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L’italiano in lockdown

Il lessico dell’emergenza

Di Alfredo Ligori

Questo glossario dei termini più ricorrenti in tema di Coronavirus è stato redatto nella speranza che i nostri abbonati, leggendolo, siano indotti a riflettere sul lessico – spesso infarcito di forestierismi –  attualmente usato da addetti ai lavori, politici e giornalisti. Ma non solo su quello.

  • Codice-19

Lo stesso che Covid-19, variante giornalistica forse dovuta all’errata interpretazione della sigla , dove “Co” sta per corona, e non per “codice”, “vi” per virus, “d” per “desease” (malattia) e “19” per 2019.

  • Sintomatologia

Spossatezza, tosse secca persistente, starnuti, naso che cola, difficoltà respiratorie e febbre, il sintomo che forse allarma di più. Febbre, peraltro, temuta anche presso gli antichi Romani, che addirittura si erano inventati un’apposita divinità da invocare all’occorrenza:  Febris, appunto, il cui nome può essere interpretato sia come “portatrice di morte”, sia come “purificatrice”. A Roma esistevano ben tre templi a lei dedicati, nei quali si usava offrirle dei sacrifici in occasione dei Lupercalia, le festività in onore di Fauno lupercus (protettore del bestiame dall’attacco dei lupi), che si celebravano nei giorni “nefasti” di febbraio, ossia tra il 13 e il 15.

  • Pandemia

Epidemia diffusa in vastissimi territori o in interi continenti. L’Organizzazione mondiale della sanità se l’è presa comoda prima di decidersi a dichiararla ufficialmente e, per questo, è stata accusata di eccessiva cautela. Sarebbe forse cambiato qualcosa se fosse stata più tempestiva?

  • Droplet

Le microgoccioline emesse mentre si parla, si tossisce o si starnutisce. Il termine, proprio del linguaggio specialistico, è stato inizialmente adottato dai mass media ma, poiché è risultato di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, è caduto rapidamente in disuso.

  • Termoscanner

Dispositivo elettronico che consente di rilevare istantaneamente la temperatura corporea, che ovviamente  non basta per diagnosticare l’infezione: è necessario il tampone. Il termoscanner serve per allertare, e non per diagnosticare: sostituisce un comunissimo termometro.

  • Triage

In un ospedale, la scelta e lo smistamento dei pazienti più bisognosi di cure. Si tratta di un prestito dal francese che è subito attecchito in campo sia specialistico che massmediatico, sebbene in italiano esistano almeno due termini equivalenti (quelli citati) di facile comprensione.

  • Terapia intensiva

Reparto ospedaliero in cui si somministrano cure intense a pazienti gravi. Attualmente si sta affermando la sua declinazione al plurale, ma  con riferimento alle strutture  nelle quali essa si pratica, e non già alle prestazioni sanitarie. La stessa cosa  sta succedendo per  pronto soccorso (pl. pronto soccorsi). Osservazioni linguistiche a parte, preme sottolineare che, soprattutto quando l’epidemia ha raggiunto il picco, i posti letto riservati alla terapia intensiva, in molti ospedali, sono risultati drammaticamente insufficienti rispetto all’esorbitante numero di pazienti ricoverati in codice rosso. E questo lo si deve anche ai pesanti tagli operati alla sanità pubblica negli ultimi anni.

  • USCA

Sono le ” Unità Speciali di Continuità Assistenziale “, cioè le squadre di giovani medici incaricati di curare a domicilio i pazienti che sono risultati positivi al Coronavirus, ma che non necessitano di ricovero ospedaliero.

Un’altra sigla – di non facile interpretazione – che si aggiunge alla nutrita schiera di quelle con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente.

Una in più, una in meno…

  • Picco

In questa accezione, il massimo livello raggiunto da un’epidemia.

  • Plateau

In francese, altopiano, pianoro. In italiano, indica anche, ma non solo, il livello più alto e stabilizzato di un’epidemia. Lo si potrebbe  sostituire benissimo con la locuzione “picco consolidato”, che tuttavia non si usa: forse perché più lunga e meno elegante di plateau ?

  • Trend

Andamento complessivo di un determinato fenomeno, orientamento e, soprattutto, tendenza, che è il termine italiano più appropriato. E, allora, perché non utilizzarlo?

  • Tampone

È lo strumento più idoneo a diagnosticare il Coronavirus. Consiste nel prelievo – mediante un bastoncino cotonato – di materiale organico dalle prime vie respiratorie, da analizzare successivamente in laboratorio.  Purtroppo, sono mancati spesso sia i tamponi che i reagenti chimici necessari per effettuare le analisi. A proposito, qualche medico usa il verbo tamponare nell’inedita accezione di “sottoporre a tampone”. I carrozzieri sono  avvisati.

  • Test sierologico

È un esame del sangue che  rileva l’eventuale presenza di anticorpi sviluppati nell’organismo per difendersi dal virus. Sebbene  alcuni scienziati abbiano sollevato dei dubbi sulla attendibilità dei vari test attualmente in circolazione perché non ancora validati scientificamente, molte Regioni hanno deciso di somministrarlo. Con il disappunto dei laboratori privati, che hanno già iniziato ad effettuarlo a prezzi non proprio modici.

  • Screening

Protocollo di indagini diagnostiche a tappeto, finalizzate a identificare i soggetti a rischio di  una specifica malattia. Il termine, proprio del linguaggio  scientifico, corrisponde all’espressione italiana “indagine di massa”, che tuttavia è poco usata  perchè screening è un anglicismo ormai ben acclimatato nella lingua italiana.

  • Sanificazione

Trattamento di impianti, ambienti, uffici, stabilimenti, ecc. per assicurarne o migliorarne l’igiene. Il termine sta soppiantando altri sinonimi – quali disinfestare, disinfettare, sterilizzare, igienizzare – ritenuti, a torto o a ragione,  più riduttivi o meno significativi.

  • Vaccino

È sicuramente l’arma vincente contro il virus, checchè ne pensino i no vax. Il guaio è che  è un po’ come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa dove cercarlo. Gli esperti si affannano a smorzare i facili entusiasmi, sostenendo che ci vorranno molti mesi prima che sia messo a punto, testato e, quindi, commercializzato. Speriamo che non arrivi troppo tardi, magari quando la malattia avrà mietuto altre migliaia e migliaia di vittime.

  • Caso zero

  Il paziente zero, cioè il “caso primario” o il “caso indice” di una determinata malattia. Una volta dilagata l’epidemia del Coronavirus, virologi e infettivologi si sono affannati  a cercarlo per mari e per monti, senza tuttavia riuscire a trovarlo Ma, se l’avessero trovato, sarebbe servito a qualcosa, visto che i buoi  erano già scappati dalla stalla?

  • Distanziamento sociale

Probabilmente tradotto pari pari dall’inglese social distancing,  è l‘insieme delle azioni – non terapeutiche –  tese a contrastare e, possibilmente, azzerare la diffusione dell’infezione. Commentando la locuzione adottata dal Governo, l’illustre linguista Francesco Sabatini ha eccepito che il distanziamento, più che sociale, è personale, individuale e che, comunque, sarebbe stata di più facile e immediata comprensione l’espressione “distanza di sicurezza”. Come dargli torto?

  • Lockdown

Isolamento, confinamento, blocco o, come suggerisce il Sabatini, serrata, coprifuoco. Il termine, di origine americana, indica il divieto di allontanarsi dal proprio domicilio – se non per giustificati motivi – allo scopo di contenere il contagio da Coronavirus. Ha ricevuto subito un’ottima accoglienza presso gli addetti ai lavori, i giornalisti e la gente comune, tanto che ormai sta scalzando i corrispondenti termini italiani. E questo a dimostrazione, ove ce ne fosse bisogno, del fatto che gli Italiani sono degli incorregibili esterofili.

  • Mascherine

Sono dei “dispositivi di protezione individuale” e vengono classificate in funzione del loro potere filtrante (FFP1, FFP2,FFP3), anche se qualcuno, più sbrigativamente, preferisce distinguerle in “egoiste, altruiste e intelligenti”. Non appena dilagata l’epidemia, sono diventate praticamente introvabili, con la conseguenza che il loro prezzo è lievitato a dismisura e si sono moltiplicate le speculazioni. Ora il Governo le ha rese obbligatorie, calmierandone il prezzo (meglio tardi che mai!). I virologi concordemente sostengono che non sono il toccasana, soprattutto quelle fai-da-te, spesso confezionate con materiali non idonei. Comunque, sempre meglio di niente.

