Giochi da scaricare slot machine

  1. Come Vincere Al Blackjack: Così ho aspettato e ottenuto la mia nuova dichiarazione.
  2. Come Si Gioca A Bridge - La griglia MTT include eventi freeroll giornalieri con piccolo premio garantito di 2,000 chip, e il programma regolare include diversi tornei.
  3. Metodo Sequenza Roulette: Quando youre fatto con il bonus iniziale, ci sono un sacco di altre promozioni BetOnline che vi aiuterà a guadagnare di più.

Roulette con bicchieri come si gioca

Giochi Gratis Slot Maschine
A volte le slot machine gireranno un certo numero di centesimi su ogni giro.
Punti Burraco Carte
Le nuove regole non vietano esplicitamente tale soluzione, ma richiederebbe la collaborazione della Pennsylvania Gaming Control Board.
L'unica eccezione è il simbolo a ferro di cavallo.

Sito poker bonus senza deposito

Programma Calcolo Roulette
Questo è il motivo per cui molti Casinò del Nevada non hanno da offrire sport di fantasia quotidiana.
Aams Giochi Online
E questo è tutto-ora che il tuo account è stato finanziato, puoi iniziare a giocare in modo responsabile.
Roulette In Linea Gioco Regole

L’Abramo di Kismet, colpevole d’obbedienza

Il filosofo Ermanno Bencivenga rilegge l’episodio biblico del sacrificio di Isacco da parte di Abramo. Stigmatizzando la religione quando diventa obbedienza cieca senza discernimento

di Vincenzo Sardelli

ABRAMO

di Ermanno Bencivenga | adattamento e regia Teresa Ludovico | con Augusto Masiello, Teresa Ludovico, Christian Di Domenico, Michele Altamura, Gabriele Paolocà, Domenico Indiveri | produzione Teatri di Bari/Kismet | spazio scenico e luci Vincent Longuemare | costumi Cristina Bari e Teresa Ludovico

Info: scuole@teatridibari.it

Età: triennio del Liceo

Dio che mette alla prova Abramo, chiedendogli per interposta persona il sacrificio di suo figlio Isacco. Abramo dalla fede cieca, che obbedisce senza discutere né interrogarsi. Il patriarca non filtra l’affidabilità dei messaggeri, non si consiglia con la moglie Sara: sacrificando il figlio, finisce per commettere il più efferato dei crimini.

Poco cambia se Isacco muoia davvero oppure si salvi. Perché stavolta la prova, diversamente da Genesi 22, non consiste nella disponibilità (da parte dell’uomo) ad affidarsi alla benevolenza di Dio, ma nel sondare (da parte di Dio) la capacità di discernimento dell’uomo. Abramo qui pecca d’ingenuità: si lascia circuire dal primo che passa e si sciacqua la bocca proprio con la parola “Dio”.

L’Abramo di Teatri di Bari/Kismet Abeliano è uno spettacolo trasversale, che oltrepassa la dimensione particolare di una singola appartenenza religiosa e diventa denuncia paradigmatica di tutti i fanatismi. È uno stigma sulla dabbenaggine di chi si lascia accecare da una fede integralista e ottusa. L’obbedienza svigorita diventa mistificazione, sfacelo, delitto. La nostra epoca di kamikaze islamici e attentati terroristici ne sa qualcosa.

Lo spettacolo che abbiamo visto al Teatro Filodrammatici di Milano, con l’adattamento e la regia di Teresa Ludovico, è tratto da Abramo di Ermanno Bencivenga (Aragno Editore, Torino, 2014), filosofo all’Università della California. La regista Teresa Ludovico ambienta l’opera in una specie di cortile interno, attorniato da un edificio composto di sole persiane, finestre e portefinestre. Luogo aperto ma asfittico: luci fredde (di Vincent Longuemare), uomini-topi in cerca di uno spiraglio.

Abramo (Augusto Masiello) e Sara (la stessa Ludovico) sono genitori anziani e deboli, mediamente iperprotettivi nei confronti del figlio Isacco (Domenico Indiveri), adolescente mediamente euforico, mediamente svitato. Isacco stracoccolato, inaspettato dono di Dio giunto alla coppia ormai in età senile, non sembra differire granché dai coetanei d’età contemporanea.

PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI ESSERE ABBONATO! Clicca qui per sottoscrivere l’abbonamento

Il cielo s’abbassa al livello del palco, lo riempie di nuvole e fumo. L’atmosfera è grigia. Aleggia il vuoto e un senso di solitudine. Tutto è algore in una famiglia che è somma di monadi. La Bibbia menziona uno a uno gli shock che hanno segnato la storia di questi personaggi. Qui ne vediamo la messa in scena in un quadro d’insieme attualissimo. I costumi scelti dalla Ludovico con Cristina Bari (Abramo è in giacca e cravatta ma con stivaloni da caccia) e un bicchiere di rosso non scaldano l’atmosfera. Manca ogni sprazzo di convivialità. Avvertiamo con disagio l’enorme scarto d’età tra Isacco e i genitori, qualcosa di più di un fisiologico iato generazionale.

Quel fumo nasconde insidie, che assumono presto le sembianze dei due messaggeri-viandanti (Michele Altamura e Gabriele Paolocà), che volteggiano con due buffe alette dorate sulle spalle e impastano un parlato misto di pugliese e romanesco. Con manierismo visuale pasoliniano, questi grotteschi viandanti sono depositari del fantomatico invito, rivolto ad Abramo, di sacrificare Isacco. Che – abbiamo visto – il patriarca eseguirà senza la minima esitazione.

