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Lo sguardo dell’OCSE

sull’istruzione in Italia

(Edizione 2015 del rapporto Education at a Glance )

a cura di Antonio Santoro

Tema 1 – Il corpo docenteDATI:

In Italia il corpo docente è più anziano rispetto a quello di qualsiasi altro Paese dell’OCSE

Nel 2013:

– il 57% di tutti gli insegnanti della scuola primaria, il 73% degli insegnanti della scuola secondaria superiore e il 51% dei docenti dell’istruzione terziaria avevano compiuto 50 anni di età o li avevano superati, le percentuali più alte registrate rispetto ai Paesi dell’OCSE e ai Paesi partner [..];

– vi erano meno alunni per insegnante nella scuola primaria rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE o dell’Unione europea, e un numero simile di studenti nella scuola secondaria inferiore e superiore […]. Allo stesso tempo, gli insegnanti in Italia guadagnavano meno rispetto a lavoratori con un livello d’istruzione simile. Per esempio, nel 2013, gli insegnanti di età compresa tra 25 e 64 anni nella scuola pubblica secondaria inferiore guadagnavano in media due terzi del salario medio dei lavoratori con qualifiche comparabili, rispetto a una proporzione media dell’OCSE dell’80% […]. Inoltre, i salari degli insegnanti sono principalmente collegati all’anzianità (anni di esperienza) e non valorizzano le prestazioni di eccellenza, come per esempio in Finlandia e in Francia […].

La normativa italiana non prevede nessuna regolare valutazione degli insegnanti o dei dirigenti scolastici

– Per valutazione degli insegnanti si intende una valutazione individuale che si conclude con giudizi sulle loro competenze e prestazioni. Una maggioranza di Paesi dell’OCSE e dei Paesi partner (30 su 37) ha riportato che, durante l’anno scolastico 2014-15, la valutazione degli insegnanti nel ciclo secondario inferiore era stata istituita da direttive o da una normativa. L’Italia fa parte dei Paesi in cui la valutazione degli insegnanti è richiesta al termine del periodo di prova. Tra questi Paesi, tuttavia, l’Italia era uno dei rari (con l’Irlanda, Israele e la Spagna) in cui le direttive o normative non richiedevano una valutazione regolare delle performance degli insegnanti durante la loro carriera. Inoltre, l’Italia non aveva istituito misure o regolamenti per collegare le valutazioni obbligatorie o facoltative a un sistema premiale o di promozione […].

– Tra i Paesi dell’OCSE e i Paesi partner con dati disponibili per l’anno scolastico 2014-15, l’Italia era uno dei quattro Paesi, insieme a Austria, Giappone e Lussemburgo, senza ispezioni scolastiche come requisito del sistema di accountability e senza una valutazione dei dirigenti scolastici. Tuttavia, il sistema istituito di recente prevede che tutte le scuole in Italia rediggano un rapporto di auto-valutazione, nel quale, tra diversi altri fattori, è trattata la questione della qualità della gestione dell’istituto scolastico, dell’insegnamento e dei risultati dell’apprendimento degli studenti […]. Quando questo nuovo sistema di valutazione sarà pienamente attuato, saranno introdotte valutazioni esterne degli istituti e dei dirigenti scolastici.



Le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni non sono utilizzate spesso a scuola

– In Italia, nel 2013, circa il 31% degli insegnanti della scuola secondaria inferiore ha dichiarato di utilizzare “spesso” le TIC o “durante tutte o quasi tutte le lezioni” per progetti con gli studenti o per l’attività didattica in classe – rispetto a una media del 40% nei diversi Paesi dell’OCSE. Inoltre, nel 2012, la maggior parte degli studenti quindicenni (57%) ha dichiarato di non utilizzare Internet a scuola durante una tipica giornata scolastica (la media dell’OCSE era del 36%). Una mancanza di preparazione tra gli insegnanti ha forse contribuito a questi livelli di utilizzo delle TIC inferiori alla media. Infatti, anche se il 53% degli insegnanti della scuola secondaria inferiore ha dichiarato nel 2013 di aver partecipato nei 12 mesi precedenti ad attività di sviluppo professionale per migliorare le competenze nell’uso delle TIC per l’attività didattica, circa il 36% degli insegnanti – la seconda percentuale più alta tra i Paesi che hanno partecipato all’Indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento (TALIS) – riportava ancora un alto livello di bisogno di sviluppo professionale nelle competenze in materia di TIC […].

