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Istat, da settembre indagine su campione di studenti tra 11 e 19 anni

di Stefania De Cristofaro

La nuova rilevazione su bullismo e cyberbullismo è stata annunciata dal direttore della Direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione, Saverio Gazzelloni, durante l’audizione alle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo: “Fungendo da supporto alle decisioni politiche, possono rappresentare un utile strumento di monitoraggio dei fenomeni e delle azioni messe in campo per contrastare gli episodi di violenza”

L’Istat è favorevole all’introduzione di una norma che preveda la realizzazione di indagini su bullismo e cyberbullismo, attraverso rilevazioni strutturate con cadenza periodica che ne monitorino l’evoluzione. E dal prossimo mese di settembre avvierà un’indagine rivolta ai ragazzi di età compresa tra 11 e 19 anni con l’obiettivo di avere un quadro informativo sulle tematiche che, dopo quanto accaduto a Rovigo, sono diventate di stringente attualità, tanto da aver determinato un rapido intervento del ministero dell’Istruzione per rivedere del voto in condotta e la sospensione.

Ad annunciarlo è stato il direttore della Direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione, Saverio Gazzelloni, durante l’audizione davanti alle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo, per l’esame delle proposte di legge recanti “Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo, del cyberbullismo e di misure rieducative dei minori”.

Il contributo dell’Istat come supporto alle decisioni politiche

“È importante che le statistiche, fungendo da supporto alle decisioni politiche, possano rappresentare un utile strumento di monitoraggio dei fenomeni e delle azioni messe in campo per contrastare gli episodi di violenza”, ha sottolineato Gazzelloni davanti ai parlamentari delle due commissioni riunite.

“Da quanto emerso dalle esperienze condotte fino ad oggi, crediamo sia opportuno inserire, con regolarità, l’analisi di questi temi nell’ambito di indagini più ampie, che consentano di comprendere anche il background familiare, scolastico e sociale dei ragazzi: un modo per individuare le categorie più vulnerabili alle quali rivolgere maggiore attenzione con politiche di prevenzione e contrasto”, si legge nella relazione presentata in occasione dell’audizione.

La finalità delle indagini e il nuovo questionario

“Le stesse indagini potrebbero raccogliere anche informazioni sui soggetti (famiglia, insegnanti, gruppo dei pari) che possono rappresentare per i giovanissimi un punto di riferimento sul quale contare e riporre fiducia nel momento in cui subiscono comportamenti vessatori”, ha sottolineato il direttore dopo aver ricordato che si è di fronte a “fenomeni che cambiano rapidamente così come con velocità sono cambiati molti aspetti del mondo relazionale giovanile e, in particolare, il modo in cui i giovani entrano e restano in contatto tra di loro”.

A questo mutamento, così come è stato ricordato dal direttore della Direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione, si è accompagnato anche quello tecnologico, con una larghissima diffusione tra gli studenti, già dalle scuole elementari, di smartphone e l’adeguamento dei social media e delle piattaforme di comunicazione online. “Non si deve dimenticare, inoltre, anche gli adeguamenti che hanno interessato la rete internet, con la possibilità di modalità di connessione sempre più veloci e la disponibilità più ampia di reti wifi”, ha aggiunto. “

Su molti di questi aspetti l’esperienza della pandemia ha giocato un ruolo rilevante spingendo l’acceleratore verso una sempre più diffusa e ampia possibilità di essere continuamente connessi”, ha ricordato Gazzelloni accennando a quanto avvenuto durante il periodo del lockdown conseguenza delle restrizioni disposte dal Governo per limitare la diffusione del contagio da Covid-19. Periodo durante il quale la scuola italiana è stata chiamata a riorganizzare le lezioni, con la didattica a distanza.

La nuova indagine, stando a quanto anticipato dal direttore sarà condotta attraverso la somministrazione di un questionario “rinnovato rispetto al passato proprio nel tentativo di rilevare i fenomeni emergenti”. Nel 2021 l’obiettivo della rivelazione era cogliere la particolare situazione che si era venuta a determinare con la pandemia e sottolineare l’impatto sulla vita giornaliera degli studenti. “Il nuovo questionario è orientato a rilevare gli aspetti del ritorno alla normalità, la capacità di resilienza delle giovani generazioni, le problematiche che con la pandemia e il distanziamento sociale potrebbero essersi aggravate”, si legge nella relazione in cui è stato precisato che la rivelazione sarà condotta su un campione rappresentativo per sesso, cittadinanza e ripartizioni geografiche.

Bullismo e cyberbullismo nell’indagine del 2021

Con l’indagine “Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri”, condotta da maggio a ottobre 2021 sugli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, l’Istat ha voluto “cogliere la quotidianità dei ragazzi in un periodo in cui erano ancora evidenti le conseguenze della pandemia e ancora vigenti alcune regole relative al distanziamento sociale”.

