“Sbagliato occupare le scuole, si interrompe un servizio pubblico”
La dirigente del liceo Manzoni di Caserta, Adele Vairo: “Gli studenti hanno il sacrosanto diritto di manifestare il proprio pensiero e devono essere ascoltati quotidianamente, ma in quel modo si interrompe il dialogo educativo e si nega il diritto all’istruzione che va riconosciuto e garantito a tutti”. Appello al ministro Valditara: “Occorre investire in maniera sistematica e strutturale e valorizzare effettivamente il merito”
di Stefania De Cristofaro
Scuote la testa la dirigente del liceo statale Alessandro Manzoni di Caserta, Adele Vairo, di fronte alle immagini che raccontano i giorni di occupazione in diversi istituti di Roma. È un segno di disapprovazione motivato dalla necessità di ristabilire le regole per proseguire nella giusta direzione, lungo la strada del dialogo educativo tra dirigenza, corpo docente, studenti e famiglie e rivendicare il ruolo e la funzione della scuola, guardando da vicino ai cambiamenti in atto nel mondo giovanile per coglierne i nuovi modi di espressione, che non possono e non devono essere una violazione di norme, né tanto meno possono costituire una violazione del diritto all’istruzione riconosciuto dalla Costituzione.
“Sono assolutamente contraria all’occupazione degli istituti in ogni forma perché non è una modalità di partecipazione degli studenti alla vita scolastica. Non mi hai mai entusiasmato, rimane un’infrazione della regolamentazione e non la ritengo ammissibile”, dice la dirigente partendo da quanto accaduto nella Capitale lo scorso mese di dicembre. Il liceo Manzoni di Caserta conta quasi duemila studenti.
“Che senso ha occupare una scuola? La scuola, intesa come ogni istituto, è ‘costantemente occupata’ dagli studenti perché è degli studenti e tale deve restare, ma nelle forme e nei modi regolamentati. Occupare una scuola nei fatti significa interrompere un servizio pubblico e impedire, quindi, di usufruire liberamente del diritto all’istruzione”, spiega. Non solo. “C’è anche la possibilità, se non il rischio, di danneggiamenti”, aggiunge in relazione a quanto accaduto in alcuni ambienti del liceo Tassso, dove è in corso la quantificazione dei danni, mentre gli studenti del Collettivo continuano a prendere le distanze da quanto è avvenuto durante i giorni della protesta.
“La scuola pubblica nasce per fornire un servizio di educazione e istruzione a tutta l’utenza”, sottolinea Adele Vairo. “Oggi la scuola deve ascoltare le esigenze degli studenti facendo in modo che sia costantemente occupata dalle istanze di chi la frequenta e da quelle avanzate dalla rappresentanza studentesca che rimane un asset serissimo”, prosegue. “Tuttavia devono essere gestite e mantenute tutte le forme previste e consentite dalle disposizioni di legge e dai regolamenti e l’occupazione, lo ripeto, non è una di queste”, rimarca.
Per la dirigente scolastica del liceo Manzoni, occupare un istituto non è una forma di manifestazione della libertà di pensiero degli studenti. “La libertà di pensiero da parte dei ragazzi non si mette in discussione perché è sacrosanta e il mio impegno quotidiano in veste di dirigente scolastico ne è la prova concreta: gli studenti del Manzoni sono costantemente tenuti in considerazione come parte di un sistema scuola in cui si interagisce e si programma insieme”, dice.
“L’ascolto costante e giornaliero degli studenti è un imperativo categorico, a partire dalla dirigenza che deve essere in prima linea in modo da concretizzare queste possibilità attraverso una serie di modalità organizzative, mentre l’occupazione non può e non può essere ammessa perché si tratta di una risposta che va oltre il consentito”, va avanti.
“Il rispetto delle regole è forma e sostanza di ogni istituzione pubblica e la scuola lo è, al servizio di tutti. Con l’occupazione, invece, non si è al servizio degli alunni, e si interrompe il dialogo educativo”.
Le conseguenze al liceo Tasso, così come nelle altre scuole occupate, non si sono fatte attendere. E sono arrivate le sanzioni.
“Sono previste dai regolamenti delle scuole nell’ambito dell’autonomia. Fatta questa premessa, devono essere proporzionali alla condotta dello studente. Regolamenti di cui sono consapevoli, non solo gli studenti, ma anche le famiglie”, evidenzia la dirigente scolastica del liceo di Caserta. “D’altra parte, va detto che gli studenti del liceo Tasso di Roma si sono autodenunciati al dirigente scolastico: in questo modo hanno dichiarato in maniera trasparente e inequivocabile, di aver preso contezza della regolamentazione e di averla infranta, a prescindere dal tono della sanzione che sarà adottata in quel caso specifico”, aggiunge.
“Non riesco proprio a comprendere, perciò, né lo sgomento, né tanto meno la reazione da parte di alcuni genitori. Per quanto riguarda noi, abbiamo un rapporto costante con le famiglie che sono parte fondante della nostra comunità scolastica. I genitori, come i figli, conoscono la regolamentazione e quindi le sanzioni a cui si espongono i ragazzi in relazione ad azioni non consentite”, tiene a sottolineare.
Quanto, poi, alla riforma del voto in condotta, per la dirigente Vairo, tutte le volte che la scuola si mette in discussione per fare fronte alle nuove esigenze formative e a nuovi atteggiamenti degli studenti, è un fatto da valutare in maniera positiva perché dà dimostrazione di una istituzione in grado di svolgere il proprio dovere e di mettersi al passo con i tempi. “Oggi, poiché è profondamente cambiato il panorama socio culturale dell’utenza scolastica: credo che sia doveroso fare una riflessione e apportare modifiche alla disciplina del voto di comportamento. È arrivato il momento di modificare l’asset valutativo, anche rispetto alle altre sanzioni, dando criteri e parametri condivisi che corrispondano alla realtà della scuola. Per operare in maniera illuminata occorre conoscere il panorama giovanile e le loro forme di comunicazioni”, spiega. “È necessario lavorare per ridare alla scuola italiana dignità e valore come sacra istituzione in uno Stato democratico. Sì, quindi, alla libertà degli studenti e al tempo stesso sì alla responsabilità che impone a tutti una modalità comportamentale che sia fondata sul rispetto delle regole di ogni istituto. Alla base di tutto, deve esserci un sano rispetto delle norme”.
Sul piano delle competenze e delle professionalità, la dirigente rivolge in appello al ministro Giuseppe Valditara: “Vorrei che il ministro considerasse la quotidianità concreta della vita della scuola che oggi è davvero in trincea e che promuovesse ‘il valore’ della scuola che è nel singolo operatore, andando a gratificare il lavoro nell’universo scuola, con contributi e risorse che siano effettivamente in grado di soddisfare le esigenze concrete”.
“La scuola ha davvero bisogno di interventi reali, concreti, sistematici e strutturali che possano rispondere a una quotidianità complessa che, molte volte, è fatta di vessazioni di natura burocratica che poco danno il senso dell’essere effettivamente al servizio dell’utenza. Uno Stato che voglia essere tale, deve investire a partire dalla scuola in maniera compiuta e organica. Investire nelle competenze di chi fa la scuola, andando a valorizzare davvero il merito. Il merito non è una parola: è concretezza operativa, è riscontro fattuale. Non basta il cambiamento del nome del ministero”.