Tema 2 – L’equità nell’istruzione

DATI:

In Italia, le donne sono ben rappresentate nell’istruzione terziaria, ma, per le carriere dei figli, i genitori continuano ad avere aspettative condizionate da rappresentazioni di genere

– Per molti aspetti, l’Italia ha chiuso il divario di genere nel tasso dei laureati […]. In Italia, le donne costituiscono il 59% dei nuovi laureati e il 52% dei titolari di un primo dottorato (la media OCSE è pari al 47% per il primo dottorato). In Italia, inoltre, le donne che conseguono una laurea nelle discipline scientifiche sono più numerose rispetto agli uomini. Nel 2013, circa un terzo dei laureati in ingegneria, nelle discipline del settore manifatturiero e della costruzione era di sesso femminile, cinque punti percentuali in più rispetto alla media OCSE. Tuttavia, questa cifra mostra che, come negli altri Paesi dell’OCSE, le donne sono ancora sottorappresentate in questo campo di studio.

– Per riassorbire i divari di genere che rimangono nell’istruzione e nell’economia, è necessario uno sforzo concertato di genitori, insegnanti, responsabili governativi e leader di opinione. Per esempio, quando gli studenti scelgono la loro disciplina di studio, sono fortemente influenzati dai genitori, che spesso hanno rappresentazioni di genere su ciò che più si addice alle ragazze e ai ragazzi. Un’analisi dei dati dell’indagine PISA 2012 mostra che i genitori dei quindicenni sono due volte più propensi a dichiarare che i figli maschi saranno destinati a una carriera nel campo della scienza, tecnologia, dell’ingegneria o della matematica (le cosiddette STEM – discipline scientifiche) rispetto alle figlie, anche quando i figli e le figlie dimostrano di avere livelli di competenze simili in matematica e scienze […]. Sviluppando in maniera equa i talenti dei ragazzi e delle ragazze, i Paesi possono assicurare un pieno contributo alla crescita economica e al benessere delle loro società da parte di entrambi i generi.

– Le donne rappresentano solo il 37% dei docenti nell’istruzione terziaria, una percentuale inferiore alla media OCSE che si attesta al 41%, ma la quota di donne docenti universitarie potrebbe aumentare con il pensionamento dei colleghi più anziani. In tutti gli altri livelli d’istruzione, l’Italia ha una più ampia quota di donne insegnanti rispetto alla media dell’OCSE, in particolare nell’istruzione preprimaria e primaria, dove quasi tutto il personale docente è di genere femminile.

Molti ragazzi ottengono risultati di basso livello nella scuola secondaria

– Nell’istruzione secondaria, i ragazzi tendono a essere sovrarappresentati tra gli studenti che ottengono risultati scarsi. Secondo lo studio PISA 2012, il 14% dei ragazzi nelle scuole italiane hanno bassi livelli di competenze in matematica, lettura e scienze, mentre soltanto il 9% delle ragazze si è posizionato nelle fasce basse dei risultati in tutte e tre le discipline (tali percentuali sono pari alle medie OCSE per entrambi i generi…). Gli studenti con risultati scarsi nella scala PISA sono quelli che non raggiungono il Livello di competenze 2 (per esempio, in matematica, al Livello 2 gli studenti dovrebbero essere in grado di sostituire correttamente numeri all’interno di formule semplici per risolvere un problema). Gli studenti che dimostrano bassi livelli di competenze in tutte le materie sono difficili da motivare poiché potrebbero sentirsi distanti e disimpegnati rispetto alla scuola.