 Alla rilevazione, inserita nel Piano statistico nazionale e seguita nella sua progettazione dall’Autorità garante per la protezione dei dati personali, sono stati chiamati a rispondere – su base volontaria – circa 108.000 studenti e sono stati intervistati anche i dirigenti scolastici delle oltre 2.000 scuole campione.

Studenti e dirigenti scolastici sono stati estratti casualmente dagli archivi (provvisori) del Ministero dell’Istruzione, in modo da costruire un campione statisticamente rappresentativo.

“Il 9,4% degli intervistati ha dichiarato di aver assistito in prima persona o di essere venuto a conoscenza durante la pandemia di episodi di cyberbullismo sui suoi compagni di scuola (oltre 350 mila ragazzi)”, si legge nel report conclusivo dell’indagine. Sono soprattutto i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado ad avere assistito o a essere venuti a conoscenza di questo tipo di comportamenti (11,7%, contro il 7,9 delle scuole secondarie di secondo grado). Tra le ragazze, la quota è più alta rispetto ai coetanei maschi: 11,3% contro 7,6%. Per i ragazzi stranieri, la percentuale sale al 12% (per gli italiani è 9,2%). Nel report è stato messo in evidenza che “per gli stranieri la quota di coloro che non risponde è notevolmente più elevata di quella registrata tra gli italiani: 7,7% contro 2,9%”. “Questo – si legge – potrebbe essere interpretato come un segnale di maggior disagio rispetto a questo tipo di fenomeno”.

L’indagine, inoltre, ha approfondito l’eventuale esperienza personale di episodi di bullismo o cyberbullismo durante il periodo della diffusione del Covid-19 tra marzo 2020 e l’estate 2021, “chiedendo allo studente se fosse capitato di essere offeso, anche online, con soprannomi, parolacce, insulti; di essere preso in giro (anche online) per l’aspetto fisico o per il modo di parlare; di essere preso di mira raccontando in giro storie sul suo conto (sparlando) (anche online); di essere colpito con spintoni, botte, calci, pugni”. L’88,6% degli intervistati ha dichiarato di non essere stato interessato da nessuno di questi comportamenti. Tra le ragazze, la quota di chi ha vissuto almeno una di queste situazioni di disagio è più elevata: 12,5% contro il 10,3% dei ragazzi. Dalla rivelazione sono emerse differenze per cittadinanza: tra gli italiani la quota di chi ha vissuto almeno uno degli episodi arriva all’10,9%, mentre tra gli stranieri è del 18,2%.

Altro dato messo in evidenza nel report è relativo ai più piccoli che si confermano come “la fascia di popolazione maggiormente a rischio: nelle scuole secondarie di secondo grado ha vissuto una di queste esperienze il 9,8% degli alunni; nelle scuole secondarie di primo grado quasi il 14%”. Quanto a specifici comportamenti, il 4,2% degli studenti e il 5,3% delle studentesse delle scuole secondarie ha dichiarato di essere stato offeso (anche on line) con soprannomi, parolacce e insulti. Sono stati presi in giro per l’aspetto fisico e il modo di parlare il 3,0% dei ragazzi e il 3,9% delle ragazze. Sono stati presi di mira raccontando in giro storie diffamatorie (anche online) il 2,3% degli studenti e il 3,9% delle studentesse. Spintoni, botte, calci e pugni hanno riguardato invece più i maschi (1,1%) che le femmine (0,4%).

Bullismo e cyberbullismo nel quadro più ampio di disagio sociale

Dalla rivelazione condotta nel 2021 è emerso anche che “spesso il bullismo e il cyberbullismo si iscrivono in un quadro più ampio di disagio sociale”. Per questo, secondo l’Istat, è importante, nello studio dei due fenomeni, tenere conto anche di altre dimensioni della vita quotidiana di bambini e ragazzi. “Ad esempio, è evidente che l’esperienza di episodi vessatori è più frequente tra i ragazzi che ritengono di appartenere a famiglie povere o molto povere”, si legge nelle conclusioni dell’indagine. “I ragazzi che percepiscono come ricca la propria famiglia hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo nel 7,9% dei casi, quelli che ritengono la famiglia né ricca né povera nell’8,1%, mentre la quota di 10 vittime sale al 16,2% tra coloro che percepiscono la famiglia come povera”.

Gli episodi di bullismo sono più diffusi anche tra coloro che non vanno bene a scuola: ne sono vittima circa l’8% degli studenti dichiarano di essere bravi o molto bravi a scuola prima della pandemia, mentre la quota sale al 14,8% tra coloro che non sono bravi. Sulla base di questi esempi, per l’Istat è importante che “lo studio del bullismo e del cyberbullismo debba avvenire all’interno di rilevazioni strutturate, che consentano di avere allo stesso tempo informazioni approfondite sul background sociale e scolastico dei ragazzi”. Da settembre, quindi, nuova indagine su un campione di studenti.

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