Curiosità :  alcune di esse, dal profilo sporgente, sembrano la versione riveduta e corretta di quelle – anticamente indossate dai medici veneziani per proteggersi dalle pestilenze – che avevano il naso esageratamente pronunciato (a becco), imbottito di teriaca, un miscuglio di una cinquantina di erbe, carne di vipera polverizzata, mirra, miele e cannella, tutte sostanze ritenute in grado di  neutralizzare gli agenti infettivi.

  • Quarantenare

Disporre la quarantena, cioè l’isolamento temporaneo, per una persona che sia venuta in contatto con soggetti affetti dal virus. È un neologismo recentemente introdotto nella lingua italiana e che , per il momento, resta confinato nell’ambito sanitario.

  • Contact tracing

Letteralmente “tracciamento dei contatti”, è la ricerca delle persone  contagiate dal virus per isolarle e curarle. Si tratta di una locuzione presa a prestito dall’inglese e mai adoperata prima  che insorgesse l’epidemia. Serve solo a chi abbia voglia di fare sfoggio di poliglottismo.

  • App “Immuni”

È un’applicazione – da installare volontariamente sul telefono cellulare – che consente alle autorità sanitarie di tracciare e monitorare costantemente i soggetti risultati positivi al tampone per la diagnosi del Coronavirus, allo scopo di verificare con quali altre persone siano eventualmente venuti in contatto. È una strategia ritenuta estremamente efficace dai virologi per combattere la malattia, anche se comporta dei rischi per la privacy. Qualche sacrificio bisognerà pur farlo. Per il bene di tutti.

  • Device

In italiano, congegno, dispositivo (generalmente elettronico). Perché non usare uno di questi due termini al posto di quello inglese?

  • Virologi e infettivologi

Medici o biologi che normalmente studiano i virus per debellarli, ma che di questi tempi sono impossibilitati a farlo perché ingaggiati a tempo pieno dalle varie emittenti televisive, che fanno a gara per assicurarsi i loro autorevoli pareri (che, peraltro, non sono sempre concordanti).

  • Modello sanitario lombardo

Alla prova dei fatti, si è rivelato non del tutto adeguato alla gravità della situazione e, se non è crollato, si è quantomeno incrinato il mito della sua efficienza, tanto decantata sia dalla politica che dalla stampa. Addirittura è stato un ospedale del Sud, il “Cotugno” di Napoli che, a detta di molti, si è aggiudicato la palma dell’eccellenza in questa circostanza. Qualche volta, anche gli eroi piangono.

  • Case di riposo

Altrimenti denominate “residenze sanitarie assistenziali”, sono sotto la lente della magistratura perché molte di esse , da Nord a Sud, sono diventate dei micidiali focolai di infezione,  trasformandosi spesso in veri e propri lazzaretti di manzoniana memoria. Corsi e ricorsi della storia.

  • Fosse comuni

Destinate alla tumulazione di più cadaveri, sono state scavate nel Bronx, il famigerato quartiere di New York, nello stesso luogo dove normalmente vengono seppelliti i senzatetto, i poveri e gli sconosciuti all’anagrafe.  È proprio il caso di dire: cose dell’altro mondo.

  • Task force

In questa accezione, gruppo di di tecnici cui è affidato il compito di far fronte a situazioni di emergenza. Una, tra le tante messe in campo dal Governo, è quella alla quale è stato affidato il compito di individuare tempi e modi per la cosiddetta “fase due”, cioè per la ripartenza graduale delle attività produttive. La locuzione, presa a prestito dall’inglese e generalmente usata nel gergo militare, ben si adatta al clima bellico che stiamo vivendo. Speriamo che, passata l’emergenza,  si ripristinino le consuete e forse meno pletoriche commissioni.

  • Conferenza stampa

È una delle attività preferite dal Presidente del Consiglio, che non perde occasione per arringare gli italiani e, talvolta, anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, cioè per regolare i conti con l’opposizione.

