L’IA nella scuola, tra speranza e paura
di Antonio Santoro
<L’intelligenza artificiale (IA) sta guadagnando terreno in ogni ambito dell’attività umana e così anche nel settore dell’educazione, offrendo nuove opportunità e vantaggi significativi per l’apprendimento e la pedagogia>.
(Mario Oscar Llanos)
L’intelligenza artificiale sembra essere, oggi, il tema di maggiore e più diffuso interesse anche all’interno della riflessione pedagogica. La ragione – come scrivono Chiara Panciroli e Pier Cesare Rivoltella – va sicuramente ricondotta alla consapevolezza che “In una società e in una cultura a elevatissima complessità come la nostra, senza il supporto degli algoritmi, già oggi, ma sempre più in futuro, sarebbe impossibile sopravvivere […].
Questo comporta che i contesti educativi non si pongano solo il problema di come sviluppare pensiero critico nei suoi (dell’IA) confronti, ma anche di come promuovere una cultura dell’IA per rendere i soggetti abili a conoscerne e usarne il linguaggio e le logiche” (1).
Nella scuola, i professionisti dell’istruzione affrontano il tema in esame con una evidente diversità di stati d’animo e punti di vista, mai marginalizzando, però, il problema dell’<etica dell’uso> e sempre rimarcando la necessità di politiche educative che considerino l’IA complementare, e non sostitutiva dell’attività umana.
Come spesso accade quando il discorso e l’agire professionali riguardano novità significative e di particolare rilievo, c’è chi considera soprattutto – e, talvolta, addirittura in termini esclusivi – l’orizzonte dei vantaggi che possono derivare dall’uso della intelligenza artificiale in ambito educativo. E si sofferma, conseguentemente, a precisare che l’IA offre maggiori opportunità:
a) di personalizzare l’offerta formativa della scuola, adattandola “alle esigenze individuali, identificando le lacune di apprendimento degli studenti e fornendo loro materiali e risorse specifici per colmarle” (2);
b) di dispiegare attività di tutoraggio in grado di guidare e di orientare gli studenti nella gestione delle loro esperienze di conquista di nuove conoscenze e abilità;
c) di “realizzare un monitoraggio costante sul progresso degli studenti e identificare eventuali involuzioni o difficoltà di apprendimento, consentendo così agli insegnanti di intervenire tempestivamente con il supporto necessario” (3);
d) di “sviluppare la creatività inibendo le risposte standard dello studente e stimolandolo a cercarne di innovative” (4).
Ma c’è pure chi, con gli eccessi di un realismo probabilmente dettato dall’esperienza e/o da una naturale prudenza, ritiene di dover in primo luogo sollecitare una responsabile presa di coscienza dei “fattori di rischio rilevati dal dibattito scientifico sull’utilizzo dell’IA nell’educazione”, e che già in vario modo si riconducono:
– alla prospettiva della eventuale sostituzione dei docenti con programmi di IA;
– a criticità che riguardano “la privacy e la sicurezza dei dati dei fruitori di questi programmi” (dati – si rileva da più parti – dei quali i sistemi di IA “si nutrono” e che via via utilizzano per migliorare progressivamente le loro prestazioni);
– ai probabili disagi degli studenti per i limiti o per la mancanza di interazione umana; – infine, alle “non indifferenti difficoltà tecniche trovate dagli studenti nell’utilizzo delle risorse basate sull’IA (problemi di connessione, difficoltà nell’interazione con l’interfaccia o problemi di compatibilità con i dispositivi). Queste difficoltà possono influire sull’esperienza degli studenti e possono richiedere un supporto e tempi adeguati per il loro superamento” (5).
Sono, comunque, le possibilità di utilizzo dell’IA in ambito didattico a interessare maggiormente, oggi, i docenti dei vari ordini e gradi di scuola. I quali considerano, ad esempio, con particolare attenzione,
* le applicazioni che “incorporano dispositivi AIED (Artificial Intelligence in Education) per tracciare e migliorare il comportamento degli studenti” e per “progettare e realizzare (in virtù della raccolta di determinati dati) azioni di intervento mirate al miglioramento dell’apprendimento o alla riduzione/prevenzione di problemi specifici come l’abbandono scolastico” (6),
e
* quelle che adottano gli Intelligent Tutoring System (ITS) per le loro possibilità di “prendere decisioni sul percorso di apprendimento di un singolo studente e sul contenuto formativo da selezionare, nonché (di) sostenere i processi cognitivi attraverso la promozione del dialogo” (7).
“Le sperimentazioni condotte finora – sottolineano opportunamente C. Panciroli e P.C. Rivoltella – mettono in evidenza potenzialità e opportunità di sviluppo di queste applicazioni nei contesti della didattica e della formazione.
Tra le potenzialità si riconoscono sicuramente:
– il tutoraggio personalizzato che, oltre alla possibilità di fornire feedback in tempo reale agli studenti, consente anche un risparmio di tempo e il controllo dei contenuti (verifica dell’ortografia, della sintassi, della traduzione interlingua, ecc.) con un elevato grado di accuratezza;
– l’apprendimento interattivo, ovvero la possibilità di interrogare il sistema esperto, ottenendone risposte e indicazioni operative;
– l’apprendimento adattivo e cioè la possibilità, attraverso il sistema, di comprendere il livello di conoscenza degli studenti e adattare a esso i contenuti, risolvendo i problemi che volta a volta si presentano” (8).
Anche il ricorso all’IA per la valutazione degli studenti già rappresenta, di fatto, “un’area di sviluppo dell’ambito didattico che parte dalla messa a punto di nuovi paradigmi teorici e metodologici che considerano la valutazione non come una fase finale del percorso, ma come un’azione didattica che si sviluppa in itinere, è parte integrante del lavoro di apprendimento e permette di monitorare i vari aspetti del processo di conoscenza”(9).
Probabilmente, “il livello di avanzamento della tecnologia” favorirà, nel prossimo futuro, altri significativi processi di crescita (10). Per ora, si può quindi accogliere il suggerimento di “non commettere l’errore di pensare che l’IA rappresenti solo un rischio da cui doversi difendere: torniamo all’importanza di preferire la speranza alla paura” (11).
Note
1. C. Panciroli – P.C. Rivoltella, Pedagogia algoritmica. Per una riflessione educativa sull’Intelligenza Artificiale, Scholé – Ed. Morcelliana, Brescia 2023, p. 10;
2. Mario Oscar Llanos, Editoriale, Orientamenti Pedagogici, 1/2024, p. 9;
3. ivi, p. 10;
4. C. Panciroli. – P.C. Rivoltella, cit., p. 8;
5. M.O. Llanos, cit., pp. 10-11;
6. C. Panciroli – P.C. Rivoltella, cit., pp. 105-106;
7. ivi, pp. 106-107;
8. ivi, p. 109;
9. ivi, p. 118;
10. cfr. ivi, pp. 109-110;
11. ivi, p. 10.

