• giovedì , 25 Luglio 2024

La prospettiva formativa dell’Artificial Intelligence literacy

di Antonio Santoro

<…secondo il legislatore europeo, i cittadini del nuovo millennio devono padroneggiare l’uso consapevole delle tecnologie digitali, inclusa l’IA per la formazione, il lavoro, il tempo libero, la socializzazione e la partecipazione civica […]. Ne consegue che appartiene alla formazione di base, di cui la scuola e gli insegnanti sono responsabili, occuparsi della preparazione degli studenti nel campo dell’IA>.

                                                                                                       (Maria  Ranieri)

     Scrivendo tempo addietro di “Intelligenza Artificiale nella scuola” (v. Scuola e Amministrazione, n. 331 – aprile 2024, pp. 41-44),  evidenziavo soprattutto l’interesse attuale degli insegnanti nei confronti della IA e l’avvertita “necessità di politiche educative che considerino l’IA complementare e non sostitutiva dell’attività umana”. Riprendevo, in particolare, riflessioni concernenti il tema dell’<Educare con l’intelligenza artificiale>, quindi la prospettiva del ricorso, nella scuola, alle “tecnologie di IA […] come supporti pedagogico-didattici per migliorare e personalizzare i processi di insegnamento e apprendimento”, e dunque per adattare dinamicamente la proposta formativa istituzionale alle intelligenze personali, ai livelli di competenza e agli interessi di ogni studente (1). Prospettiva da realizzare – si dice opportunamente – avendo sempre piena consapevolezza che l’uso strumentale della IA nell’educazione, se da una parte può “impattare positivamente su alcuni settori chiave: la riforma dei sistemi educativi, la trasformazione delle scuole, l’innovazione dei metodi di insegnamento e l’alimentazione dei metodi per coltivare i talenti” (2), dall’altra presenta indubbiamente limiti non trascurabili. Limiti che riguardano:

– innanzitutto, <la privacy, poiché l’utilizzo di sistemi di IA può comportare rischi legati alla raccolta e all’elaborazione dei dati personali degli studenti>;

– a volte, la sottovalutazione, a causa dell’<affidamento eccessivo a strumenti di IA>, della <importanza dell’interazione umana nell’ambiente educativo, elemento essenziale per lo sviluppo socio-emotivo degli studenti>;

– infine, il rischio <rappresentato dalla possibilità che l’IA, pur essendo uno strumento promettente per la personalizzazione dell’apprendimento, possa non tener conto adeguatamente del contesto culturale e sociale in cui l’apprendimento si svolge, determinando così programmi educativi che non sono pienamente adattati alle esigente specifiche di ogni studente, e che rischiano di rafforzare gli stereotipi> (3)

     Nell’articolo menzionato in apertura, accennavo anche alle domande di formazione, individuali e sociali, che continuano a sottolineare “l’importanza di un’educazione che tenga conto delle nuove forme di alfabetizzazione richieste dalla società digitale, inclusa l’alfabetizzazione all’IA”, e che conseguentemente chiedono alla scuola di caratterizzarsi, oggi, pure “come luogo in cui gli studenti possano acquisire le competenze necessarie per navigare criticamente in un mondo sempre più digitalizzato, garantendo nel contempo i valori umani e promuovendo un futuro più equo e inclusivo” (4).

     Ciò che si sollecita è, in definitiva, un impegno promozionale specifico del nostro sistema educativo nella direzione della Artificial Intelligence literacy (AIL), cioè della conquista, da parte degli studenti, della “capacità di comprendere le conoscenze e i concetti di fondo delle tecnologie su cui si basa l’intelligenza artificiale” e della competenza a “utilizzare le applicazioni di IA nella vita quotidiana in modo etico” (5).

     Le precisazioni concernenti l’<alfabetizzazione critica alla IA> indicano – per dirla in termini essenziali. – i seguenti traguardi formativi:

* comprendere l’IA e conoscerne logiche e linguaggio;

* “saper usare e applicare l’IA […] nei diversi contesti”, anche per risolvere situazioni problematiche;

* “saper comunicare e collaborare in modo consapevole ed efficace con le tecnologie di IA e (saper) valutare in modo critico il loro impatto sociale”;
* “essere in grado di assumere una visione equilibrata nei riguardi delle delicate questioni etiche (dalla IA) sollevate”: ad esempio, della “possibilità di delegare a una macchina, in tutto o in parte, decisioni che possono avere un forte impatto sulla sfera personale dell’individuo” (6).   

    Sono, quelle appena elencate, acquisizioni possibili per l’educando negli anni di frequenza scolastica? La domanda incontra posizioni diverse, “a volte diametralmente opposte”. Tuttavia, sembra affermarsi nel tempo “un’interpretazione più inclusiva dell’AIL”: un’interpretazione radicata nel convincimento “che la literacy (in questione) non dovrebbe essere riservata solo a coloro che hanno conoscenze specialistiche, ma dovrebbe essere resa accessibile a un pubblico molto più ampio. Secondo questa visione, l’obiettivo principale dell’AIL dovrebbe essere di fornire a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro background tecnico, una comprensione chiara dei principi dell’IA, delle sue potenziali applicazioni e delle implicazioni etiche e sociali che ne derivano” (7).

     Si tratta, evidentemente, di un obiettivo importante e particolarmente impegnativo per i professionisti dell’istruzione, che a molti appare comunque “realizzabile e sostenibile all’interno della scuola, […] in virtù della multidisciplinarietà e trasversalità degli ambiti potenzialmente coinvolgibili. Integrare l’AIL nei programmi scolastici fin dai cicli primari e secondari potrà favorire la crescita di cittadini capaci di muoversi nel mondo digitale con competenza critica, consapevolezza etica e sicurezza, partecipando in maniera attiva al dibattito globale sull’IA e sul suo ruolo nelle nostre società” (8).

     Nel concludere la riflessione, sembra quasi superfluo rilevare l’indispensabilità, per l’integrazione dell’AIL nella struttura del curricolo di scuola e per l’attuazione della specifica prospettiva formativa, di una professionalità docente già adeguatamente alfabetizzata sulle problematiche relative all’uso della intelligenza artificiale nel sistema di educazione e di istruzione. E perciò in grado sia di considerare le tecnologie di IA come oggetto di apprendimento, sia di utilizzarle come strumenti per migliorare le metodologie di insegnamento. Più in generale, come opportunità di rilievo per la realizzazione di una scuola inclusiva: perché capace di soddisfare i bisogni di crescita di tutti e di ciascuno attraverso lo sviluppo delle potenzialità “che ogni persona possiede nella propria diversità” (9).           

Note:

1. cfr. Maria Ranieri – Stefano Cuomo – Gabriele Biagini, Scuola e intelligenza artificiale, Carocci editore, Roma 2023, p. 23;

2. Chiara Panciroli – Pier Cesare Rivoltella, Pedagogia algoritmica. Per una riflessione educativa sull’Intelligenza Artificiale, Ed. Morcelliana, Brescia 2023, p. 129; 

3. M. Ranieri – S. Cuomo – G. Biagini, cit.,  p. 24;

4. ivi, pp. 9-10;

5. ivi, p. 18;

6. ivi, pp. 19-21;

7. ivi, pp. 24-25

8. ivi, p. 27;

9. cfr. Vincenzo Cascino, IA e scuola inclusiva, Orientamenti Pedagogici, n. 2/2024, pp. 62-63.

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