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Uno sguardo sull’adolescenza oggi

a cura di Enrica Bienna Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi,

Gustavo Pietropolli Charmet, Editori Laterza Economica 2010

 

Chi è lo …sconosciuto seduto tra i banchi delle nostre scuole, che si dà appuntamento con i coetanei nel labirinto dei centri commerciali, che ascolta e produce una musica mai sentita nel corso dei secoli precedenti, che cerca se stesso nel proprio corpo, nei segreti della propria anima e che non sembra interessato a ciò che gli adulti hanno da trasmettergli…?

Indifferente, all’apparenza apatico, assai scarsamente impegnato sul piano sociale e politico, seguace di mode esasperate, l’adolescente di oggi risulta ormai incomprensibile agli occhi degli adulti , che lo tengono sotto osservazione, ma per riportarne in genere soltanto disorientamento e preoccupazione, per mandare in crisi la certezza dei propri modelli educativi. “…non solo le istituzioni, ma anche uno stuolo di presidi e dirigenti scolastici, insegnanti, genitori, giudici minorili e nonni si interrogano sul comportamento sociale degli adolescenti, e si chiedono se la relazione che gli adolescenti hanno con l’autorità, con il futuro, con l’amore e con la realtà sia adeguata; se sia funzionale alla loro crescita, o non sia invece il segnale di un segreto malessere, di una crisi profonda del modello educativo che sforna giovani irriconoscibili persino a chi li ha generati e aiutati a crescere. …ci si domanda se non sia necessario,anzi indispensabile, un cambiamento del modello educativo.”

Gustavo Pietropolli Charmet , autore del testo che qui presentiamo, è autorevole psichiatra e psicoterapeuta ed è riconosciuto come il massimo esperto in Italia del disagio adolescenziale. Nel volume Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi, entra nel merito del problema utilizzando il punto di vista della psicanalisi e la complessa e ricca esperienza da lui maturata operando con adolescenti , genitori ed insegnanti.

Charmet non si mostra eccessivamente preoccupato per gli inediti modi d’essere degli adolescenti d’oggi e non sopporta atteggiamenti denigratori nei loro confronti, anzi pensa che chi conosce i giovani finisce per apprezzarli. Sostiene però che il punto certo da cui partire per provare a dare una risposta ai pressanti interrogativi di portata sociale che il tema dell’adolescenza pone, è il riconoscere che la mente degli adolescenti di oggi funziona in maniera diversa rispetto alle aspettative educative, familiari e scolastiche: nel processo di crescita che essi affrontano, sono nuovi i processi psichici messi in atto nella costruzione di sè, nuove le forme di rappresentazione di sè e del mondo e nuove le modalità di relazione adottate. Ciò che è utile agli adulti, allora, è liberarsi da schemi interpretativi inadeguati e provare ad usare chiavi di lettura nuove. Ed è questo stimolo che l’autore ci offre.

L’adolescente di oggi è “ Narciso “, non più afflitto da complessi edipici, non più costretto a sottomettersi alla legge dei padri pena il senso di colpa e la paura del castigo, o a seguire la via della ribellione e della lotta. Narciso è preso di sè, cerca il successo e la visibilità sociale, ma va anche alla ricerca di sè e di un suo personale progetto di realizzazione, di cui spesso egli solo è consapevole. Non assegna valore di guida ai soggetti adulti e alle istituzioni , a cui non riconosce alcun significato simbolico, ma ha bisogno piuttosto di riconoscimento e di rispecchiamento costanti della sua intima essenza, Ha bisogno di vedere riflessa la propria immagine nello specchio sociale, nel consenso del gruppo, nella valutazione dei docenti, nell’affetto della madre e del padre… Vive cosi’ in una condizione di grande precarietà : se gli obiettivi ideali che si pone non vengono raggiunti-cosa possibilissima- e se il riconoscimento non è scontato, la ferita narcisistica che avverte è difficile da sopportare, e il senso di vergogna del proprio fallimento detta reazioni spropositate.

Narciso perciò è fragile e spavaldo, e il suo processo di crescita è faticoso e mentalmente spesso doloroso; se dominato dalla noia e dalla vendetta, egli esplicita il disagio attraverso azioni in apparenza indecifrabili: dall’uso estetico del corpo alla sua manomissione, fino alla violenza, alle condotte “a rischio”, e al fenomeno preoccupante e più recente del “ritiro sociale” nello spazio domestico .

