• lunedì , 30 Marzo 2020

I “buu” razzisti

La presa di posizione del presidente dell’UNVS Umbria contro il fenomeo del razzismo negli stadi

I “buu” sono cori che mimano il verso delle scimmie e vengono talvolta rivolti a calciatori di origine africana. Domenica, 1 settembre 2019, durante la partita di calcio Cagliari-Inter, i cori sono stati indirizzati al giocatore Lukaku.
Cori che ripropongono i problemi di sempre l’uso di forme di violenza negli stadi, esercitato dal comportamento degli Ultras delle varie squadre. Inutile cercare di combatterlo con i tornelli e con altri mezzi repressivi, tutti però, fondati al di fuori di due concetti essenziali: l’educazione e la formazione dei singoli.

A proposito del comportamento degli ultras, in occasione dei derby o di partite di calcio, va detto, a scanso di equivoci, che le condanne inflitte ai violenti trovano concorde l’intera opinione pubblica.

I fenomeni di intemperanza sportiva stanno diventando un costume e investono squadre che vanno dai dilettanti ai professionisti. Porre un freno all’escalation è un dovere delle Istituzioni ed un diritto della comunità.

I cori razzisti, degli interisti nei confronti degli avversari, nella scorsa stagione avevano interessato diversi giocatori africani fra cui il difensore Kalidou Koulibaly del Napoli e il centrocampista del Milan Franck Kessié. Nel primo caso la curva era stata chiusa per due giornate dal Giudice sportivo. Il ripetersi di tali atteggiamenti dovrebbe comportare la chiusura di un settore per un tempo maggiore.
Individuati i responsabili, bisogna estrometterli dalle partite giocate in casa con punizioni crescenti fino all’allontanamento perenne dallo stadio.

La legge tutela il rispetto per la proprietà altrui e la salvaguardia dei cittadini nei confronti di episodi di violenza e punisce severamente chi sbaglia.
Non deve trarre in inganno, né servire da giustificazione il fatto che spesso i giudici, nei confronti di scontri “sportivi”, abbiano tenuto un atteggiamento “comprensivo” nei riguardi dei trasgressori. Per quanto riprovevoli, le violenze consumate nei contesti calcistici, hanno trovato una certa “accondiscendenza”, anche da quella parte della pubblica opinione, che considera gli “sfoghi”, come esuberanze giovanili.
C’è da chiedersi che cosa possano fare le Istituzioni per prevenire le intolleranze; perché non bastano le leggi e le forze dell’ordine per evitare che le violenze si ripetano; leggi e militari si incaricano di reprimerle.
La sola soluzione è quella di educare i cittadini e di prevenire il rischio. Soluzione che fa principalmente capo ad altre realtà istituzionali: la scuola, la famiglia, la società tutta.
Sarà il caso che quanti hanno come dovere sociale la responsabilità di crescere cittadini rispettosi delle leggi, si attivino per evitare che il cattivo comportamento di pochi si identifichi con quello di tutti.

Al di là delle violenze di pochi, quasi tutto il popolo sportivo è in grado di dominare le proprie intemperanze. Pochi stupidi danneggiano tutto il sistema e per questo se ne parlerà ancora a lungo.

Il problema della violenza in Italia c’è e le partite di calcio sono ricche di episodi incresciosi che non risparmiano anche i sodalizi che vantano una solida tradizione sportiva. Si deve reagire duramente contro i casi di discriminazione.

Recentemente l’Antimafia ha svelato relazioni pericolose tra criminalità e ultras.
Il rapporto dell’Antimafia contiene considerazioni inquietanti sulle infiltrazioni criminali nelle curve degli stadi. Nessuna grande squadra ne è immune, ma purtroppo sull’argomento nessuno sembra voler fare davvero chiarezza.
Nel decreto sicurezza bis è previsto il DASPO (acronimo di: Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) rafforzato per chi abbia partecipato, anche all’estero, a episodi di violenza o minaccia. L’adozione di questa norma sembra ricondurre per lo più ad eventi recenti di cronaca.
La norma repressiva denota una sensibilità verso i temi concreti ed attuali, ma è carente sotto il profilo educativo.
Personalmente sono convinto che bisogna puntare sui giovani, sulla prevenzione, sulla formazione chiamando la scuola tutta, la famiglia a dare il proprio contributo. Le istituzioni, le organizzazioni sportive e i club dovrebbero collaborare favorendo gli incontri tra studenti e campioni perché, quest’ultimi, possano trasmettere gli autentici valori dell’attività sportiva.
Lavorando in sinergia sarà possibile creare una vera cultura sportiva, senza pensare solo alla repressione. Proviamoci…insieme si può.

*Presidente regionale dell’UNVS Umbria