Dataninja: imparare ad analizzare i dati
Intervento di Andrea Nelson Mauro, responsabile Dataninja School
Dataninja è un gruppo di lavoro specializzato in data literacy, media literacy e più in generale nella divulgazione delle competenze digitali. Dal 2012 a oggi, lavoriamo per promuovere, divulgare ed utilizzare queste competenze nell’ecosistema digitale nel quale viviamo.
Dalle inchieste di data journalism pubblicato in numerosi testate europee, alle soluzioni tecnologiche sviluppate e sperimentate in questi anni come il sistema di generazione automatica di contenuti creato per il Sole24Ore, ai numerosi programmi didattici sviluppati nei contesti più diversi (aziende, scuole, università, pubbliche amministrazioni, organizzazioni del terzo settore), abbiamo promosso un approccio positivo e propositivi per fare accrescere consapevolezza e competenze nell’uso degli strumenti digitali. Negli ultimi anni abbiamo anche sviluppato il progetto Open the Box, per promuovere una forte azione divulgativa nelle scuole italiane ed europee, promuovendo tra docenti e studenti la diffusione di competenze digitali, ormai essenziali nella vita di tutti i giorni.
Qual è lo specifico contributo di Dataninja nel progetto XQ the News?
Contribuiamo alla dissemination e lavoriamo per la diffusione delle competenze di data journalism sia all’interno del partenariato che in relazione agli stakeholder di progetto. Supportiamo le attività del consorzio e dei beneficiari finali per l’acquisizione di competenze specifiche, dando un contributo nella crescita di consapevolezza e nel miglioramente delle proprie attività lavorative.
Ci spiega meglio cosa si intende con “data journalism”?
Il data journalism non è un “alieno” rispetto al giornalismo tradizionale. È un metodo di lavoro che rende più attendibile, efficace e trasparente il modo di fare giornalismo. Si ispira al metodo scientifico, parte da una domanda di ricerca, si concretizza nella ricerca di dati online, attraverso fonti istituzionali e private, anche con le tecniche di Open Source Intelligence (OSINT), con l’obiettivo di approfondire un fenomeno dal punto di vista quantitativo oltre che qualitativo. Quanti sono i migranti che cercano di raggiungere l’Europa? Quanti di essi muoiono lungo il cammino? Qual è l’impatto del gioco d’azzardo sulla società? Quanti sono i beni confiscati alle mafie nel vecchio continente? Per rispondere a queste e tante altre domande, abbiamo costruito inchieste crossborder che ci hanno permesso di uscire dai confini nazionali e lavorare con una prospettiva globale.
Le competenze del data journalism devono essere multidisciplinari, per definizione. Cercare i dati significa avere competenze tecnologiche per poterli scaricare e utilizzare, ma anche legali e amministrative per richiedere l’accesso ai dati alle pubbliche amministrazioni. I data journalist devono avere competenze di base di statistica, per analizzare i dati in maniera opportuna, incrociarli con varie fonti, estrarre insights ed informazioni in maniera appropriata. Come devono avere anche competenze visuali e grafiche per rappresentare i dati tramite grafici e mappe che siano pertinenti e che vengano costruire secondo una metodologia. Infine narrative, perché i data journalist devono sapere raccontare questi dati costruendo uno storytelling puntuale ed efficace.
Da parte nostra ci battiamo affinché questa metodologia di inchiesta si diffonda sempre di più tra freelance e redazioni, perché si tratta dello strumento migliore per ricostruire un rapporto solido e stabile tra mondo dell’informazione e lettrici/lettori, che torni ad essere basato su un elemento fondamentale: la fiducia.

