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“Episodio gravissimo, ma basta giustizialismo: lo studente era stato bullizzato”

La dirigente scolastica dell’Itis Viola-Marchesini di Rovigo, Isabella Sgarbi, ricostruisce il caso della docente colpita da due pallini sparati da un 14enne con una pistola ad aria compressa, e invita a una riflessione sugli episodi di violenza in classe: “Spiace essere ricordati per questo, ma l’intervento del ministro era necessario rispetto al fenomeno generale per il quale servono azioni mirate in chiave preventiva e risorse”

di Stefania De Cristofaro

“Spiace essere ricordati in tutta Italia come l’Istituto in cui uno studente ha sparato pallini a una docente, ma i fatti sono andati diversamente rispetto a quanto è stato raccontato in televisione e sui giornali: quel ragazzo era stato bullizzato ed è finito in una sorta di sfida tra coetanei. L’episodio resta gravissimo, ma va contestualizzato e occorre mettere la parola fine al giustizialismo che ha fatto male a tutti: alla docente rimasta ferita, agli studenti coinvolti e a tutta la nostra comunità”.

Il caso dell’Itis Viola-Marchesini di Rovigo

La dirigente scolastica Isabella Sgarbi dell’Itis Viola, che insieme all’Ipsia Marchesini costituisce un polo unico a Rovigo, con quasi 1.500 studenti, ricostruisce quanto accaduto l’11 ottobre 2022, per onore della verità, per poi invitare docenti, genitori, istituzioni, giornalisti e lo stesso ministro a una riflessione generale sugli episodi di bullismo e cyberbullismo che avvengono a scuola e sui quali il titolare del dicastero, Giuseppe Valditara, è intervenuto, partendo da quanto avvenuto in una classe dell’istituto veneto.

Quel giorno, la professoressa Maria Cristina Finatti, docente di Scienze, mentre stava spiegando le caratteristiche le galassie, è stata ferita dai due pallini sparati da uno studente con una pistola ad aria compressa, mentre un altro alunno riprendeva tutto con il telefonino. Quel video è finito sui social e continua a rimbalzare alimentando il caso.

Il contesto in cui è avvenuto l’episodio

“Fermo restando la gravità del fatto, lo studente che ha agito viveva una condizione di isolamento in classe anche per via dell’ottimo rendimento scolastico e sportivo. Situazione peraltro che andava avanti dalle scuole medie”, spiega la dirigente. “In qualche occasione, alcuni studenti gli avrebbero detto ‘tu non sei capace a fare questo e quest’altro’. Quindici minuti dopo che è successo il fatto, lo studente è venuto in presidenza per dichiararsi autore del fatto e scusarsi. Ora pende un procedimento davanti al tribunale dei minori di Venezia rispetto al quale, chiaramente, è necessario mantenere doveroso riserbo, ma tengo a precisare di aver denunciato tempestivamente quanto accaduto”, prosegue.

“La vicenda, quindi, rispetto a quanto è stato riferito ad oggi dai media locali e nazionali è completamente rovesciata. E’ necessario tutelare la docente e al tempo stesso prendere in considerazione il contesto in cui il ragazzo ha agito: lo studente potrebbe isolarsi ancora di più ed è su questo aspetto che come scuola, come educatori, come adulti, siamo chiamati a lavorare. Bisogna evitare che le vessazioni riprendano ed è necessario che chi abbia materialmente la possibilità di rimuovere il video dalla rete, lo faccia al più presto”, dice ancora.

Sette in condotta per gli studenti coinvolti

“Dal punto di vista disciplinare, i ragazzi hanno avuto un 7 in condotta alla fine dell’anno scolastico, così come deciso dal consiglio di classe in autotutela dopo l’intervento del ministro”, va avanti. “Nel primo quadrimestre il voto è stato 5, come pure quello in Educazione Civica, mentre nel secondo, inizialmente c’era stato il 9, in esito alla funzione rieducativa svolta dalla scuola, dopo aver riconosciuto che c’era stato una specie di black-out, un momento, quel giorno in cui la docente è stata ferita”, sottolinea.

“Ora ci si chiede per quanto tempo ancora, questo ragazzo debba pagare per l’errore gravissimo che ha commesso. Fatta questa doverosa precisazione, occorre guardare al fenomeno del bullismo in generale che c’è ed esiste, purtroppo”, aggiunge.

Azioni a scopo preventivo dal primo ciclo

“L’intervento del ministro è stato necessario perché di bullismo occorre parlare con l’obiettivo di definire azioni a scopo preventivo e non solo repressivo, non sull’onda del giustizialismo”, spiega. “E’ da un po’ di anni che osserviamo che alcuni dei ragazzi che provengono dal primo ciclo non sono scolarizzati come ci si aspetterebbe dopo 8 anni del percorso educativo svolto e, allora, il voto di condotta deve essere rilevante anche per questi studenti. La Polizia di Stato ha iniziato a incontrare i bambini della terza classe della Primaria per fare lezioni sul bullismo. Credo sia necessario seguire questa strada sin dal primo ciclo e accompagnare gli studenti fino a conclusione delle superiori”, prosegue la dirigente scolastica.

Le attività di cittadinanza solidale e la dispersione scolastica

“Quanto alle novità indicate dal ministro e in particolare le attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate previste nel caso in cui le sospensioni siano superiori a due giorni, va detto che in alcune città associazioni o cooperative ci sono, mentre in altre come ad esempio da noi, sono poche”, dice. “Nella pratica, quindi, non sarà facilissimo realizzare il dettato della riforma, anche perché si pone il problema della mancanza del personale. Certamente quello su cui bisogna lavorare, è evitare che ci sia dispersione scolastica: gli studenti vanno seguiti uno a uno, nessuno deve restare indietro. Piedi a terra, occorre un ragionamento a 360 gradi, soppesando le oggettive difficoltà di fronte alle quali il sistema scuola si trova, in questi difficili anni”.

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