– Il divario di genere nei punteggi ottenuti in lettura si restringe notevolmente quando la capacità di comprendere è valutata utilizzando testi con un supporto digitale […]. I ragazzi sembrano più motivati e impegnati quando leggono i testi on-line. Con l’uso di materiali di lettura che i ragazzi sembrano preferire, come i giornali, gli insegnanti possono incoraggiare l’abitudine di leggere e più generalmente rafforzare l’impegno dei ragazzi nei confronti della scuola.

La frequenza della scuola dell’infanzia è quasi universale, ma meno diffusa tra i figli degli immigrati

– In Italia, quasi tutti i bambini sono iscritti alla scuola dell’infanzia: il 98% dei bambini di 4 anni di età, rispetto alla media dell’88% nei Paesi dell’OCSE. I tassi d’iscrizione alla scuola dell’infanzia sono superiori rispetto alla media OCSE anche per i figli di immigrati, ma inferiori di ben 10 punti percentuali rispetto ai figli di genitori nativi […].

– In Italia, i quindicenni che da piccoli hanno frequentato la scuola preprimaria, ottengono risultati migliori nelle prove di lettura della valutazione PISA 2012, anche quando nella valutazione sono state considerate le differenze socioeconomiche. Questa correlazione è particolarmente forte per i bambini immigrati, arrivati in Italia prima dei 6 anni […]. Ciò dimostra che l’istruzione preprimaria potrebbe svolgere un ruolo importante per l’integrazione del crescente numero di bambini immigrati in Italia.

Tema 3 – Istruzione terziaria: ciclo breve professionalizzante, titoli universitari di 1° e 2° livello, programmi di dottorato

DATI:

Nell’istruzione terziaria, l’Italia associa alti tassi di laureati di 2° livello con una bassa percentuale di diplomati nell’ambito di programmi di studio a ciclo breve professionalizzante, e di laureati di 1° livello

– Se le attuali tendenze verranno confermate, nell’arco della propria vita, il 20% dei giovani italiani conseguirà un titolo universitario di secondo livello o un titolo universitario equivalente (per esempio: una laurea magistrale); ciò rappresenta una quota maggiore rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE, che è pari al 17%. Tuttavia, si prevede che in Italia solo il 42% dei giovani si iscriverà ai programmi d’istruzione terziaria, la minore quota d’iscrizione rispetto all’insieme dei Paesi OCSE, dopo il Lussemburgo e il Messico. Nel complesso, il 34% dei giovani italiani dovrebbe conseguire un diploma d’istruzione terziaria, rispetto a una media OCSE del 50% […]. In Italia, la minore differenza registrata tra percentuali previste di laurea di secondo livello e tassi complessivi dei titoli di studio conseguiti nell’istruzione terziaria suggerisce che la maggior parte dei laureati lascia gli studi dopo aver ottenuto un titolo di secondo livello.

– Negli ultimi anni, l’Italia ha compiuto progressi importanti per creare programmi dell’istruzione terziaria che preparino gli studenti a un rapido ingresso nel mercato del lavoro, principalmente con la creazione di nuove istituzioni (istituti tecnici superiori) per programmi d’istruzione terziaria di ciclo breve professionalizzante, in stretta collaborazione con i datori di lavoro e le esistenti istituzioni della formazione superiore. L’Italia deve continuare a rafforzare questa tipologia di programmi.

– I programmi d’istruzione terziaria di ciclo breve professionalizzante sono meno teorici rispetto ai programmi di laurea di primo livello e sono utili per approfondire le conoscenze attraverso l’insegnamento di nuove tecniche, nozioni ed idee che generalmente non sono trattate nell’istruzione secondaria superiore. Fino a tempi recenti, in Italia, solo una quota trascurabile di studenti – un tasso inferiore all’1% nel 2013 – era iscritta a questi programmi. In media, nell’area dell’OCSE, il 18% degli studenti iscritti per la prima volta a un ciclo terziario d’istruzione ha scelto programmi di studio professionalizzanti di ciclo breve […]. Queste tipologie di programmi potrebbero aumentare in modo sostanziale i tassi globali dei diplomi conseguiti nell’istruzione terziaria (tertiary education) e aiutare i lavoratori e le imprese a diventare più competitivi nell’economia attuale, dinamica e globale.
L’istruzione terziaria (tertiary education) italiana non attrae gli studenti degli altri Paesi dell’OCSE

