Patria!
a cura di Enrica Bienna
Patria!
Fernando Aramburu, Guanda, 2017
Consigliato agli studenti più maturi e a tutti i lettori interessati a scoprire romanzi di spessore, significativi e affascinanti, che aprano uno squarcio sulla contemporaneità.
La Patria del titolo è quella rivendicata per cinquanta anni dai Paesi Baschi contro la appartenenza alla nazione spagnola, per mezzo dell’attività politico terroristica esercitata dal movimento separatista basco dell’ETA. Una fase storica che inizia nel 1958, quando l’ETA nacque come formazione politico militare antifranchista, e si conclude nel 2011, con l’annuncio pubblico della definitiva cessazione delle attività terroristiche del movimento. Bilancio di questa lunga, cruenta stagione: ottocentoventidue morti, migliaia di feriti, decine e decine di terroristi rinchiusi nelle carceri francesi e spagnole e quel che resta di una comunità, quella dei Paesi Baschi, divisa, lacerata dagli odi, privata per tre generazioni delle sue forze migliori.
Patria, dunque, è un’idea che la storia ha connotato di significati diversi e che oggi, in Spagna come altrove, continua ad etichettare in modo ambiguo. Questo sembra suggerire il titolo.
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Ma se la lotta armata basca è il contesto storico delle vicende narrate nel romanzo, il tema principale che le annoda non è però quello del terrorismo: “Patria non è un romanzo a tesi sulla società basca né tantomeno sul terrorismo. Mi interessano la gente, gli individui, i legami. Non volevo che i miei personaggi incarnassero delle astrazioni, che fossero dei recipienti di idee e concetti. A tutti volevo conferire spessore umano, complessità, sfumature. Anche a quelli che nella vita mi sarebbero stati più distanti”. È l’affermazione che fa il suo autore, lo scrittore basco Fernando Aramburu, nel corso di una intervista rilasciata a Venerdì di Repubblica del 21 agosto 2017[1].
Il ventennio tra la nascita e la deposizione delle armi da parte dell’ETA fa da sfondo alle vicende di due famiglie nei Paesi Baschi
I personaggi della storia, numerosi, dissimili, dotati di una decisa caratterizzazione psicologica e umana, sono legati tra di loro da un intreccio vario di vincoli affettivi.
Si muovono in uno spazio ristretto e soffocante, tra il paesino basco, scenario del dramma che li tocca individualmente, e la vicina San Sebastian, con i suoi sfondi azzurri di mare. Li circonda una comunità chiusa, resa sospettosa e priva dei sentimenti di solidarietà e umanità dal fanatismo ideologico o, chissà, da sentimenti ancestrali dettati dai vincoli di sangue…
La trama vede coinvolte due famiglie, amiche un tempo, finché due eventi, tra loro forse collegati, fanno crollare un mondo di relazioni apparentemente stabili: Tzato, piccolo imprenditore e uomo pacifico, soggetto a intimidazioni e persecuzioni personali, viene giustiziato dall’ETA perché si rifiuta di subire estorsioni sempre più gravose; il giovane Yoxe Mari sceglie la strada della lotta armata e, ormai coinvolto direttamente nelle azioni terroristiche, è forse implicato anche in quella che vede come vittima il vecchio amico di famiglia.
La morte di Tzato segna un prima e un dopo nella storia delle due famiglie e in quella della piccola comunità che si difende annullando ed emarginando le vittime. E per le due mogli, il capofamiglia superstite e i figli ormai adulti, è il discrimine che costringe a fare i conti con se stessi e con la storia.
Nel romanzo di Aramburu la violenza subita o inferta diventa motore di nuove dinamiche, personali e collettive, e non si può fare a meno di cambiare
Questo evento diventa il punto prospettico da cui si ricompongono le storie individuali, in una narrazione che copre 20 anni di storia, in un andare indietro nel tempo che gioca con un continuo cambiamento dei piani temporali. Storie comuni, comuni eventi della vita, separazioni, malattie, amori, scelte. La vita insomma. Finché la violenza subita o inferta diventa motore di nuove dinamiche, personali e collettive, e non si può fare a meno di cambiare.
Negli anni, ognuno sopravvive al trauma come può, ma proprio dai più fragili, dai più colpiti, come Bittori, moglie di Tzato, e Arantxa, sorella di Yoxe Mari, verrà la forza di sostenere ad ogni costo la necessità del perdono e la ricomposizione dei sentimenti di fratellanza e umanità tra le due famiglie. Si arriva così al 2011, quando l’ETA dichiara il cessate il fuoco.
[1]Il Venerdì di Repubblica, Che romanzo, la fine dell’ETA, http://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2017/08/21/news/eta_paesi_baschi_spagna_terrorismo_fernando_aramburu-173518090/


