Corresponsabilità educativa: un patto tradito
Di Lucia Magaldi*
La scuola di Capitanata ha una storia che viene da lontano: qui si sono formati famosi politici, artisti e filantropi.
Il mondo congelato della tradizione si è sciolto al sole nel travaglio del cambiamento: i gioielli di famiglia, le scuole del primo ciclo dell’istruzione, brillano nella loro identità.
A volte, docenti e genitori si trovano implicati in una guerra fredda di dissapori e contese, seppur protesi al medesimo obiettivo formativo.
Avventurarsi in speculazioni del genere non è semplice, ma l’ultimo episodio di violenza è avvisaglia di arretratezza culturale: un uomo aggredisce l’insegnante del figlio, reo d’averlo rimproverato.
La scuola col “Patto di corresponsabilità” crea alleanza sulla condivisione d’intenti, metodologie e strategie, e con il “Patto d’intesa MIUR – Associazione dei genitori” rafforza il concetto di collaborazione.
Quando avvengono eventi incresciosi, la famiglia ha piena percezione socio-convenzionale delle regole e della violazione di queste: violazione che attiene alla sfera della trasgressione, nella consapevolezza di ledere i principi morali; sceglie consapevolmente l’infrazione fino a quando non ricava un riscontro plateale che ne sottoscriva la gravità.
Come le nuvole di Aristofane coprono il sole per togliere luce e calore, così la crisi genitoriale getta un’ombra sul meraviglioso mondo della cultura mettendo in discussione il modello educativo con una condotta irresponsabile, che denota uno stile di vita permissivo e un comportamento asociale, assolutamente arbitrari.
La perdita del centro nella pubblica amministrazione segna una svolta epocale e l’archiviazione dello Stato centrale anziché delineare i principi di corresponsabilità divide i fronti scuola-famiglia in una “modernità liquida” effimera e inconsistente, sospinta dalla paura di scadenza verso la deriva etica.
La scuola ha responsabilità sociale e civile.
In essa sono visibili le sofferenze, le incomprensioni e le resistenze, sia dei ragazzi che degli adulti: quando i ruoli si invertono, spetta agli operatori scolastici “pensare per generazioni” e prestare attenzione al capitale umano che attende i rimborsi degli assunti pedagogici investiti nel corso degli studi.
La quercia della pedagogia, che campeggia tra le scienze dell’educazione, guarda all’altrove culturale come investimento di valori perenni. Però, può accadere che si verifichi un’altra situazione e che non abbia la stessa risonanza mediatica della precedente: il professore abusa dei metodi di correzione e disciplina (art 571 c.p.), schiaffeggia e minaccia l’alunna attuando una sorta di animus corrigendi di stampo medievale.
Nelle riunioni non si parla di relazioni interpersonali logore: gli incontri assumono rituali stanchi, parvenza di democrazia e sfoggio di frasi fatte trasformando in liturgia l’ordine del giorno laddove è richiesto un supplemento di accortezza.
Così, a lungo andare, l’impunità porta allo svilimento della dignità umana nel luogo deputato all’elogio dell’etica e la persona irresponsabile non riceve nemmeno l’“avvertimento scritto”.
Come cambiano i tempi! Pensate al famoso maestro televisivo, Alberto Manzi: per sette volte finì davanti al Consiglio di disciplina in nome del metodo empirico e dell’insegnamento individualizzato; ha fatto uscire dall’ignoranza l’Italia contadina del secolo scorso, senza atti di violenza.
L’asimmetria di posizione diventa una qualità che fa paura, portando inevitabilmente a ridurre ad anormale ciò che è speciale.
Io ho sempre stigmatizzato il “docente irascibile“ perché viola il codice deontologico e, spesso, considera l’ambiente scolastico il luogo in cui il bene-rifugio della cultura vale meno di un fuoristrada tedesco; non ho mai ceduto al lassismo, ma ad essere pionieri si paga in prima persona, specie quando tutto congiura contro il destino della scuola e dell’innovazione.
Ritengo che la dirigenza abbia bisogno di una governance vigile, competente, efficiente. E tuttavia, sopravvivono isole infelici e gli obiettivi stentano a calarsi nella realtà di un percorso virtuoso. Auspico una rivoluzione etica ed estetica.
Con il programma “Scuole belle” abbiamo già ottenuto i finanziamenti per il decoro e la funzionalità degli edifici scolastici, trasformando aule grigie in laboratori vivaci.
Con l’impegno morale possiamo sforzarci di liberarci delle vecchie abitudini e guardare avanti, ma il successo dipende dalla velocità con cui riusciremo ad abbandonare vecchi comportamenti, irascibilità e conflittualità improprie.
La storia dà sempre ragione ai giusti.
*Dirigente scolastica Circolo didattico “S. Siro” di Foggia
Fonti normative
Codice penale, art. 571