– Nel 2013, circa 46.000 studenti italiani risultavano iscritti in strutture d’istruzione terziaria in un altro Paese dell’OCSE, mentre 3.000 altri studenti hanno scelto di studiare in un Paese non membro dell’OCSE. Regno Unito, Austria e Francia sono le destinazioni preferite per questi studenti. Il numero di studenti italiani che studia all’estero è in costante crescita. Per esempio, nel 2007, circa 6.000 italiani studiavano nel Regno Unito e, al 2013, tale cifra era aumentata fino a 8 000. Altri Paesi hanno inviato un numero di studenti ancora più ampio all’estero. Nel 2013, circa 72.000 studenti provenienti dalla Francia e 115.000 dalla Germania studiavano in altri Paesi dell’OCSE […].

– Allo stesso tempo, le università italiane attirano pochi studenti stranieri. Nel 2013, meno di 16.000 studenti stranieri degli altri Paesi dell’OCSE risultava iscritto nelle istituzioni italiane dell’istruzione terziaria (il gruppo più rilevante di essi proviene dalla Grecia) rispetto a circa 46.000 studenti in Francia e 68.000 in Germania. Ad ogni modo, per l’Italia, il calcolo comparativo sovrastima le cifre degli studenti internazionali, poiché l’Italia conta tutti gli studenti stranieri che studiano nel Paese, includendo nel totale gli immigrati permanenti, mentre la Francia e la Germania riportano solo il numero di studenti internazionali che si sono trasferiti all’estero con lo specifico scopo di studiare.

– Numerosi studenti internazionali affrontano una barriera linguistica quando vengono in Italia, ma le università italiane stanno tentando di superare questo problema: circa il 20% degli atenei ha proposto almeno un programma d’insegnamento in lingua inglese durante l’anno accademico 2013/2014, secondo uno studio dell’Academic Cooperation Association (rispetto al 43% in Germania e al 16% in Francia…).

Tema 4 – Livello d’istruzione conseguito,competenze e partecipazione al mercato del lavoro

DATI:

Nonostante siano poco numerosi, i laureati in Italia guadagnano relativamente meno nel mercato del lavoro

– In media, in Italia come altrove, i laureati hanno redditi da lavoro più alti rispetto ai lavoratori con un livello d’istruzione inferiore. Tuttavia, l’Italia si distingue rispetto ai Paesi che registrano quote altrettanto piccole di laureati. Nei Paesi OCSE e Paesi partner, in genere, a un minore numero di laureati corrispondono maggiori vantaggi salariali. Nel 2014, in Italia, solo il 17% degli adulti (25-64enni) era titolare di una laurea, percentuale simile a quelle del Brasile, del Messico e della Turchia. Tuttavia, in questi tre Paesi, la differenza tra i redditi dei laureati e quelli degli adulti che hanno conseguito solo un diploma della scuola secondaria superiore, come livello massimo d’istruzione, è più alta rispetto alla media dell’OCSE, mentre in Italia i redditi rispettivi sono inferiori: 143% rispetto alla media OCSE del 160% … (2013).

Per i 25-34enni diplomati dell’istruzione terziaria è molto difficile trovare un lavoro, soprattutto per i laureati di prima generazione

– Nel 2014, solo il 62% dei laureati tra 25 e 34 anni era occupato in Italia, 5 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione del 2010. Questo è un livello paragonabile a quello della Grecia ed è il più basso tra i Paesi dell’OCSE (la media dell’OCSE è dell’82%). L’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli Paesi dell’OCSE dove il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è il più basso tra i laureati rispetto alle persone che hanno conseguito, come più alto titolo di studio, un diploma d’istruzione secondaria superiore (o post secondaria non terziaria). In Italia, gli studenti che si iscrivono all’istruzione terziaria potrebbero dover aspettare a lungo un ritorno d’investimento sul mercato del lavoro.