A tenere le fila è Eleazar (Christian Di Domenico, qui anche aiuto regista), servo e corifeo che commenta l’intera vicenda senza derive saccenti o moralismi ridondanti.

Questo Abramo di Teatri di Bari è emblema dell’uomo contemporaneo che sta smarrendo ideali e raziocinio. Che annaspa in una fede fittizia, senza riferimenti etici, filosofici e teologici

La sostanza di questa drammaturgia è nel ruolo attivo che Dio esige dall’uomo nei confronti della fede: non «sonnambulo» che evita di pensare, ma soggetto dotato di spirito critico, capace di ribellarsi a un ordine che riconosce come iniquo: si chiama libero arbitrio, ovvero scelta responsabile. Consapevole o no, Bencivenga, filosofo non credente, richiama i principi della costituzione pastorale Gaudium et Spes, che postulano la coscienza come sacrario inviolabile al di sopra anche dei comandamenti di Dio, e kantianamente ci impongono di considerare l’uomo, l’altro, come un fine e mai solo come un mezzo.

Nel finale, piovono pietre fra i lampi. È una specie d’Intifada, a significare che la fede dimissionaria dalla ragione degenera in violenza, la violenza può portare a quell’aberrazione dell’arbitrio e dell’umanità che si chiama guerra. Emerge la disperazione di Sara, che si crea una realtà parallela (da cui Abramo è escluso) in cui Isacco continua a vivere, giocare e interagire come se fosse vivo. Emerge anche, in Abramo, la tardiva coscienza della propria aberrazione: “La mia non era davvero una scelta. Ho tradito mio figlio, la mia casa e il mio Dio; l’ho fatto per niente. Sono solo un pazzo… Un folle tace anche quando parla, è muto anche quando strepita… Mi è rimasto solo il silenzio”.

PERCHÉ LO CONSIGLIAMO

abramonew2

Nel Dio neotestamentario di Teatri di Bari non c’è spazio per prove diaboliche fini a sé stesse.La scelta di Abramo come protagonista, patriarca comune all’Ebraismo, al Cristianesimo e all’Islam, diventa una denuncia degli eccessi storicamente accertabili in tutti e tre i grandi monoteismi. La soluzione, tuttavia, è inaspettatamente cristiana: l’uomo redento dal peccato originale non è chiamato a scelte incoerenti con i principi della religione, con l’idea di un Dio buono al punto da sacrificare sé stesso per il bene dell’umanità. Qui non c’è spazio per il dissidio tra padri e figli per la gestione del potere, come avveniva nella teogonia greca con Urano evirato da Crono, spodestato a sua volta da Zeus. Non c’è il dilemma che angosciò Agamennone di fronte al sacrificio di Ifigenia, allorché fu costretto a decidere, in quanto re e padre, tra il bene del popolo e l’incolumità della figlia. Neppure emerge il dualismo tra sentimento e ragion di stato che condusse Antigone, che desiderava seppellire Polinice, a violare la legge di Creonte.

In Genesi 22, l’indiscussa obbedienza di Abramo al comando nebuloso di Dio era riconoscimento della gloria di un Dio capace di mantenere tutte le promesse. La fiducia nel Dio che stava imparando a conoscere e ad amare collocò Abramo nel pantheon degli eroi della fede, descritti nell’epistola agli Ebrei. Ma in quel caso, l’uomo e Dio dovevano ancora suggellare un patto di reciproca fiducia e (ri)conoscenza.

Questo Abramo di Teatri di Bari è emblema dell’uomo contemporaneo che sta smarrendo ideali e raziocinio. Che annaspa in una fede fittizia, senza riferimenti etici, filosofici e teologici. Non c’è complessità in Abramo. Non c’è complessità neppure in Sara, che non si pone il problema della fede e alleva Isacco nella religione di una forza corporea priva di spiritualità.

Di fronte agli integralismi che insanguinano il pianeta, questo testo ci ricorda che Dio va rispettato non in quanto potente, ma in quanto buono. E che religione non fa rima con violenza

È evidente che solo il connubio tra fides e ratio caro a Giovanni Paolo II, solo la fides quaerens intellectum (la fede alla ricerca di intendimento) postulata da Anselmo d’Aosta mettono al riparo dal fanatismo e dalla faziosità disposta all’odio cruento. Sottolineare il connubio tra intelletto e ragione non è pleonastico, poiché il primo è uno strumento intuitivo, mentre la seconda è un’arma discorsiva. Aver fede significa, anzitutto, considerare che Dio non ci mette alla prova in maniera diabolica, non ci sottopone a tormenti per puro compiacimento. Dio non chiede di commettere il male perché è infinitamente giusto. Non ha bisogno di testarci perché conosce il nostro animo. Secondo Bernardo di Chiaravalle, fede e ragione cercano entrambe la verità: la ragione perché la vede, la fede perché ci crede. Il rapporto tra Dio e l’uomo si basa sulla stessa reciprocità descritta da Aristotele nell’Etica Nicomachea. Di fronte agli integralismi che insanguinano il pianeta, questo testo ci ricorda che Dio va rispettato non in quanto potente, ma in quanto buono. E che religione non fa rima con violenza.

abramo-gruppo

La riduzione drammaturgica di Teresa Ludovico non toglie vigore al testo: ne sottolinea i momenti topici e si focalizza sui tratti problematici. Gli attori, perfettamente diretti, sono interpreti di un dramma della contemporaneità in cui le dinamiche relazionali delle famiglie  con figlio unico, con genitori sempre più anziani, si confrontano con la banalizzazione del senso religioso e con il fanatismo che degenera nell’aberrazione.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *