La scuola di tutti i talenti
Come riconoscerli e aiutarli ad esprimersi
Abstract
L’esperienza di una “maestra” che ha avuto la fortuna di incontrare, sperimentare e approfondire il tema dell’alto potenziale, prima a Roma in una scuola internazionale privata ora a Bari in una scuola pubblica. Lo studio e l’esperienza sul campo mi hanno permesso di capire che il talento non è solo di chi possiede un QI
superiore alla media, ma che ogni bambino possiede un “dono”.
“Noi insegnanti abbiamo il dovere di saperlo riconoscere e valorizzare attraverso interventi che possano garantire il successo formativo, emotivo e relazionale di ogni individuo”.
Con la Rete “Alto Potenziale” la referente delle scuole sta sperimentando il progetto pilota “Talenti nascosti” nell’Istituto comprensivo “Mazzini-Modugno” di Bari.
“Lo sviluppo del talento è, dunque, soprattutto uno “sforzo” da parte di noi docenti, dei nostri dirigenti e di tutti coloro che contribuiscono alla creazione di un ambiente di apprendimento più appropriato, che massimizzi la trasformazione dei “doni” di una persona in talenti socialmente utili, tenendo sempre a mente i catalizzatori intrapersonali di quella persona, in particolare le sue passioni”.
Di Amelia Melaccio*

Referente dell’alto potenziale cognitivo dell’Istituto Comprensivo “Mazzini-Modugno” di Bari
Responsabile scuole della Rete “Alto Potenziale”
Sono un’insegnante della scuola primaria e dell’infanzia, mamma di due bambini e da poco rientrata in Puglia dopo aver vissuto nove anni a Roma dove ho potuto vivere una magnifica e determinante esperienza professionale in un contesto scolastico particolarmente stimolante e “supportivo”. Nel corso di questi anni ho lavorato in una scuola bilingue molto prestigiosa della Capitale e ho potuto osservare, nel mio ruolo di “maestra”, i bambini nella loro complessità e unicità cercando sempre di far emergere, in ognuno di loro, il talento “nascosto” che, a volte, noi insegnanti non riusciamo a vedere.
Ho avuto la fortuna di formarmi e sensibilizzarmi sul tema dell’alto potenziale grazie al LabTalento. Sotto la direzione della Professoressa Maria Assunta Zanetti, io e miei colleghi siamo stati supervisionati nel percorso che va dal riconoscimento dell’alto potenziale alla ricerca di metodologie didattiche da utilizzare nelle classi con studenti dalle caratteristiche “particolari”, supportando il lavoro e le difficoltà riscontrate da noi docenti nella gestione di questi bambini. In alcuni casi abbiamo lavorato in sinergia con il LabTalento in modo da creare materiali adatti ai bambini e comprendere le strategie più efficaci da utilizzare nel contesto classe.
Questo accadeva in una scuola privata…dato non del tutto irrilevante se consideriamo che “la definizione di plusdotazione è strettamente correlata al contesto culturale, al periodo storico e a quali qualità, talenti ed attitudini sono considerati rilevanti in un determinato contesto” (Tannenbaum,2000). Ciò vuol dire che i fattori ambientali ( famiglia, gruppo dei pari, scuola, istituzioni economiche culturali e sociali) possono essere determinanti nel permettere che un potenziale eccezionale venga riconosciuto e incoraggiato.
Quando questo riconoscimento manca, sopratutto a scuola, si rischia di disperdere, anche socialmente, il talento di ognuno. Perché se gifted vuol dire “dotato di un dono”, allora tutti i bambini lo sono: dotati di un talento e riuscire a garantirne la valorizzazione individuale potrebbe avere ricadute significative sulla società. Non è più una questione di quoziente intellettivo (QI), ma bensì un problema “etico” che non riguarda solo la scuola o la famiglia.
Ho intrapreso da poco un nuovo cammino professionale in una scuola pubblica di Bari. La mia dirigente è molto attenta al tema della plusdotazione ( che non è scontato): ha subito aderito alla Rete “Alto Potenziale” di cui faccio parte occupandomi di scuole da quasi due anni, permettendomi di avviare, in via del tutto sperimentale, un progetto sui “Talenti Nascosti” nella mia classe quinta primaria.