– Il tasso di occupazione è particolarmente basso per i 25-34enni con un livello d’istruzione terziaria, con genitori non laureati e che hanno meno probabilità di accedere a una rete di relazioni sociali estesa per trovare un lavoro. Mentre, in media, tra i Paesi che nel 2012 hanno partecipato allo studio dell’OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC), il tasso di occupazione dei diplomati dell’istruzione terziaria di prima generazione era dell’88% e prossimo al tasso di occupazione del 90% tra i figli di genitori laureati, in Italia, per i laureati di prima generazione, la differenza supera i 12 punti percentuali […].

La partecipazione all’istruzione post secondaria e terziaria ha avuto scarso effetto nel limitare l’aumento dei giovani NEET (che non sono impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione)

– La prospettiva di un ritorno d’investimento relativamente basso e incerto, dopo un lungo periodo trascorso nel sistema dell’istruzione, potrebbe spiegare l’interesse limitato dei giovani italiani ad intraprendere gli studi universitari. Circa il 35% dei 20-24enni non ha un lavoro, non studia, né segue un corso di formazione (i cosiddetti NEET: neither in employment, nor in education or training), la seconda percentuale più alta dei Paesi OCSE. Tra il 2010 e il 2014, i tassi di occupazione hanno registrato un brusco calo per questa fascia di età (dal 32% al 23%), ma la quota dei 20-24enni che continua a istruirsi è rimasta stabile al 41% […]. Ciò suggerisce che, per i giovani che hanno difficoltà a trovare un lavoro, la prospettiva di proseguire gli studi è raramente considerata come un investimento che potrebbe migliorare le loro opportunità di successo sul mercato del lavoro.

Molti laureati hanno difficoltà a sintetizzare le informazioni provenienti da testi complessi e lunghi

– Molti fattori diversi, tra i quali la scarsa domanda di lavoratori con qualifiche universitarie, da parte dei datori di lavoro, e le conseguenze della crisi economica del 2008-2009, potrebbero spiegare le difficoltà incontrate in Italia dai laureati a trovare un lavoro. Tuttavia, diversi indicatori suggeriscono che una delle principali cause sia collegata al fatto che spesso i titoli di studio non coincidono con l’acquisizione di competenze solide, sollevando interrogativi circa la qualità dell’apprendimento nelle istituzioni dell’istruzione terziaria. L’Italia, con la Spagna e l’Irlanda, ha registrato uno dei punteggi più bassi in termini di lettura e comprensione (literacy) dei 25-34enni, titolari di un diploma universitario (istruzione terziaria), che hanno partecipato allo studio dell’OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC)…

– Molti laureati hanno difficoltà nell’integrare, interpretare o sintetizzare le informazioni contenute in testi complessi o lunghi, nonché nel valutare la fondatezza di affermazioni o argomentazioni a partire da indizi sottili.

Il profilo sbilanciato della mobilità degli studenti internazionali (si veda sopra) e il basso livello di finanziamento dell’istruzione terziaria sono ulteriori segni di debolezza del sistema d’istruzione terziaria in Italia.

Tema 5 – Il finanziamento dell’istruzione

DATI:

In Italia, il livello di spesa per l’istruzione terziaria è relativamente basso

In Italia, nel 2012, le istituzioni dell’istruzione terziaria hanno speso 100712 dollari statunitensi per studente. Si tratta di un livello di spesa per studente superiore a quello di più di un terzo dei Paesi OCSE e Paesi partner, ma è pari solo a due terzi della spesa media OCSE […]. Il finanziamento delle istituzioni del settore d’istruzione terziario rappresentava lo 0.9% del prodotto interno lordo (PIL) del Paese, con un leggero aumento rispetto al livello di spesa dello 0.8% registrato nel 2000 […], ma rappresenta comunque la seconda quota più bassa tra i Paesi dell’OCSE, dopo il Lussemburgo, e un livello simile a quello del Brasile e dell’Indonesia. All’opposto, Paesi come Canada, Cile, Corea, Danimarca, Finlandia, Stati Uniti hanno dedicato quasi il 2%, o una quota superiore del PIL all’istruzione terziaria.

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