• giovedì , 14 Novembre 2019

Valutazione dei dirigenti scolastici e specificità di contesto

di Antonio Santoro

 

Nel mondo della scuola – scrivevo tempo addietro sulle pagine di questa rivista – è sempre più tempo di valutazioni, di valutazioni interne ed esterne: di valutazione degli alunni, ma anche di valutazione degli insegnanti, dei dirigenti e delle istituzioni scolastiche autonome. E’ tempo di attività ed iniziative orientate a far assumere finalmente alla valutazione, secondo l’auspicio di molti, “la conformazione di un’infrastruttura”: di “un’<infrastruttura> del sistema (scolastico) al servizio del paese […]. La valutazione deve servire a tutti, e questo intendo quando dico che è un’infrastruttura del paese. Deve servire alle scuole per scoprire i propri punti deboli e migliorarsi, agli insegnanti per capire su cosa puntare per migliorare l’apprendimento degli studenti, alle famiglie per avere fiducia nel sistema scolastico e per potersi meglio orientare e alla politica per individuare le linee di sviluppo e le iniziative legislative, soprattutto per gli investimenti economici da fare” (1).

Deve anche servire, l’attività valutativa, a rilevare le modalità di esercizio dell’impegno dirigenziale nella scuola dell’autonomia e, in particolare, l’efficacia, delle azioni di governance per la qualità dell’offerta formativa istituzionale. Sono prospettive che la legge 107/2015 considera in termini espliciti allorché precisa che nella “individuazione degli indicatori per la valutazione dei dirigente scolastico si tiene conto del contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico previsti nel rapporto di autovalutazione […] e dei seguenti criteri generali: PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI ESSERE ABBONATO! Clicca qui per sottoscrivere l’abbonamento