Le otto montagne
A cura di Enrica Bienna
Le otto montagne
Paolo Cognetti, Einaudi, 2016
Consigliato a tutti i lettori, in particolare agli adolescenti che lettori abituali potrebbero diventarlo, se messi a contatto con romanzi di qualità, attuali e stimolanti, capaci, nei momenti di crescita, di offrire sostegno e guida alla scoperta di sé.
Le Otto Montagne ha tutti i requisiti per piacere ai giovani: è un romanzo di formazione, e tratta i temi dell’amicizia tra ragazzi, di quell’amicizia che nasce da bambini e dura una vita, e del difficile rapporto padre-figlio, delle relazioni familiari, della natura incontaminata e del suo degrado.
Un romanzo in forma tradizionale, dall’andamento narrativo lineare, ricco di splendide descrizioni, scarno di parole: scritto in una lingua essenziale, asciutta, e fortemente evocativa. Le critiche ne parlano come di un “classico” o “destinato a diventarlo”.
Per queste qualità è stato il più votato dalla giuria dei 500 giovani studenti che gli ha assegnato il Premio Strega Giovani 2017 (il libro è stato il vincitore, come i lettori sanno, del Premio Strega 2017).
Non sappiamo se queste motivazioni saranno sufficienti a promuoverne la lettura tra gli studenti delle nostre scuole, smuovendo pigrizie e cattive abitudini di lettura, ma è importante che si possano indicare ai ragazzi, nella congerie delle offerte editoriali del momento, autori di riconosciuto valore e testi significativi e di gradevole lettura.
Vincitore del Premio Strega 2017, Le otto montagne ha conquistato anche la giuria dei 500 giovani studenti, che gli ha assegnato il Premio Strega Giovani 2017
Il suo autore, Paolo Cognetti, è un autore “giovane” (ha 38 anni), che trasferisce nella scrittura molto di autobiografico e fondamentalmente la nutre del suo rapporto d’amore con la montagna. Scalatore delle cime più alte del mondo, ha raccolto da una vecchio nepalese la spiegazione di un mandala, da cui deriva il titolo del libro: “Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi. […] E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”
La montagna, dunque, come metafora del cammino: conquista faticosa della vetta, solitudine e sfida, adesione alla purezza e bellezza della natura, e insieme ricerca di sé e del proprio posto nel mondo. Ma anche come presenza costante, reale, dimensione di vita.
“La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura”.
È la montagna del Monte Rosa a fare da sfondo alle vicende dei due protagonisti: Pietro, ragazzino di città, vi torna ogni estate con la sua famiglia, e ad aspettarlo trova Bruno, piccolo pastore chiuso in un mondo di incredibile durezza, ma libero nella natura. Alla storia della loro amicizia, che durerà fino alla maturità, si intreccia quella del rapporto tra Pietro e suo padre. Sarà la montagna, ancora una volta, a dipanare i fili di una difficile ricerca relazionale ed esistenziale.
Pietro continuerà a cercare la sua montagna in Nepal, Bruno non si muoverà mai dal suo paese e dai suoi alpeggi.


