineamento degli studenti desiderosi di cambiare indirizzo di studi, che trovarono anche una specifica codificazione normativa in un decreto ministeriale del lontano 9 agosto 1999.

Mai intuizione si rivelò più didatticamente felice di quella che generò le passerelle, grazie alle quali gli studenti del primo anno degli istituti superiori, sarebbero stati ammessi ad integrare il curriculum della prima classe frequentata di malavoglia con dei moduli didattici peculiari. In tal modo quegli studenti, insoddisfatti delle scelta fatta ancor prima di aver conseguito il diploma di licenza media, avrebbero potuto concludere l’anno scolastico nella medesima scuola originariamente scelta, escludendo le discipline che non risultassero comprese nel piano di studi della nuova scuola ed includendovi quelle mancanti. Nel giugno del primo anno scolastico sarebbero stati regolarmente scrutinati, per frequentare poi, in caso di esito positivo, la seconda classe dell’indirizzo di studi più gradito.

Ma non sempre alle buone intenzioni può corrispondere la loro realizzazione pratica: nel febbraio del 2003, la Ministra Moratti non esitò a cancellare, fra le altre, la legge Berlinguer n. 9 del 20 gennaio 1999, che aveva istituito le passerelle; sicché, la caduta della legge-madre travolse anche il decreto attuativo. Non tutto, però, andò perduto, perché un effetto indiretto delle passerelle venne trasposto nell’ultima ordinanza sugli scrutini e sugli esami, che risale al 21 maggio del 2001 (ha il numero 90), in virtù della  quale agli studenti del primo anno degli istituti secondari superiori, che per correggere una scelta rivelatasi sbagliata, desiderassero  cambiar corso di studi nell’anno scolastico successivo a quello frequentato, veniva risparmiato l’impegno dei formali esami integrativi che, invece, restavano obbligatori per gli studenti delle classi successive alla prima, nel caso in cui intendessero cambiare ordine di studi.

La sopra ricordata ordinanza disponeva che, al termine del primo anno, questi giovanetti non dovessero sostenere le classiche prove integrative, sempre che, ovviamente, avessero conseguito la promozione alla classe seconda dell’originario ed indesiderato loro corso di studi. L’iscrizione alla seconda classe dell’istituto più desiderato poteva avvenire a condizione che essi partecipassero, con esito positivo, ad un semplice colloquio presso la scuola ricevente, per l’accertamento di eventuali debiti formativi, da colmare mediante specifici interventi all’inizio dell’anno scolastico successivo.

Dalla vivacità degli occhi del genitore dello studente, oltre che da quella non meno espressiva dello stesso giovanetto che non si sentiva a suo agio   nel frequentare il primo anno del corso di liceo scientifico delle scienze applicate, si capiva bene che le sopra riportate argomentazioni del Dirigente del liceo classico avevano dischiuso un orizzonte di potenziale serenità.

Da potenziale, la serenità del giovanetto, come pure  quella del genitore, divenne attuale quando il Dirigente comunicò loro che avrebbe potuto accettare senza riserva alcuna la domanda di iscrizione del giovane alla quinta classe ginnasiale  perché un decreto ministeriale di quell’anno, noto con il numero 5, aveva confermato definitivamente la norma sopra citata, la quale prevedeva che gli studenti del primo anno di un corso di studi di istruzione secondaria di II grado potevano sostenere un colloquio per  cambiare indirizzo di studi dal 1° settembre successivo.

Con tono tranquillizzante il Dirigente lesse la norma che aveva citato, espressa dal comma 10 dell’art. 4 del citato decreto ministeriale del 2021:

“Al fine di favorire il ri-orientamento ed il successo formativo, e fatta salva la necessità di subordinare l’iscrizione per i percorsi formativi di liceo musicale e coreutico al superamento delle relative prove di verifica:

a). Gli studenti iscritti al primo anno di un percorso di scuola secondaria di secondo grado possono richiedere, entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno scolastico, l’iscrizione alla classe prima di altro indirizzo di studi, senza dover svolgere esami integrativi, che dovranno essere svolti per richieste successive a tale termine, fatto salvo quanto previsto dalla lettera b);

b). L’iscrizione alle classi dei soggetti di cui al comma 10, lettere a) e b), avviene previo colloquio presso l’istituzione scolastica ricevente, diretto ad individuare eventuali carenze formative, particolarmente in relazione alle discipline non previste nell’indirizzo di provenienza”.

Le proposizioni della citata lettera b) dettero ai due ospiti del liceo paritario l’attesa serenità. Lo studente non era affatto preoccupato per il colloquio, nel corso del quale avrebbe dovuto dimostrare di poter partecipare con buon profitto alle lezioni che sarebbero state tenute dai professori di latino e di greco. La prospettiva di non doversi più confrontare con discipline per le quali non si sentiva portato, e che tanta inquietudine avevano generato nel suo animo, costituiva per lui una forte spinta ad impegnarsi durante l’estate, avvalendosi dell’aiuto dei suoi qualificati familiari, nell’apprendimento almeno della morfologia e della fonologia del latino e del greco.

Riferimenti normativi

Legge 20 gennaio 1999, n.9

O. M. 21 maggio 2001, n. 90

D.P.R.15 marzo 2010, n.84

D. M 8 febbraio 2021, n. 5       

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