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Ultimo banco

a cura di Enrica Bienna

 

Ultimo banco. Perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia

Giovanni Floris, Solferino, 2018

 

Giovanni Floris, Ultimo Banco, Solferino 2018

Piacerà a molti questo saggio che Giovanni Floris, giornalista e volto noto della televisione, destina al grande pubblico, e che si può trovare in edicola, edito dalla nuova casa editrice Solferino, legata al Corriere della Sera. Piacerà perché affronta un tema caldo, quello dell’attuale crisi istituzionale della scuola, in una forma accessibile a tutti e con toni pacati ed equilibrati.

 

Floris discorre del suo lungo viaggio-inchiesta per le scuole d’Italia, alla ricerca delle cause del declino della scuola: “Le storie della scuola sono tante, tantissime; è impossibile raccontarle tutte e fatuo aspirare all’originalità. Se abbiamo smesso di formare il popolo sovrano, e cominciato ad allevare il popolo somaro, è la domanda cui cercheremo di rispondere in questo libro” (l’espressione “popolo somaro” è ripresa dalla  battuta di un professore che apre il saggio).

 

Gli incontri, centinaia, con studenti, docenti, dirigenti e genitori di ogni parte del Paese gli offrono un quadro esauriente delle criticità del sistema scolastico, confermando peraltro le tante  analisi di sociologi, psicologi, pedagogisti, e consentendo una verifica sul campo dei dati ufficiali disponibili in merito alle carenze formative della scuola italiana.

Incontri e dati rivelano al giornalista la complessità e la difficoltà delle relazioni tra professori, studenti e genitori, incapaci di gestire ognuno il proprio ruolo e di trovare nuovi equilibri in un contesto sociale fortemente mutato. Sta qui il cuore del problema, ed è qui la chiave della sua soluzione.

 

Professori, studenti e genitori sono dunque i protagonisti della narrazione e a ognuno di essi è dedicato uno dei tre capitoli  del testo. Disagi, conflitti, insicurezze, resistenze, incapacità di capire e di adattarsi al nuovo sembrano definire la condizione esistenziale e dettare i comportamenti dei diversi soggetti. Comportamenti che, nelle loro manifestazioni estreme, ben conosciamo, anche dalle notizie di cronaca. Eppure la situazione è variegata e piena di sfumature, e non si può fare di ogni erba un fascio, come dimostrano le storie di resistenza, di creatività e impegno, specialmente dal versante dei professori, e anche di cooperazione e di eccellenza da parte degli alunni. Quelli maggiormente in crisi, in fin dei conti, appaiono i genitori, e questo è il segno più tangibile dello scollamento profondo  tra società civile e scuola.

 

Dobbiamo dire che nessuno dei tanti elementi di analisi offerti dal testo risulta nuovo a chi della scuola si occupa in modo sistematico e professionale: dal bullismo alla alternanza scuola-lavoro, dalla perdita di autorevolezza e delegittimazione sociale dei docenti alla inadeguatezza dei loro strumenti di intervento, dalla aggressività e invadenza dei genitori al loro iperprotezionismo nei confronti dei figli. Sono tutti temi che quotidianamente affrontiamo; ma forse una società che non riflette su se stessa e sulla gravità dei fenomeni in corso ha bisogno proprio di interventi divulgativi ben supportati da dati, come questo di Floris.

E ha bisogno di messaggi chiari: “È un fatto: ai tempi in cui a scuola non si tiravano i cestini addosso alle insegnanti, in Parlamento non si tiravano schiaffi a chi tentava di saltare sul tavolo della presidenza, non si insultavano le deputate con epiteti sessisti, non si stappava lo champagne…. Causa-effetto? Non proprio. Ma dopo la nostra panoramica delle odierne aule scolastiche, un’aria di famiglia con quelle parlamentari la notiamo eccome. I comportamenti e i toni della nostra classe politica, presa collettivamente o singolarmente, somigliano in modo preoccupante a quella dei compagni di classe che pensavamo di esserci lasciati alle spalle”.

 

Primo antidoto al degrado, sia della scuola che della vita politica: tornare a studiare, se per studio si intende “(…) tornare ai fatti, conoscerli, gestirli e soprattutto sapere distinguere quelli veri da quelli falsi (…), rinunciare ad avere ragione a tutti i costi (…), a manipolare la realtà, rinunciare alla serena certezza di poter fare a meno della realtà tout court, soprattutto se non viene da una strategia, ma dall’ignoranza”. E, infine, abbandonare “l’ultimo banco”, quello in cui si rifugia chi vuole tirare a campare, sopravvivendo allo studio, nelle aule scolastiche come in quelle della politica.

 

Questa inversione di rotta, questa rivoluzione, solo l’alleanza tra insegnanti e studenti la può realizzare.

Il libro di Floris ci dice cose che in molti già sappiamo, ma nella sostanza dà a tutti, non solo a quelli del mestiere, una lezione di cittadinanza attiva.

 

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