Narciso è capace però di utilizzare risorse insospettate per costruire se stesso e la propria identità di adulto: dotato di una grande capacità di simbolizzare, sfrutta le potenzialità di elaborazione e connessione della mente adolescente per costruire sempre nuove rappresentazioni di sè e del mondo, per darsi immagini dotate di senso e per costruire nuove mete. Gli viene incontro la sua creatività per dare vita ad espressioni artistiche che lo aiutino a dare forma alle proprie costruzioni e immagini mentali, a scoprire il proprio io, a capirsi meglio. Narciso comunica molto, ma senza alcun intento polemico e trasgressivo, adottando forme nuove: “a volte è un suono, a volte è un verso, un segno sul muro, un ghirigoro con lo skateboard: a volte è una parola, un colore mai visto prodotto dalla mescolanza degli spray, un goal segnato…”

Questo in tratti essenziali appare l’identikit dell’adolescente di oggi, con cui il mondo adulto si deve confrontare ma senza l’illusione di poter incidere per modificarlo. Perchè, come ci spiega l’autore in modo articolato e in pagine di grande suggestione, Narciso è il prodotto di una complessa serie di trasformazioni del contesto sociale e familiare e della crisi dei modelli educativi tradizionali, che hanno portato la famiglia ad assumere una nuova rappresentazione del bambino e una nuova visione del ruolo genitoriale. Divenuto elemento fondante della famiglia, il “cucciolo d’oro“ partecipa dalla sua nascita ad un contesto relazionale segnato dalla cultura del dialogo, dalla contrattazione di regole poche e flessibili, dalla condivisione di un progetto di sviluppo improntato alla libertà, alla relazionalità, alla realizzazione personale. Crescerà dunque nella assenza di modelli forti, di regole e valori imposti, e nella certezza che è suo compito dedicarsi a se stesso, per cercare la propria strada, realizzando le aspettative infantili e le promesse di successo.

Ma se cosi’ stanno le cose, e se queste sono le coordinate per orientarsi nel mondo adolescenziale, in quale prospettiva di intervento si porrà la scuola, e su quali basi costruirà la sua relazione educativa con gli adolescenti Narcisi il docente che appartiene alla generazione della cultura di Edipo?

Un buon numero di adulti in realtà mostra un atteggiamento di forte denigrazione nei confronti dei ragazzi e trova intollerabili molte espressioni della loro fragilità e spavalderia, considerate tali da impedire una relazione educativa positiva. Ma nella conclusione del suo discorso Charmet, pur riconoscendo la difficoltà di rapportarsi con molte manifestazioni della personalità dei ragazzi, cerca di mostrare agli insegnanti la possibilità di sfruttare gli aspetti positivi della loro fragilità narcisistica e della loro spavalderia: dimostra infatti che essi hanno la disponibilità ad entrare in relazione positiva ed entusiasta con chi, degli adulti, riconosce e stimola la loro creatività ed espressione artistica, con chi valorizza inclinazioni e talenti individuali, con chi collabora al progetto di sviluppo personale di ciascuno di loro. E dimostra anche, l’autore, che l’atteggiamento dei ragazzi e la loro voglia di entrare in relazione con l’adulto è positiva quando nell’adulto riconoscono competenza, passione per la disciplina insegnata, curiosità e interesse sinceri nei loro confronti.

Secondo Charmet basterebbe dunque una piccola dose di buon senso educativo per ottenere positivi cambiamenti nelle complesse dinamiche educative.

A noi, che siamo persone di scuola, il discorso appare più complesso: richiede infatti che i docenti siano da un lato preparati alle nuove dinamiche e capaci di riconoscere nei loro allievi i tratti del nuovo narcisismo, non per connotarli negativamente, ma per poterli governare e poterne equilibrare gli effetti potenzialmente lesivi dello stesso progetto di vita dei ragazzi. Ma il discorso di Charmet dimostra soprattutto che la scuola e la società richiedono docenti competenti e sicuri, che sappiano guadagnarsi la stima e l’affetto dei ragazzi come persone e come professionisti, al di là del ruolo; dimostra che oggi, senza professionalità forti, la scuola non potrà essere una buona scuola e il ruolo educativo non potrà mai essere svolto con efficacia.

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