Lo scoglio della solitudine
a cura di Daniela Canitano
(docente di musica nella scuola secondaria di I grado)
La passione ribelle
– Paola Mastrocola – Editori Laterza
Un titolo attraente, uno stile incisivo, un contenuto ‘scottante’: la passione per lo studio.
È vero quello che si dice nell’incipit: oggi nessuno (o quasi) studia più e molti considerano il tempo impiegato per studiare tempo perso o vano perché…vuoi mettere l’attrazione della vita pulsante fuori di casa?
Oggi è più importante essere presente in piazza o nei “posti che contano” piuttosto che rimanere seduti a scervellarsi su matematica, latino, storia, scienze…
Ho condiviso molto del pensiero dell’Autrice, soprattutto quell’aggettivo “ribelle” accostato allo studio perché anche io sono convinta che studiare ore su ore sia una forma di ribellione all’omologazione, all’asservimento, al pensiero standard, al livellamento verso il basso…però…però, leggendo il testo, c’è stato qualcosa che mi ha creato disagio, un disagio personale, professionale che mi ha spinto a scrivere queste righe che non vogliono solo recensire un buon libro, un libro che fa riflettere e pure molto; scrivo anche per esprimere il mio disappunto sulla considerazione che la Mastrocola ha della scuola, degli insegnanti, degli altri…
In un passaggio piuttosto significativo, l’Autrice parla della scuola come “figlia del suo tempo, si deve adeguare all’andazzo”; io mi permetto di dissentire perché nella scuola ci lavoro e noto che la scuola non guarda proprio oltre le sue mura, non si adegua facilmente a quello che c’è fuori per cercare di creare una coscienza critica nei ragazzi e ragazze che ha il compito di formare. Anzi, a mio avviso, ha perso di vista il fuori e il dentro, non istruisce come dovrebbe, non forma come potrebbe, non guarda alla realtà come sarebbe necessario…
Gli insegnanti studiano poco, lo devo ammettere, e forse per questo non riescono a ‘partecipare’ ai loro allievi questo bisogno, questa necessità, ma non condivido neanche il fatto che chi non studia secondo i canoni della Mastrocola è tagliato fuori dalla sua considerazione. In poche righe vengono smantellate intere teorie pedagogiche che hanno avuto il pregio di farci guardare alle ‘parti sane’ di ognuno e di tutti, nel libro si anela allo scoglio della solitudine sul quale appollaiarsi e sfinirsi di studio. Senza pensare, però, a tutti quelli che sono annegati e continuano ad annegare sotto lo scoglio perché nessuno gli ha insegnato un modo per arrampicarcisi.
Molte delle osservazioni contenute nel libro, giuste, precise, da condividere, perdono un “pizzico” di giustezza, precisione e condivisione perché sono seguite da “sprezzanti” commenti sulla realtà quotidiana.
Mi sarebbe piaciuto che, forte della sua lunga esperienza di insegnante e di studiosa, ci avesse confidato come ha fatto a far lavorare con passione e con curiosità le sue classi…magari ora potrebbe pensarci.

