Piano Triennale per l’Offerta Formativa
di Fabio ScrimitoreIl quesito riguarda i criteri per la elaborazione del PTOF.
Un insegnante di scuola secondaria di primo grado, come la generalità dei suoi colleghi italiani, è alle prese con l’elaborazione del Piano Triennale per l’Offerta Formativa e, in particolare, è impegnato a collaborare nella definizione dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa. Il docente non è convinto della tesi, espressa dal Dirigente scolastico, secondo la quale, nell’individuare i posti per il potenziamento dell’offerta formativa, il Collegio dei docenti debba farsi guidare dall’esigenza di potenziare tutte le classi di concorso in modo da stabilizzare il più possibile i docenti precari, piuttosto che farsi orientare dalle esigenze del Rav.
Quella che compone il quesito sembra più una richiesta degna di rientrare nelle figure letterarie delle domande retoriche che un’espressione che esprima un dubbio vero e proprio, dal momento che appare perfettamente ovvio che le finalità che i Collegi dei docenti possono istituzionalmente proporsi debbono correlarsi ad obiettivi educativi, piuttosto che a traguardi d’indole generale o, sia consentito dirlo, politici.
Nessuno vorrà porre in dubbio che la stabilizzazione del rapporto di servizio degli insegnanti precari, pur nella consapevolezza della sua positiva rilevanza sociale, è un obiettivo politico della dirigenza pubblica, al quale è chiamato a provvedere istituzionalmente il Governo, con il suo Ministro dell’istruzione.
La funzione del Collegio dei docenti, nel contesto dell’iter di elaborazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, è quella di individuare obiettivi educativo-didattici. Pertanto, quando delibera le tipologie e le entità dei posti che dovranno comporre l’organico del potenziamento dell’offerta formativa del prossimo triennio, dovrà ispirarsi agli obiettivi espressi nel Rapporto di Auto-Valutazione.

