• giovedì , 14 Novembre 2019

Linee di intervento didattico e organizzativo

di Antonio Santoro

In tempo di crisi – scrivevo nel precedente numero di Scuola e Amministrazione (cfr. p. 7) – si guarda al futuro e si spera nel futuro; e si riflette, comprensibilmente, anche sul domani del sistema scolastico pubblico, ponendosi spesso domande del tipo: per quanti anni ancora vi saranno, per l’educazione e per l’istruzione tradizionale, ambiti di significato nella società liquida della post-modernità? e, in termini più specifici, quali cambiamenti saranno richiesti e/o imposti al mondo della scuola dalla rapida, esponenziale diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e dalla presenza sempre più diffusa, nelle aule, di nativi digitali?

Per individuare o costruire risposte, si organizzano convegni, si comparano riflessioni e proposte, si valutano sperimentazioni coraggiose e si rilevano, ad esempio, i risultati di esperienze di formazione a distanza. Con esiti profondamente diversi: se da una parte, infatti, si perviene alla necessità di sottolineare che “L’introduzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) in classe significa certamente una diversa organizzazione dello spazio e del tempo scolastico, ma soprattutto implica un cambiamento nelle strategie e metodologie didattiche”, e che spetta quindi ai docenti il compito, non facile, di “reinventare dalle basi la loro professione” a partire dalla comprensione di “come la tecnologia influenza la preferenza di apprendimento degli studenti” (1); dall’altra, si avverte la suggestione e si evidenzia l’ineluttabilità della prospettiva radicale di chi, come il ricercatore indiano Sugata Mitra, “ragiona su una teoria della scuola e dell’apprendimento diversa da quella stereotipata in vigore ovunque, con  insegnanti selezionati per occuparsi di una classe per un anno intero oppure insegnanti di una disciplina del curricolo. Mitra – precisa Bottani – ritiene che l’apprendimento si svolga in modo autonomo, senza il ricorso a specialisti
che svolgono la funzione di mediatori tra i discenti e le conoscenze. La via da esplorare è quella dell’autoorganizzazione
dell’apprendimento, resa ora più che mai attendibile dalle potenzialità insite nelle nuove tecnologie” (2).

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