Piano di miglioramento
di Fabio ScrimitoreIl quesito, proposto da un docente titolare di funzioni strumentali, concerne la redazione del Piano di miglioramento.
Occorre precisare che l’autore del quesito dovrà partecipare ad una riunione straordinaria del Collegio dei docenti, con all’ordine del giorno la redazione del Piano di miglioramento. Sebbene io abbia già elaborato un PdM, inserito nel nostro PTOF – ha scritto l’insegnante –, il Dirigente scolastico vorrebbe un PdM più specifico, da sperimentare soltanto in alcune classi-campione. La sopra esposta richiesta del Dirigente scolastico ha generato qualche perplessità nell’insegnante, soprattutto in relazione all’intenzione di indurre il Collegio ad applicare le previsioni del Piano di miglioramento soltanto a delle classi-campione della scuola, e non alla loro totalità. Ebbene, questa ed altre perplessità potranno essere risolte tenendo conto dell’essenza stessa del Piano di miglioramento e, soprattutto, della sua intima connessione con il Rapporto di valutazione interna e con il Piano dell’offerta formativa.
E’ noto che le linee guida, a suo tempo emanate, prevedono che il Piano di miglioramento debba essere così concepito:
Fase 1: autovalutazione e capacità di autodiagnosi (da integrare con la valutazione esterna e con azioni di benchmarking)
Fase 2: analisi di dettaglio dei punti critici, ipotesi di intervento per il loro superamento
Fase 3: definizione del Piano di miglioramento che abbia:
a) finalità da perseguire
b) struttura minima
c) approfondimenti su alcuni contenuti di particolare rilievo
Fase 4: interventi di miglioramento, azioni realizzare con l’obiettivo di affrontare le criticità riscontrate
Fase 1: autovalutazione e autodiagnosi
Processo interno, attraverso cui si selezionano e si raccolgono informazioni necessarie per riflettere sulle caratteristiche del servizio erogato
Processo non riducibile a singole azioni, ma finalizzato alla elaborazione di un piano, del quale occorre condividere l’utilità e la funzionalità
Processo assistito tramite contatti con esperti esterni, che:
a) svolgano il ruolo di consulenti e supervisori, al fine di ridurre l’autoreferenzialità
b) si facciano garanti del rigore metodologico del percorso
c) stimolino il confronto e guidino la riflessione
d) favoriscano un approccio interpretativo delle informazioni raccolte
e) creino le condizioni utili per approdare ad una visione globale e complessa dell’oggetto di analisi
f) si astengano dall’esprimere valutazioni o giudizi sui risultai ottenuti, ma si orientino ad evidenziare gli aspetti impliciti, a cogliere le connessioni fra i dati, focalizzando l’attenzione sugli aspetti ritenuti più significativi
Fase 2: analisi di dettaglio
Percorso finalizzato a:
indagare sui punti di forza e di debolezza risultanti dall’analisi dei dati
analizzare e interpretare i dati raccolti
interrogarsi sulle procedure attivate, sui processi seguiti, sui risultati ottenuti
individuare i punti di forza e di debolezza del servizio erogato
analizzare in maniera approfondita alcune aree ritenute prioritariamente critiche
identificare l’ area critica da migliorare
elaborare il rapporto “diagnostico”
individuare possibili azioni di miglioramento
selezionare e preparare gli strumenti per l’azione
Fase 3: definizione del Piano di miglioramento
Finalità del Piano:
a) elaborazione di uno o più progetti orientati a colmare le lacune e a superare le criticità
b) definizione di un quadro complessivo d’azione, di un insieme di interventi coerenti e collegati tra loro, finalizzati alla soluzione del problema in questione
c) individuazione delle soluzioni praticabili per risolvere i vari problemi emersi dalla fase di diagnosi
d) individuazione delle priorità degli interventi
e) selezione delle azioni migliori da intraprendere
f) definizione delle componenti tecniche (risorse necessarie, tempi di esecuzione, responsabili di ogni fase…)
g) programmazione e coordinamento temporale, in modo tale da ottenere con tempestività i risultati attesi, minimizzare lo spreco di risorse, ecc.
Fase 4: interventi di miglioramento, azioni da realizzare con l’obiettivo di affrontare le criticità riscontrate
Struttura minima del Piano di miglioramento (PdM)
A) Lo scenario di riferimento e gli obiettivi del Piano
B) Le attività inserite nel PdM
C) Il “project management” delle attività
D) Il presidio del PdM
A) Scenario di riferimento e obiettivi del Piano-Descrizione del contesto di riferimento ed esplicitazione degli obiettivi del PdM:
a) i problemi e le criticità da affrontare
b) il collegamento tra le criticità rilevate attraverso l’autovalutazione e i miglioramenti da perseguire
c) le priorità da perseguire, tenuto conto del contesto (interno ed esterno) di intervento
d) l’idea guida per la definizione di progetti di cambiamento nell’ottica dell’integrazione di vari interventi
e) l’ analisi delle condizioni interne che possono favorire l’attuazione del Piano.
Lo scenario di riferimento implica una riflessione attenta del gruppo di progetto sugli aspetti di criticità che inducono ad agire, partendo dall’identificazione di una o più situazioni insoddisfacenti e con la prospettiva di un risultato che è possibile cogliere. L’analisi delle criticità e delle opportunità deve essere accompagnata dal riferimento alla “mission”; il ragionamento deve condurre ad identificare “problemi” e a delineare le linee guida d’azione del PdM, con un forte collegamento tra criticità rilevate e aree su cui si intende intervenire e una chiara definizione di strategie che conducano ad effetti sistematici
B) Le attività inserite nel PdM: azioni che si intendono attuare, descritte sulla base di una griglia di caratteristiche:
a) l’individuazione degli interventi ritenuti ottimali per la soluzione delle diverse criticità rilevate
b) la descrizione dettagliata degli interventi possibili
c) la selezione di quelli effettivamente realizzabili, tenuto conto di vincoli e risorse esistenti
d) la progettazione di dettaglio dei singoli interventi
la descrizione del progetto; i contenuti e il prodotto dell’intervento
il processo di gestione delle attività (fasi, attività, tempi, responsabilità)
le risorse che si prevede di utilizzare (finanziarie, umane, tecnologiche, ecc.)
i risultati attesi
gli indicatori che possono rappresentare il raggiungimento di questi obiettivi
C) Il “project management” delle attività
Programma temporale delle attività, articolato in fasi e responsabilità, e la definizione dei traguardi da raggiungere
D) Il presidio del PdM:
a) le modalità di presidio delle fasi attuative del Piano
b) la descrizione dello stato di avanzamento delle attività
Orbene, si potrà agevolmente convenire che se, secondo quanto ha affermato l’autore del quesito, il Collegio dei docenti ha provveduto, come era previsto dalle norme vigenti, già nel corso del pregresso anno scolastico all’ approvazione del Piano di miglioramento della scuola, in tale documento non potranno non essere state indicate le diverse fasi temporali, nel corso delle quali si sarebbe realizzato il processo di gestione delle attività, in correlazione con le fasi di espletamento dello stesso POF. Allo stesso modo, già in quel documento sarà stato previsto che il Piano di miglioramento sarebbe stato applicato a tutte le classi, non ad alcune di esse soltanto.
Non vi è dubbio che i documenti programmatori, in generale, hanno carattere previsionale e che, conseguentemente, possono subire delle modifiche per adeguarne le previsioni ai mutamenti dei dati soggettivi ed oggettivi del contesto scolastico ed extra-scolastico della scuola, che potranno essere intervenuti nel periodo intermedio fra l’approvazione del documento programmatorio e la sua realizzazione concreta. Lo stesso bilancio di previsione delle scuole (alias: programma annuale) subisce sistematicamente variazioni nel corso dell’anno scolastico di riferimento, per effetto di variazioni intervenute nelle entrate previste, o per necessità sopravvenute dopo l’approvazione del documento previsionale.
Similmente non si può per nulla escludere che ben individuate variazioni soggettive ed oggettive del contesto scolastico, intervenute nell’istituto dal quale proviene il quesito dopo l’approvazione del Rapporto di autovalutazione inclusivo del PdM, possano indurre il Collegio dei docenti ad apportare modifiche all’originario Piano di miglioramento; ma dovranno essere modifiche individuabili con obiettiva chiarezza, perché soltanto la puntuale, precisa indicazione delle variazioni del contesto, scolastico ed inter-scolastico, potrà legittimare la modifica dello stesso PdM nel corso dell’anno scolastico successivo.
L’irrealistica propensione di uno dei componenti del Collegio dei docenti, fra i quali rientra lo stesso Dirigente scolastico, a modificare il già approvato PdM, senza l’imprescindibile indicazione delle variazioni soggettive ed oggettive dello stesso contesto scolastico, non legittimerebbe nessuna modifica dello stesso PdM.

