• lunedì , 13 Luglio 2020

Pari, ma Dis-pari: “Rispetto è consapevolezza”

Di Maria Irma Pezzuto (studentessa Liceo Scientifico “De Giorgi” di Lecce)

Le parole sono pesanti, nella loro bellezza come nel loro abuso.

Siamo fortunati ad avere la possibilità di averle come mezzo per comunicare e siamo noi stessi che le riempiamo di diversi significati che vanno oltre quello vero, quello giusto. Perché sì, siamo tutti liberi e ciò che è giusto o sbagliato non si sceglie con una regola universale, ma possiamo concordare nel dire che è giusto per tutti ciò che non danneggia l’altro, che non lo opprime, che non assume l’altro a proprio vantaggio, che non lo usa per trarne sensazione di divertimento e di soddisfazione. Tutto questo è male, egoismo e mancanza di empatia.

Una grande possibilità che abbiamo è quella di conoscere gli sconosciuti.

Di uno sconosciuto sono sicura di sapere che è un essere umano: un ventaglio di emozioni, paure, capacità, forze, parole, esperienze, anche se non lo conosco. Perché così sono io, sono tante cose che mi fanno essere me stessa ma soprattutto mi fanno essere un essere umano.

Come si può pensare di maneggiare questo ventaglio, come se fosse il proprio, e da dietro uno schermo?

Questa premessa è per dire che spesso ci prendiamo una libertà che non è nostra e che non è giustificabile: prendere le vite e le emozioni degli altri e permetterci di parlare per loro, giudicarli e classificarli.

Non essendo la pedagogia della differenza una tecnica non si può insegnare. Si possono scambiare suggerimenti ma non si può descrivere perché si esprime nella pratica e la pratica è propria. E poiché ogni agire umano è portatore di soggettività è dunque necessario interrogarsi sulla propria individualità.

Noi che abbiamo partecipato al progetto “Corti di genere” abbiamo sperimentato relazioni nella differenza, pratica in cui ciascuna a partire da sé si interroga, confrontandosi anche con la letteratura e gli studi “di genere”. Questo percorso scolastico di “cittadinanza” è diventato un elemento delle nostre vite. Anche dopo il suo compimento, ha fatto nascere un legame forte, tra compagne. Abbiamo preso coscienza della triste e dura realtà della violenza, più di quanto ognuna di noi avesse già fatto individualmente. Attraverso un percorso che ci ha raccontate abbiamo avuto la possibilità di accrescere la nostra consapevolezza delle possibilità creative e inventive di noi tutti/e realizzabili nella misura in cui sappiamo intrecciare relazioni, perché in gruppo, insieme e condividendo, ci si esprime meglio e con più forza.

Da questa realtà quindi c’è stata forza, crescita, voglia di problematizzare anche stando al contesto e alle relazioni con il nostro gruppo-classe.

Abbiamo capito che chi non ha la capacità di guardarsi dentro e attorno con uno sguardo critico-costruttivo, e perciò non sa che nelle sue parole c’è l’impronta di ciò che sta cercando di combattere, deve fermarsi, studiare e riflettere.

Non possiamo permetterci di rendere debole ed insicuro chi ci sta intorno a causa della superficialità delle nostre parole.

Purtroppo per la maggior parte delle persone le prese di posizione, di parola, partono da eventi singoli che superano il limite e provocano “reazioni” in contesti di “emergenza”. C’è chi, invece, avendo acquisito consapevolezza, si impegna ogni giorno e nelle relazioni quotidiane a combattere la violenza, evidenziandone le sottili dinamiche. Ne è un esempio quello che è accaduto online ultimamente. In realtà questo fenomeno esiste da sempre, ogni giorno, ed è una delle tante manifestazioni della mentalità del giudicare, usare, deridere, giocare, maltrattare, considerare come un oggetto il corpo e l’anima altrui. Ovviamente il bersaglio preferito è la donna, considerata, dalla cultura patriarcale, ancora troppo insita in molti, una facile preda.

Attaccare il corpo della donna significa attaccarle l’anima e viceversa. Una persona è questo ed altro, è razionalità, emozioni, forma, sostanza, anima, verità, indipendenza. Nessuno ha il diritto di molestare una donna e non perché “una donna non si tocca neanche con un fiore” o “vacci piano perché non sai come la prende, magari è troppo sensibile”, ma perché siamo persone, vive.

Bisogna fare attenzione! Si deve avere rispetto! Ogni giorno della nostra vita ognuno deve rispettarsi e rispettare, analizzare, riflettere, liberarsi dagli stereotipi, dalle parole degli altri, dall’egoismo.

Dobbiamo rendere consapevole chi è convinto di star facendo bene, ma con concetti sbagliati.

Errare è umano, diffondere consapevolezze altre è un dovere, non è da saputelli; perseverare negli sbagli è da incoscienti. Siamo tutti siamo capaci di intendere e volere. Nella vita abbiamo un ruolo fondamentale che non deve essere sentito come un dovere o un gesto di carità o banale solidarietà: aiutarci, comprenderci, farci del bene, credere in noi stessi e negli altri, migliorare ciò che abbiamo intorno, credere nella nostra anima, nel nostro corpo, essere più forti degli ostacoli che incontriamo, accettarli e superarli. Perché prima di tutto siamo imperfetti, esseri che devono migliorare: è nella nostra natura sbagliare e metterci in difficoltà, ma lo è anche crescere e CAPIRE.

Leggi gli altri contributi del gruppo “Pari, Ma Dis-pari”:

Prof. Daniela Anna Rollo

Benedetta Caldararo classe 5A,   Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Priscilla Eva Rescali classe 5A, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Anastasia Pezzuto classe 5A, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Sara Persano classe 5A, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Sara Totaro Aprile classe 5A, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Enrica Greco classe 4D, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce

Alessia Russo classe 4A, Liceo Scientifico “C. De Giorgi” – Lecce