• mercoledì , 12 Maggio 2021

Learning loss, rilevare le perdite di apprendimento a causa della pandemia

Che cosa si perde con l’interruzione forzata della didattica in presenza

di Antonio Santoro

In tempi di interruzione forzata della frequenza scolastica da parte degli studenti, la necessità di considerare il problema del learning loss per la progettazione e l’implementazione di adeguate scelte e attività didattiche compensative.

Torna in termini diffusi, nelle scuole di ogni ordine e grado, la didattica a distanza (DaD), e con essa tornano comprensibilmente le difficoltà, già sperimentate, dell’insegnare e dell’apprendere. Riaffiorano pure, con la sospensione delle attività scolastiche in presenza, le preoccupazioni per processi di socializzazione fortemente condizionati, in negativo, dalla impossibilità di interazioni faccia a faccia, in grado di consentire e promuovere la condivisione di significati e valori.

Le fatiche dei docenti in tempo di pandemia sono ormai note: riguardano, in primo luogo e in particolare, l’individuazione e  l’implementazione di modalità di azione didattica che evitino il possibile acuirsi delle diseguaglianze; quindi, un lavoro di ricerca che permetta loro di porre in essere “strategie didattiche specifiche per la personalizzazione a distanza” dell’offerta formativa istituzionale (1), e dunque “di approfondire e applicare forme di insegnamento diversificate per favorire (ovviamente, con le gradualità possibili – ndr) lo sviluppo nello studente della capacità di autoregolazione del proprio processo di apprendimento” (2). 

A mio avviso, il lavoro di ricerca dovrebbe anche giungere a sottolineare, finalmente,  l’indispensabilità della valutazione continua dei processi di insegnamento-apprendimento nella DaD; e portare a

“condividere l’idea che l’attenzione dei docenti nei confronti degli studenti sia una variabile decisiva per il successo della personalizzazione nella didattica a distanza, al punto da costituire il principale predittore della sua reale implementazione” (3).

Purtroppo, nelle esperienze finora realizzate non sempre la dimensione valutativa è stata sufficientemente considerata: in particolare, non hanno trovato adeguato spazio, soprattutto a livello micro (di singola unità scolastica e di classe), “il problema del learning loss causato dalla pandemia”, cioè “il tema di quanto siano rimasti indietro i nostri studenti nella loro preparazione”, e la conseguente prospettiva del “che cosa […] fare per aiutarli a recuperare” (4).  

Fabio Paglieri, nello scritto appena citato, ha infatti rilevato che “In cima alla lista di preoccupazioni e lamentele (dei genitori degli alunni) all’apertura dell’anno scolastico c’erano –  aggiungerei in maniera praticamente esclusiva – le lacune informative (<perché non ci avete comunicato prima gli orari?>), lo spauracchio di nuove chiusure (<come faccio a tenere a casa i figli e a lavorare?>), la confusione sulle corrette procedure (<che cosa devo fare se mio figlio ha la febbre?>), e spesso l’ansia per ricadute sociali e affettive (<mio figlio non ne può più di stare chiuso in casa, ha bisogno di uscire e di stare con i suoi amici!>)”; e che “Quasi mai – purtroppo anche nei collegi dei docenti e nei consigli di classe/interclasse – si sono sentite voci che esprimessero timori legati direttamente all’apprendimento: quanto danno hanno subito le capacità di base dei nostri studenti (leggere, scrivere, far di conto, orientarsi nel mondo e nella storia, ragionare in modo autonomo e critico) durante i mesi di lockdown e che cosa possiamo e dobbiamo fare per rimediare a questo deficit?> (5).

E’ perciò necessario che gli insegnanti delle varie scuole, in questo tempo di nuovo ricorso alla DaD, continuino, certo, a considerare “l’importanza della socialità e dei vissuti emotivi”, ma che contemporaneamente non trascurino l’esigenza di rilevare, ai fini della realizzazione di adeguate attività compensative, i deficit formativi comunque subiti da tutti gli studenti, naturalmente in forme e dimensioni diverse, a causa della interruzione della frequenza scolastica (6).  

Si tratta di un essenziale adempimento che ho già avuto modo di evidenziare in passato, nello scorso mese di maggio sul sito di Scuola e Amministrazione: in sintesi, della necessità di una valutazione continua degli esiti delle azioni didattiche poste in essere nel periodo di chiusura della scuola, allo scopo di meglio orientare, nel breve-medio tempo, gli impegni di educazione e di istruzione, e più in generale di qualificare in termini di maggiore efficacia le dimensioni organizzative della realtà istituzionale.       

Note

1) Alessandra La Marca, Percezione di efficacia dei docenti universitari e personalizzazione del processo di insegnamento-apprendimento con la DaD, Pedagogia e Vita, n. 3/2020, p. 173;

2) ivi, p. 178;

3) ivi, p. 173;

4) Fabio Paglieri, Apprendimenti negati. Dall’emergenza sanitaria all’emergenza educativa, il Mulino, n. 6/2020, p. 1096;

5) ivi, p. 1097;

6) cfr. ivi, pp. 1098-1099.