• martedì , 5 Marzo 2024

Corruzione e peculato: arrestata preside antimafia della scuola Giovanni Falcone di Palermo

La dirigente Daniela Lo Verde è finita ai domiciliari nell’inchiesta coordinata dai pm europei: era stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica e aveva aderito alla Rete di Legalità per la promozione della cultura antimafia tra gli studenti. Stessa misura cautelare per il suo vice, Daniele Agosta: contestata la gestione dei fondi europei per alcuni progetti dell’istituto

Di Stefania De Cristofaro

Palermo – Preside antimafia a Palermo e cavaliere della Repubblica per l’impegno in favore delle famiglie in difficoltà durante la pandemia. Daniela Lo Verde, dirigente scolastica dell’istituto intitolato a Giovanni Falcone, nel rione Zen, è finita ai domiciliari con le accuse di corruzione e peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione di alcuni fondi per progetti scolastici per i quali era previsto l’acquisto di dispositivi informatici e anche generi alimentari. Ai domiciliari anche il vice dirigente dell’istituto comprensivo, Daniele Agosta.

Stessa misura cautelare per la dipendente di un negozio di Palermo che, stando a quanto contestato nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri nel Nucleo investigativo di Palermo, avrebbe regalato tablet e telefoni in cambio dell’aggiudicazione diretta ed esclusiva di materiale elettronico alla scuola.

Lo Verde, nelle settimane scorse, come dirigente scolastica aveva aderito alla Rete di legalità per la “Promozione della cultura antimafia nella scuola”, rispondendo subito all’appello lanciato dal preside del comprensivo intitolato a Giuliana Saladina di Palermo, Giusto Catania. Il suo nome, infatti, figura nell’elenco dei dirigenti delle scuole che fanno parte del nucleo costituente della rete, nato per promuovere il dibattito, al fine di arrivare a “istituzionalizzare un pensiero e una pratica per la cultura in chiave antimafia” e a prevedere tra gli insegnamenti una nuova pedagogia civile.

L’inchiesta è stata coordinata dai pm delegati Calogero Ferrara e Amelia Luise dell’European public prosecutor’s Office (Eppo) di Palermo ed è andata avanti per 14 mesi, anche con l’ausilio di telecamere nascoste nell’ufficio di presidenza che hanno portato a scoprire la presenza di “una cospicua quantità di generi alimentari, dispositivi informatici” destinati agli studenti e che, invece, sarebbero stati usati dalla dirigente e dal suo vice per necessità personali. Gli accertamenti sarebbero partiti dalla denuncia con cui un insegnante dell’istituto Giovanni Falcone di Palermo evidenziava irregolarità nelle fatture, con riferimento a importi gonfiati.

La dirigente, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe “costantemente alimentato la propria immagine pubblica di promotrice della legalità, nonostante il quotidiano agire illegale e l’attenzione ai risvolti economici della sua azione amministrativa, di fatto abbandonando l’esercizio del suo ruolo tipizzato di controllo e gestione, finalizzato al buon andamento dell’istituto che si rivolge a un’utenza particolarmente fragile, costituita da alunni che, nel caso di specie, sono già penalizzati dal contesto sociale e culturale di degrado come quello in cui versa il quartiere Zen” di Palermo.

Le condotte contestate nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip del tribunale del capoluogo siciliano, avrebbero arrecato un danno alle casse dell’Unione europea, pari a 100mila euro, somma che sarebbe pari all’ammontare dei finanzieri ottenuti dell’istituto per portare a termine progetti Pon.

Secondo l’accusa, inoltre, la dirigente avrebbe dichiarato “falsamente la presenza degli studenti a scuola, anche in orari extracurriculari, al fine di giustificare l’esistenza dei progetti, di fatti mai o solo in parte realizzati, nella considerazione che la mancata partecipazione dei ragazzi avrebbe inciso in maniera direttamente proporzionale sulla quota parte dei fondi destinati, per ciascun progetto, alla dirigenza”.

La nomina come Cavaliere della Repubblica risale a giugno 2020: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva consegnato il riconoscimento motivato dal fatto che la dirigente Lo Verde “durante la fase 1 della pandemia da Covid-19” aveva lanciato “una raccolta fondi per la spesa alimentare in favore di alcune famiglie in difficoltà” e aveva anche “recuperato pc e tablet per consentire agli studenti di seguire le lezioni a distanza”.

La preside Daniela Lo Verde e il Presidente Mattarella (Fonte: Il giornale di Sicilia)

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