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Edilizia scolastica, il Rapporto: un crollo ogni quattro giorni

Edifici insicuri anche in zone sismiche, barriere architettoniche, crolli: CittadinanzAttiva pubblica il 16^ Rapporto nazionale sulla sicurezza delle scuole

 

Di Francesca Rizzo

 

Troppe scuole vecchie e non sicure, troppo pochi gli investimenti in edilizia scolastica al Sud, e gli edifici continuano a crollare: è questa, in sintesi, la situazione restituita dal 16^ Rapporto nazionale sulla sicurezza delle scuole di CittadinanzAttiva.

Un rapporto corposo (la versione integrale si può scaricare da QUI, previa registrazione), basato su dati forniti da istituzioni ed enti pubblici (MIUR, Inail, enti locali), notizie apparse sugli organi di stampa e un’iniziativa di monitoraggio civico.

 

// RISCHIO SISMICO

Il rapporto fornisce già in apertura un dato importante: molti edifici scolastici sono vecchi, costruiti nei primi anni del Novecento se non prima: una minima porzione è stata addirittura costruita prima dell’Ottocento.

Ma soprattutto, la maggior parte (il 55%) è stata costruita prima del 1974, quindi prima dell’attuazione della normativa antisismica.

 

 

A poco sono servite le ordinanze ministeriali, più recenti, che impongono alle scuole la verifica di vulnerabilità sismica: solo nel 29% degli edifici in tutta Italia la verifica è stata effettivamente eseguita. Di questa percentuale fanno parte soprattutto scuole del Nord (53%) e del Centro (36%); seguono le scuole del Sud (11%).

Umbria, Abruzzo, Molise e Liguria sono le Regioni più ligie; agli ultimi posti, invece, Sicilia, Campania e Calabria: dato critico, segnala il Rapporto, a causa della presenza di un maggior numero di scuole situate in zone ad alto rischio sismico.

 

Dati che addirittura peggiorano se si passa allo step successivo, il miglioramento in chiave antisismica degli edifici datati o l’adeguamento degli stessi alle Norme tecniche previste per i nuovi edifici.

Una differenza, quella tra le due procedure, che CittadinanzAttiva definisce “sostanziale”, anche dal punto di vista economico. “In linea teorica – si legge nel Rapporto – è possibile adeguare sismicamente qualunque edificio preesistente ma in pratica l’operazione può risultare a volte talmente complessa e costosa, soprattutto per gli edifici antichi, che risulterebbe più conveniente costruire un nuovo edificio”.

Ad oggi, solo il 9% delle scuole italiane è stato migliorato simicamente, mentre il 5% è stato sottoposto ad adeguamento.

Addirittura, il 45% degli edifici non ha una certificazione di agibilità/abitabilità.

 

 

// MANUTENZIONI E CROLLI

Uno, in media, ogni quattro giorni di scuola. CittadinanzAttiva denuncia i 50 diversi incidenti accaduti nell’anno scolastico 2017-2018: crolli, distacchi d’intonaco ed altri incidenti all’interno delle mura scolastiche, che hanno coinvolto studenti e personale.

Campania (8 incidenti), Lazio (7) e Lombardia (6) le regioni più esposte.

Il pericolo di cedimenti strutturali dovrebbe essere arginato da interventi di manutenzione ordinaria e, se necessario, straordinaria. Non sempre però è così: CittadinanzAttiva rileva un aumento generale delle somme investite dalle singole Regioni (in media oltre 50mila euro per interventi ordinari su ogni edificio, più di 228mila euro per quelli straordinari), ma la situazione cambia molto di territorio in territorio.

 

Ai 119mila euro investiti dalla Regione Lombardia per la manutenzione ordinaria fanno da contraltare i 2.440 spesi dalla Calabria, o i 2.943 della Puglia.

Per gli interventi straordinari il divario Nord-Sud si capovolge: ad investire di più (1 milione, 316mila euro) l’Abruzzo, di meno (31.687 euro) il Trentino Alto Adige.

Oltre agli investimenti in sé, CittadinanzAttiva considera anche la prontezza degli enti locali (Regioni, Province, Comuni) proprietari dei singoli edifici scolastici, nell’accogliere le richieste di manutenzione avanzata dai Dirigenti Scolastici: gli interventi ordinari sono stati eseguiti tempestivamente nell’86% dei casi, quelli straordinari solo nel 49%.

 

Una maggiore collaborazione tra i diversi enti, sollecitata più volte nel corso del documento insieme ad uno snellimento dei diversi iter burocratici, potrebbe ridurre di molto gli incidenti, 206 solo negli ultimi 5 anni.

“Dal momento dell’approvazione di un progetto finanziato all’avvio dei lavori – si rende noto nel Rapporto – oggi occorrono in media due anni, per l’eccessivo numero di passaggi da un ente all’altro con il relativo rimando della documentazione tra gli stessi”.

 

// BARRIERE ALL’INCLUSIONE SCOLASTICA

Le barriere architettoniche costituiscono un problema per il 29% delle scuole italiane.

Il restante 71% si è dotato di facilitazioni per personale e alunni disabili: installazione di rampe d’accesso agli edifici, porte di larghezza superiore ai 90 cm e servizi igienici specifici sono gli interventi più comuni, seguiti dall’eliminazione totale delle barriere architettoniche all’interno degli edifici.

Anche in questo caso, le Regioni del Sud sono molto in ritardo: in Calabria, in particolare, solo il 16% degli edifici scolastici ha investito sugli ausili per utenti disabili.

Un elemento che interferisce pesantemente con l’integrazione degli alunni disabili all’interno della popolazione scolastica: non potersi spostare liberamente dentro e fuori dall’aula, o tra i diversi piani dell’edificio, preclude loro la possibilità di frequentare alcuni ambienti e di socializzare appieno con i compagni; questa condizione, ricorda CittadinanzAttiva, “provoca spesso frustrazione ed emarginazione”.

 

 

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