• martedì , 7 Luglio 2020

Il registro elettronico

Considerazioni

di Fabio Scrimitore

Il professore di fisica del liceo scientifico cittadino non si spiegava come mai avesse potuto dare un imprevedibile 6 ad uno dei suoi meno impegnati alunni. Lo studente aveva sempre mostrato un men che scarso interesse per la scienza cara a Carlo Rubbia, sicché quel 6 poteva essere frutto di qualche distrazione del professore. In verità i professori di fisica, forse più ancora dei colleghi di matematica, riescono facilmente a concentrarsi in modo tanto intenso nell’analizzare le diverse componenti di un problema, da riuscire ad isolarsi di fatto dalla percezione diretta della realtà circostante. Sappiamo che Isaac Newton usciva in pigiama per le strade di Woolsthorpe, il tranquillo suo paese natale.
Qualcosa del genere era capitata al nostro professore di fisica, il quale aveva inserito la sua password nel computer della classe, mentre gli era accanto lo studente appena interrogato. Costui aveva ben memorizzato la password del professore e ne aveva fatto buon uso, accedendo al registro elettronico del professore e sostituendo il 4 con un più tranquillizzante 6.
Forse la soluzione adottata da quella scuola, per consentire ai professori la gestione del registro elettronico, non era la migliore. In molti istituti, in realtà, i Dirigenti scolastici sono riusciti ad ottenere, dai vari PON o da altre fonti, i finanziamenti necessari per dotare ogni aula ed ogni laboratorio della L.I.M., il cui computer viene utilizzato per la gestione del registro elettronico. E questo era il caso che si sta esaminando ora. In altre scuole i Dirigenti hanno utilizzato economie per acquistare dei tablet, che hanno assegnato ai professori. Al medesimo scopo e con gli stessi accorgimenti finanziari sono stati utilizzati anche degli efficienti smartphone.
L’impiego del computer della L.I.M. è il meno indicato per la gestione del registro elettronico perché, se il docente che se ne sia servito per annotare gli assenti o l’unità didattica da trattare nella sua ora, per mera distrazione, si allontani dall’aula per qualche attimo, senza curarsi di uscire dall’area informatica del registro elettronico, qualche intraprendente studente potrà anche tentare di violare la riservatezza dello stesso registro, a danno della privacy del docente e, soprattutto, a suo proprio vantaggio.
Da buon informatico, comunque, il professore di fisica pensò di correre ai ripari, prima ancora di proporre l’avvio del doveroso procedimento disciplinare a carico dell’indiscreto studente, impegnandosi nella ricerca di un sistema che potesse rispondere adeguatamente all’ indefettibile esigenza di sicurezza dei dati del registro del professore. Sapeva bene, il docente, che il ben noto Codice dell’Amministrazione Digitale, che è stato introdotto nell’ordinamento giuridico nazionale con il Decreto legislativo n. 82, del 2005, pretende che qualunque documento informatico, quindi anche il registro del professore, debba possedere oggettive caratteristiche di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, per aver pieno valore legale.
In verità, il professore non poteva non prendere atto che è abbastanza difficile riuscire a trovare un mezzo tecnico, o qualche serie di efficienti algoritmi, che possano eliminare gli effetti d’una malaugurata distrazione. Qualunque codice d’accesso, qualsivoglia complicatissima password, in realtà, può rivelarsi inefficace se il suo titolare li lasci incustoditi per un attimo.
Certo, in primo luogo, bisognerebbe ricorrere a semplici forme di cautela anti-distrazione. Per esempio, sarebbe bene cambiare spesso la password d’accesso al registro, posseduta dal docente, come facevano un tempo le nazioni belligeranti, che mutavano sistematicamente i cifrari segreti, con i quali gli stati maggiori comunicavano con le unità combattenti. Potrebbe essere utile anche comporre delle password molto lunghe, a struttura alfa-numerica, composta da 20 lettere-numeri, alternando lettere maiuscole a minuscole in sequenze poco comuni, magari inframmezzandovi virgole, punti esclamativi o interrogativi ed altri segni di interpunzione o qualcuno dei tanti simboli che sono presenti nelle specifiche icone di word. Sarebbe anche consigliabile che le password non contenessero informazioni personali. Sono metodi, questi, che potrebbero ridurre, anche sensibilmente, i rischi di sicurezza, di integrità e di immodificabilità del registro del professore, ma resterebbe sempre la paura che tali rischi non svanissero del tutto. Ci potrà sempre essere un genio dell’informatica che riuscirà a far breccia nel registro, allo stesso modo in cui Alan Touring fece fortunata breccia nell’impenetrabile codice Enigma, con il quale l’Ammiraglio Döenitz informava gli U-boot sulle le rotte dei mercantili statunitensi che solcavano l’Atlantico verso le isole del Regno Unito.




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