• domenica , 19 maggio 2019

Quando i giovani fanno paura

Abbassare l’età imputabile non serve; meno notorietà mediatica e più cultura sono gli strumenti per combattere la delinquenza giovanile

Di Giocondo Talamonti

 

È sempre più impellente la necessità di introdurre, nel processo formativo dei giovani, l’esigenza di acquisire una cultura collettiva, che metta al primo posto il rispetto reciproco dell’uno verso l’altro. Assistiamo infatti ad una diffusione, nel mondo degli under 18, di comportamenti criminali ad opera di baby gang che spaziano indifferentemente dai reati verso le cose a quelli verso le persone.

Da un lato, le dinamiche fenomeniche dei minorenni che, oltretutto, si legano alle organizzazioni criminali come camorra e ‘ndrangheta, dall’altro il bullismo con il suo risvolto cyber.

 

Il bullismo fa paura, soprattutto nella sua versione web, dove, oltre alle aggressioni e agli insulti, l’aspetto peggiore è legato alla diffusione di foto intime e video a sfondo sessuale

Oltre la metà degli adolescenti (59%) ha vissuto esperienze spiacevoli e negative durante la fruizione di una diretta streaming (fonte: dossier Spett-ATTORI del Web, edizione 2018).

Il processo, ovviamente, chiama in causa la famiglia, la scuola e anche il mondo dello sport: non si può far finta di ignorare che il problema risieda nella carenza educativa dei nuclei principalmente deputati a forgiare le coscienze giovanili, a cui si aggiunge, non ultima, l’attuale società, ove intemperanze, atteggiamenti anomali, sintomi di violenza e di sopraffazione sono imperanti, e giungono alla ribalta di quasi tutti i notiziari.

In conseguenza di ciò si è persa l’abitudine a controllare civilmente il dissenso e la propria opposizione.

 

Che ci si deve aspettare, d’altronde, dal continuo manifestarsi, in diretta televisiva, di dibattiti fra interlocutori che si sovrappongono vicendevolmente alzando la voce e scuotendo la testa per contraddire?

In particolare sui social network (Facebook, Instagram etc) si assiste al turpiloquio, all’offesa continua, alla volgarità becera, per sottolineare la contrarietà ad una qualsiasi propria opinione.

Dobbiamo tutti reagire al bullismo al cyber-bullismo e alle baby gang, puntando sulla cultura, sullo sport, sulla formazione, sui valori collettivi espressi dalla solidarietà e dal rispetto delle persone e delle cose.

Educare è il solo modo per prevenire, anziché cercare di abbassare l’età imputabile dei giovani per far prevalere l’aspetto punitivo.