  • Infodemia

Dall’inglese infodemic , è un neologismo che indica la quantità eccessiva di informazioni, talvolta neppure accuratamente verificate, relative ad un fenomeno.Nel caso del Coronavirus, un vero e proprio bombardamento mediatico, che ha contribuito non poco ad aumentare l’angoscia delle persone recluse in casa,  e perciò inevitabilmente indotte a guardare la televisione e leggere i giornali per ingannare il tempo e scacciare la malinconia.

  • Regioni

Come se non bastassero tutti i lacci e laccioli imposti dai vari decreti che si sono succeduti dal 4 marzo in poi, anche alcune Regioni non hanno resistito alla tentazione di emanare loro ordinanze, talvolta in contrasto con i provvedimenti governativi. La solita Italia dei cento campanili.

  • Smart working

Attività lavorativa svolta al di fuori dell’abituale  luogo di lavoro e generalmente caratterizzata dall’ assenza di vincoli spaziali e/o temporali. Si tratta di una locuzione impropriamente usata perché gli Inglesi chiamano remote working il lavoro prestato da remoto; invece, per smart working intendono una modalità di lavoro flessibile, caratterizzata dall’impiego di tecnologie e  strumenti idonei a rendere il lavoro più funzionale e, quindi, più intelligente (smart, appunto). In italiano, su suggerimento dell’Accademia della Crusca, la corrispondente espressione  adottata è “lavoro agile”, ma quello che stiamo sperimentando in questo periodo non è affatto il lavoro agile, o intelligente che dir si voglia: è semplicemente il “lavoro da remoto” o “lavoro a distanza”. Insomma, un bel pasticcio.

  • Autocertificazione

Nel caso del Covid, il cittadino deve dichiarare – in un apposito modulo più volte modificato – il motivo per il quale ha necessità di spostarsi dal proprio domicilio, pena una pesante sanzione pecuniaria. Figuriamoci se potevamo non cogliere al volo l’occasione propizia per burocratizzare anche una tragedia. Ma si sa, noi Italiani siamo condannati ad annegare nel mare magnum  delle carte e cartuscelle.

  • Mes

“Meccanismo europeo di stabilità”, meglio noto come fondo salva-Stati. È uno strumento di pronto soccorso economico per i Paesi membri dell’UE che ne facciano richiesta. Attualmente può essere utilizzato esclusivamente per far fronte alle spese sanitarie sostenute a causa dell’epidemia, o comunque ad essa legate. In Italia, la politica è divisa: l’opposizione è nettamente contraria, parte della maggioranza è favorevole, il Governo tentenna. Staremo a vedere.

  • Patrimoniale

Imposta che colpisce il patrimonio, sia mobile che immobile, per finanziare  servizi che lo Stato o gli Enti locali forniscono alla collettività. Coloro che sono favorevoli sostengono che sia uno strumento di giustizia sociale in tempi di crisi, quando i ricchi sono chiamati ad aiutare i poveri; i suoi detrattori, invece, la considerano ingiusta perché tassa per la seconda volta un patrimonio già assoggettato a prelievo fiscale. Entrambe le posizioni non sono prive di fondamento. Dipende dai punti di vista.

  • Recovery fund

Letteralmente “ fondo di recupero”, è un fondo appositamente istituito dall’UE per consentire l’emissione dei cosiddetti recovery bond, le obbligazioni europee che serviranno ad aiutare economicamente gli Stati membri colpiti dal Coronavirus. Due nuove (per noi) locuzioni inglesi che sentiremo ripetere spesso nelle prossime settimane.

  • Sure

Non sono i capitoli di cui si compone il Corano, è l’acronimo spurio di State  sUpported  shoRt-timE  work, lo strumento comunitario che  aiuta i lavoratori a non perdere il lavoro e le aziende a non chiudere i battenti. Una sorta di cassa integrazione europea. Sure  è un aggettivo che in inglese significa sicuro e che ben compendia il concetto sotteso all’iniziativa.

