Il fare pedagogico nelle scuole del cambiamento: una didattica a misura di bambino
Abstract
Cambiare il paradigma del sistema educativo in Italia, tagliare con il passato senza rinnegarlo è una strada giusta e percorribile? Un’ educazione e un’ istruzione che muta a favore di una azione rinnovatrice, non guarda più solo alla dimensione cognitiva, ma anche a quella emotiva-affettiva -relazionale. L’art. 21 della L.15 marzo 1997, n.59 segna un passaggio importante. Il successo formativo, nonché l’attenzione all’apprendimento si colloca come desiderio di tutela del potenziale, mentre la libertà di insegnamento come garanzia istituzionale e costituzionale. Se la libertà del docente nello svolgere l’insegnamento va inteso come un valore di sfondo, quello dell’alunno diviene una dimensione sulla quale esercitare la propria professione, andando a investire su nuove sfide pedagogiche e didattiche. “Alto Potenziale” denuncia da anni la poca attenzione ai gifted, paradossalmente resi invisibili da una ignoranza elettivamente esercitata, per mancanza di strumenti e formazione. Il dono del talento è un’ energia vitale, creativa, che necessita di essere espressa e non soffocata; di essere canalizzata e non dispersa; di essere risorsa e non uno svantaggio. Se si fatica a comprenderlo, si aprono le porte al fallimento istituzionale
Lou Aronica, Scuola creativa. Manifesto per una nuova educazione , Erikson
“Nell’educazione un tesoro”: Rapporto all’Unesco della Commissione Internazionale sull’Educazione per il XXI secolo, presieduta da J. Delors (edizione italiana del 1997).
Gazzetta Ufficiale n.6 del 9 gennaio 2009 “Disposizioni urgenti per il diritto allo Studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”
di Maria Forina*

Docente, autrice, pedagogista, formatrice Rete “Alto Potenziale”
Agli albori della conoscenza e della istituzionalizzazione della scuola come sistema di istruzione e formazione, vi è una volontà lontana. Per comprenderla, viene utile citare Ken Robinson, il quale propone, un “cambiamento del paradigma dell’educazione”, allo scopo di uscire da una concezione illuminista e tagliare con il passato senza rinnegarlo. La scuola, sdoganata da un sapere trasmissivo, ha visto fiorire una nuova concezione di studente, che chiede di essere considerato pensante, di essere riconosciuto come identità reale, come coautore del processo educativo, capace di negoziare contenuti e significati.
La scuola tra innovazioni e cambi di direzione, nonché mode pedagogiche, ha saputo malgrado tutto cavalcare i tempi, darsi una bussola narrativa e orientativa, per raccontarsi e per indirizzare, verso il soddisfacimento dei bisogni espressi dei suoi giovani “utenti”. Tuttavia per comprendere il punto nevralgico che ha dato vita ad uno scollamento tra scuola, società, famiglie, e alunni, dovremmo caricarci di quelle responsabilità che ognuno rivendica sull’altro come mai adempiute e pensare ad una collaborazione più proficua. La scuola, non può essere sovrapposta alla storia della pedagogia malgrado concorrano parallelamente alla formazione. Negli anni la scuola si è imposta per essere riconosciuta come fucina di idee in continuo fermento. Una educazione e una istruzione che muta a favore di una azione rinnovatrice, non guarda più solo alla dimensione cognitiva, ma anche a quella emotiva-affettiva -relazionale. L’avvento dell’umanesimo ha traghettato la scuola dalla laicità alla modernità, a favore di una scuola improntata e calibrata sul contesto e sulla innovazione. E’ “ Nell’educazione un tesoro” di Jaques Delors che si trovano le radici del cambiamento e della concezione di una architettura educativa nuova. Quattro i pilastri: conoscenza, saper fare, sapere essere, competenza democratica. Pensieri profetici che si tradussero nelle diverse raccomandazioni internazionali e in piste di lavoro. La Gazzetta Ufficiale n.6 del 9 gennaio 2009, rubricata “Disposizioni urgenti per il diritto allo Studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca” ne diviene un primo segnale. L’alunno non più inteso come “tabula rasa”, fruitore passivo ma indiscusso costruttore del processo di conoscenza, smette di essere concepito come utente, ma come persona con peculiarità differenti e intelligenze differenti. La scuola dal suo canto, nutrendo una certa vetrosa reazione nell’essere identificata come azienda, non rinuncia all’essere riconosciuta come agenzia educativa atta a promuovere il potenziale di tutti e di ciascuno. L’art. 21 della L.15 marzo 1997, n.59 segna un passaggio importante. Il successo formativo, nonché l’attenzione all’apprendimento si colloca come desiderio di tutela del potenziale, mentre la libertà di insegnamento come garanzia istituzionale e costituzionale. Se la libertà del docente nello svolgere l’insegnamento va inteso come un valore di sfondo, quello dell’alunno diviene una dimensione sulla quale esercitare la propria professione, andando a investire su nuove sfide pedagogiche e didattiche. Il rinnovato valore dato all’alunno ha richiamato il personale ad architettare un progetto educativo differente, mettendo in evidenza gli stili di apprendimento e stili di insegnamento come condizione ideale per avviare una educazione e una didattica consona al caso. Nel corso di questi anni sono state le famiglie a richiedere politiche educative che muovessero a dar voce ai talenti, negarlo sarebbe un errore. La “Rete Alto Potenziale” nata in Puglia ne è una chiara testimonianza: una voce tra le voci. Questa ha saputo dialogare con professionisti di diverse correnti e ha messo in comunione pensieri differenti e percorsi, denunciando la poca attenzione ai gifted, paradossalmente resi invisibili da una ignoranza elettivamente esercitata, per mancanza di strumenti e formazione. La nota Miur 562, 3/4/2019 nel fare uscire dall’ombra tali alunni, non suggerisce tuttavia alcuna soluzione. Servono Linee guida. Il dono del talento è una energia vitale, creativa, che necessita di essere espressa e non soffocata; di essere canalizzata e non dispersa; di essere risorsa e non uno svantaggio. Se si fatica a comprenderlo, si aprono le porte al fallimento istituzionale. C’è poco dell’esserne fieri! Una didattica a misura d’alunno richiede la personalizzazione dell’apprendimento e una didattica inclusiva che li potenzi, restituendoli alla loro natura divergente.
Fonti normative
Legge n. 59 del 15 marzo 1997, “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”, Art. 21, Gazzetta Ufficiale n. 63 del 17 marzo 1997
Nota Miur 562 del 3/4/2019 “Alunni con bisogni educativi speciali – chiarimenti”
*Docente, autrice, pedagogista, formatrice Rete “Alto Potenziale”

