Un bambino sottovuoto
Cristina Crippa mamma per caso
a cura di Vincenzo Sardelli
(docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)
Un teatro per tutte le generazioni. Una letteratura capace di emozionare lettori di ogni età. Personaggi incontenibili, irriverenti e deliziosi. Scanzonata e irridente è anche Cristina Crippa, l’attrice che li interpreta in Il bambino sottovuoto, testo di Christine Nöstlinger vincitore del Premio Internazionale Hans C. Andersen, di scena lo scorso gennaio all’Elfo Puccini di Milano.
Diretta da Elio De Capitani, Crippa, coloratissima ed eccentrica, sorta d’incrocio tra una Mary Poppins dall’ombrello chiuso e una Mrs Doubtfire serenamente single, si trasforma nella signora Berta Bartolotti. Si presenta sul palco con il viso di biacca, danzando dondolante su un’ouverture di violini. È una buffa e ilare maschera, dietro cui campeggia un fondale a fumetti realizzato da Ferdinando Bruni, dallo stile vagamente felliniano, che riproduce episodi della storia cui stiamo per assistere.
Piuttosto matura, di rosso vestita, la signora Berta vive in un anarchico caos. Anticonformista e fantasiosa, ha il vizio del fumo e quello di storpiare le canzoni come un ragazzaccio qualunque. Si trucca sguaiatamente. Si guadagna da vivere tessendo tappeti variopinti. Si circonda di oggetti futili.
Un giorno le viene recapitato dal postino un pacco che non aveva mai ordinato. All’interno, fra trucioli celesti, un misterioso bambino sottovuoto, un “nanerottolo raggrinzito” corredato di foglietto illustrativo e soluzione vitale da versargli addosso. Berta esegue le istruzioni, e quel mostriciattolo rugoso si trasforma in Marius, splendido bambino biondo, educato, obbediente, ligio al dovere. Marius è il figlio che tutti vorrebbero avere. Così preciso da riprendere anche la neomamma le tante (troppe) volte che sbaglia.
Marius è irreprensibile, non dice mai parolacce. Gioca nel suo angolino senza disturbare. È impeccabile a tavola. Non contesta mai le decisioni degli adulti. Anche a scuola si dimostra presto il primo della classe.

La signora Bartolotti si affeziona a lui, ma è pungente nei confronti di tale perfezione. Con i suoi orari sballati, il cibo non sempre adeguato, i vestiti curiosi e le proprie abitudini buffe, crea un divertentissimo contrasto. Perché, in questa storia bizzarra, a essere eccentrico e insubordinato è il genitore, non il bambino.
Marius stringe anche amicizia con la ragazzina del piano di sotto, la simpatica e risoluta Kitti, che lo difende ogni volta che lui si caccia nei guai per la tendenza a eccellere sui compagni e a non raccontare bugie. Ma qualcosa è destinato a stravolgere gli equilibri familiari e l’indole perfezionista del bimbo: la fabbrica che l’ha prodotto si è accorta dell’errore nel recapitarlo, e lo rivuole indietro. Che cosa inventarsi per eludere la richiesta dei rigidi burocrati dell’azienda?
Cristina Crippa trasforma un romanzo per bambini in uno spettacolo che propone la strampalata relazione tra una mamma per caso e quel figlio troppo perfetto. Una storia che conquista, utilissima soprattutto agli adulti, perché con umorismo e leggerezza pone l’accento sull’importanza di non prendersi troppo sul serio. L’educazione non è un insieme di norme rigide. L’autenticità è più importante del galateo e dei codici astratti del bon ton. Per crescere un figlio contano soprattutto la spontaneità, l’amore vitale, la generosità che tollera le debolezze altrui. Le regole sono fondamentali, ma vanno usate cum grano salis: declinate sulle singole circostanze, senza mai umiliare.
Camuffati tra gioco e immaginazione, emergono temi come l’accoglienza, il rispetto di chi è diverso, la fiducia nel cambiamento, la complessità del rapporto genitori-figli, la disponibilità instancabile a reinventare e rinegoziare le regole, di là dai decaloghi pedagogici di comodo. Inoltre, attraverso la metafora della consegna a domicilio di bimbi sintetici e liofilizzati, si stigmatizzano sardonicamente le pretese di genitori esigenti e frettolosi, con poco tempo da perdere per la procreazione, l’accudimento e l’educazione dei figli.
Qui il lieto fine coincide con la capacità di Marius di cominciare a essere un bimbo normale, che commette birberie, o si esprime in un linguaggio colorito. Del resto, si cresce proprio nell’atto in cui si diventa capaci di confrontarsi con gli altri, nel bene e nel male, osando commettere errori. E lasciandosi andare, sporcandosi le mani, anche a costo di spiaccicare budini sul divano.
Il bambino sottovuoto è una storia intensamente liberatoria. Con un soffio di giocosa leggerezza spazza via tutto ciò che di pesante si vorrebbe gettare sull’infanzia.
Cristina Crippa non smentisce le sue doti sceniche né demerita l’affetto del caloroso pubblico, che apprezza uno spettacolo intelligente dal sapore contemporaneo.
Il bambino sottovuoto
di Christine Nöstlinger
traduzione di Carla Becagli Calamai
adattamento di Cristina Crippa
regia Elio De Capitani
disegno del fondale di Ferdinando Bruni
con Cristina Crippa
luci Rocco Colaianna
produzione Teatridithalia
ETÀ: dagli 8 anni
http://www.elfo.org/persone/elfo/cristinacrippa.html