  • Flash mob

Incontro di più persone in un determinato luogo per inscenare un’azione insolita, quale quella cui da tempo assistiamo quotidianamente e che impegna estemporanei  cantanti e suonatori nell’esecuzione di canzoni con l’ausilio di strumenti spesso improvvisati, come pentole, mestoli, fischietti , trombette, ecc. È anche questo un modo per eludere la solitudine e lanciare un messaggio di speranza.

  • Pranzo sui balconi

Rimarrà a lungo impressa nelle nostre menti l’immagine di quelle due famiglie che, abitando in due appartamenti contigui dello stesso palazzo, hanno pensato bene di  sistemare un’asse di legno sulle ringhiere dei rispettivi balconi, quindi hanno apparecchiato l’improvvisata tavola e si sono messe a pranzare in allegria. Così facendo, hanno sicuramente aggirato le ferree disposizioni vigenti, ma almeno ci hanno  strappato un sorriso, cosa rara di questi tempi.

  • “Panaro” solidale

 Paniere contenente generi di prima necessità, comparso a Napoli durante l’epidemia e recante la scritta: “Chi ha metta, chi non ha prenda”. Che la dice lunga sulla generosità dei napoletani.

  • Spesa sospesa

Spesa, presso un negozio di generi alimentari, offerta da un donatore anonimo ad una persona bisognosa. Ricalca il famoso “caffè sospeso”, sempre inventato dai napoletani. E chi altri avrebbe potuto farsi venire una simile idea?

  • Medici e infermieri

Alcuni non hanno esitato a definire eroi quelli che hanno sacrificato la vita per salvare quella dei loro pazienti, altri li hanno considerati semplicemente dei professionisti coscienziosi, ligi al proprio dovere. Chi ha ragione? Difficile stabilirlo, anche perché non esiste una linea netta di demarcazione tra virtù ed eroismo. Sta di fatto che, in molti casi, sono stati mandati allo sbaraglio, a combattere a mani nude contro un nemico agguerrito e quanto mai aggressivo. E, tuttavia,  non si sono tirati indietro, prodigandosi in tutti i modi. Come li avremmo definiti se, invece di medici e infermieri, fossero stati dei soldati spediti al fronte sprovvisti di armi ed equipaggiamento adeguati?

  • Sacerdoti

Anche se non hanno goduto  della stessa attenzione mediatica riservata a medici e infermieri caduti sul posto di lavoro, sono numerosi  quelli che sono morti per aver contratto la malattia recando il conforto religioso agli ammalati. È per questo che  meritano la nostra sincera ammirazione e la nostra umana pietà.

  • Farmacisti

Alcuni di loro – per fortuna in numero nettamente inferiore a quello di medici, infermieri e sacerdoti – hanno perso la vita prestando un servizio di fondamentale importanza per la nostra salute. Onore al merito!

  • Slogan

Io resto a casa : mantra ripetuto ossessivamente dai mass media, come se quella di restare chiusi in casa non fosse una scelta obbligata. E poi, dove mai potremmo andare, visto che è tutto sbarrato?

Andrà tutto bene : messaggio eccessivamente ottimistico, diffuso allo scopo di infondere coraggio e ottimismo. Sì, ma vallo a raccontare ai familiari di quelle migliaia di vittime che l’epidemia ha lasciato sul campo.

Ce la faremo : slogan più realistico del precedente. Probabilmente ce la faremo, ma a che prezzo?

  • Retroscenisti

L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, sicchè si sono  buttati a capofitto nella mischia formulando le ipotesi più stravaganti e inverosimili, come quella secondo cui il virus sarebbe sfuggito di mano ai ricercatori di Wuhan.

Dulcis in fundo

L’Inps, con un suo comunicato, ha recentemente informato gli utenti di avere notificato il data breach al Garante per la protezione dei dati personali… Orbene, premesso che per data breach si intende la violazione dei dati personali che può comportare, tra l’altro, la loro divulgazione non autorizzata, è lecito chiedersi quanti siano gli Italiani – che notoriamente hanno scarsa dimestichezza con le lingue straniere – in grado di decifrare quell’espressione. Ma si sa, anche la burocrazia è stata   infettata dal virus del morbus anglicus, che sta progressivamente intaccando il dna della nostra lingua. Ci dobbiamo forse rassegnare a parlare tutti l’ italinglish ?

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