Non è stato facile rendere spendibile la mia passata esperienza in un contesto completamente diverso, ma ho scoperto quanto lo sguardo, la sensibilità e la formazione di noi docenti siano determinanti nell’individuazione dei talenti di tutti.
Li guardo e li ascolto i miei ragazzi e penso a quanti bambini (plusdotati e non) potrebbero non sviluppare mai la loro abilità perché non sono messi nella condizione di impegnarsi: perdono la loro motivazione e ottengono risultati inferiori alle loro possibilità o, addirittura , maturano avversione per la scuola, paura del rifiuto da parte degli adulti, tendenza al ritiro e una generale sensazione di impotenza.
Nel mio progetto ho cercato, attraverso il modello a”tre anelli” di Joseph Renzulli (1986), di tirare fuori da ogni bambino le proprie abilità e la giusta motivazione dando spazio a quelle forme di creatività che, convenzionalmente, la scuola non ritiene sempre utili e indispensabili al conseguimento di un successo scolastico spendibile nella realtà e non facilmente valutabile. Apparire intrinsecamente motivati e con interessi speciali e abilità particolarmente sviluppate in aree particolari e in attività valorizzate dal sistema culturale, sono stati gli obiettivi della mia sfida per arrivare a riconoscere e scovare studenti talentuosi.
Ma non sempre si riesce ad identificare studenti che hanno abilità e creatività superiori alla media perché, a volte, devono ancora trovare un contesto o un’area di interesse in cui poter dimostrare la loro eccellenza.
Il modello di François Gagné (1985) sostiene che “lo sviluppo del talento è il perseguimento sistematico, da parte degli individui di talento, per un periodo di tempo significativo, di un programma strutturato di attività, mirato ad un obiettivo specifico di eccellenza”. Ciò vuol dire accompagnare ogni studente ad accedere, attraverso un processo di identificazione o di selezione, ad un Curricolo di formazione arricchito, un obbiettivo chiaro e stimolante, un ritmo personalizzato. Tutto ciò richiede sicuramente un impegno costante, da parte di noi insegnanti, nella costruzione di sistemi di supporto che aiutino i bambini a padroneggiare le loro abilità per poi trasformarle in competenze almeno in un campo di attività .
Numerosi studenti di talento ci appaiono costantemente demotivati perché non gli è stato ancora assegnato il lavoro “giusto” in cui potersi impegnare produttivamente e con passione. Gagné sottolinea la non automaticità della sviluppo del talento, per cui sfortunatamente molti studenti talentuosi non riescono ad attualizzare la loro elevata abilità e possono addirittura apparire, nella loro manifesta frustrazione, come soggetti devianti o “ragazzi difficili”. Diventa così necessario favorire i bisogni apprenditivi degli studenti che già dimostrano una forma di talento ma non riescono a tradurre il loro potenziale in performance, o di chi addirittura non sa ancora riconoscere il suo.
Lo sviluppo del talento è, dunque, sopratutto uno “sforzo” da parte di noi docenti, dei nostri dirigenti e di tutti coloro che contribuiscono alla creazione di un ambiente di apprendimento più appropriato, che massimizzi la trasformazione dei “doni” di una persona in talenti socialmente utili, tenendo sempre a mente i catalizzatori intrapersonali di quella persona, in particolare le sue passioni.
Questa la mission del sistema scolastico….o, per lo meno, la mia.
Fonti biliografiche
Gagné, F. (1985). Giftedness and Talent: reexaming a reexamination of the definitions.
Gagné ,F. (2009). Building gifts into talents: detailed overview of the DMGT2.0.
Reis,S.M.,& McCoach, D.B. (2000). The underachievement of gifted studenti: what do we know and where do we go?
Renzulli, J.S. (1976). The Enrichment Triad Model: a Guide for developing defensible programs for the gifted and talented.
Tannenbaum, A.(1983). Gifted children. New York:Macmillan.
Tannenbaum, A. (2003). Nature and Nurture of Giftedness. In N.Colangelo & G.A.Davis (Eds.),Handbook of Gifted Education. Boston: Pearson Education.
Zanetti, M.A., Milan, L.(2018) Sostenere lo sviluppo del talento e del potenziale a scuola: un modello inclusivo. Psicologia dell’educazione .

