• lunedì , 25 Gennaio 2021

L’urgenza di oggi? Ri-costruire nella scuola una efficace governance di sistema

Come ripensare gli ordinamenti scolastici

Il problema non risiede negli ordinamenti e nei programmi, che sono uguali per tutti ma nell’applicazione e nella gestione di questi ordinamenti e di questi programmi a livello centrale ed a livello territoriale

Il problema risiede nella mancanza di una governance a livello nazionale e territoriale

di Antonio Santoro

“… perché riaprire il dibattito su riforme palingenetiche del sistema, con il rischio di distogliere l’attenzione da una governance quotidiana, questa sì, veramente disastrosa?” (Giorgio Allulli).

La richiesta di “Ripensare gli ordinamenti scolastici e in particolare la secondaria”, presentata di recente da Luciano Benadusi e Vittorio Campione sulla rivista Scuola democratica (n. 1/2020) e in parte considerata nel mio precedente contributo a Scuola e Amministrazione (v. Editoriale, Ottobre 2020), ha ulteriormente alimentato il dibattito/confronto sul tema, con “commenti” di sostanziale o parziale  adesione alle ipotesi di cambiamento delineate dai due studiosi.

“Una posizione discordante sulla necessità di riprendere il tema della riforma degli ordinamenti – hanno in seguito precisato Benadusi e Campione – è (stata) assunta invece da Allulli argomentandola con una diversa interpretazione dei dati su cui si basa la nostra proposta” e con la rilevazione di “un limite effettivo del nostro ragionamento, sul quale ci ripromettiamo di tornare facendo tesoro dei suoi suggerimenti: la non trattazione di un altro tema fondamentale, quello della governance”. (1).

Si tratta di una sottolineatura, quest’ultima di Giorgio Allulli, che esprime perplessità, relativamente alla <idea di tornare a discutere (oggi) la questione degli ordinamenti scolastici>, per la preoccupazione – comprensibile – che si continui a non avere o a non esprimere una adeguata considerazione circa la <totale incapacità di gestione strategica e di governance della (nostra) scuola>, aspetto sul quale <a mio avviso andrebbe concentrata l’attenzione […]. Il problema (infatti) non risiede negli ordinamenti e nei programmi, che sono uguali per tutti (anche se ovviamente non escludo che siano necessari degli interventi in proposito, non voglio affermare che sia tutto perfetto), ma nell’applicazione e nella gestione di questi ordinamenti e di questi programmi a livello centrale ed a livello territoriale. In una parola, il problema risiede nella mancanza di una governance a livello nazionale e territoriale> (2).

Com’è facile rilevare, Allulli non disconosce l’esigenza di azioni migliorative che interessino anche gli ordinamenti scolastici, ma ritiene piuttosto di dover segnalare l’urgenza di garantire finalmente, ai diversi livelli, una efficace gestione del ‘sistema scuola’, Non è dunque lontano dal convincimento che “un progetto di riforma (non) possa fare a meno di un’idea di scuola, capace di informare unitariamente i suoi vari aspetti” (3), e tuttavia avverte la necessità di sollecitare oggi, in primo luogo, una riconsiderazione critica e quindi un ri-aggiustamento di scelte politiche che si sono rivelate nel tempo, secondo opinioni abbastanza condivise, semplicemente disastrose

Allulli ricorda innanzitutto che

<E’ stata eliminata dal territorio qualunque struttura intermedia di supporto professionale all’attività scolastica; una volta esistevano a livello locale i Centri didattici, che sono stati poi aboliti per essere sostituiti a livello regionale dagli IRRSAE, che sono stati poi aboliti per essere sostituiti (sempre in aperta violazione del riconosciuto principio di sussidiarietà) da INDIRE, ovvero (con) una struttura nazionale che lavora seguendo le sue traiettorie di ricerca e (che) si interfaccia con le scuole solo sulla base di queste opzioni> (4).

Lo studioso critica, poi, la scelta di azzerare <praticamente […] il corpo ispettivo, che una volta svolgeva, oltre a compiti burocratici, attività di assistenza e  stimolo alle scuole, così come avviene in Francia, Inghilterra, in Olanda, Repubblica Ceca e tanti altri Paesi europei> (5): in particolare, attività di orientamento, di supporto e di valutazione dei processi formativi ancor più indispensabili, sicuramente, nella ‘scuola dell’autonomia’.

Tra le diverse altre scelte che si ritiene abbiano determinato l’attuale <scarsissima capacità di gestione strategica del sistema>, Allulli richiama quella di abolire i Provveditorati agli studi, <dove si consolidava la conoscenza approfondita di quello che succedeva nei vari punti del sistema locale> (6). 

Non vi è, nel citato ‘commento’ dell’esperto di sistemi educativi, alcun riferimento alle decisioni politiche che hanno riguardato, nel tempo, la dirigenza scolastica. A proposito delle quali sembra possibile osservare che, se da una parte convince sempre la distanza, formalizzata, da ogni considerazione gerarchica della funzione, dall’altra, però, persistono interrogativi non proprio irrilevanti sulla opportunità della rinuncia a specificità che si riteneva potessero meglio caratterizzare e qualificare la funzione medesima sia attraverso una gestione adeguata dell’istituzione scolastica sia mediante l’esercizio di una leadership consapevole dell’importanza della motivazione e della valorizzazione di libertà professionali.

Quest’ultima annotazione critica non incontrerà probabilmente, per ragioni e riserve di varia natura, alcuna accoglienza, ciò nonostante viene stimata almeno  meritevole di una qualche attenzione all’interno della auspicata prospettiva di ri-costruzione della governance di sistema: nell’ambito, cioè, di un impegno di cambiamento capace di <tener presente che il ‘come’ è forse ancora più importante del ‘cosa’> (7).    

Riferimenti bibliografici

1) L. Benadusi e V. Campione, Dibattito sugli ordinamenti scolastici. Introduzione, Scuola democratica, n. 2/2020, p. 329;  

2) G . Allulli. Ma il problema è la governance, Scuola democratica, cit., pp. 349-350;

3) cfr. Massimo Baldacci, La scuola la fanno gli insegnanti? Sì, ma anche gli ordinamenti, Scuola democratica, cit. pp. 341-347;

4) G. Allulli, cit., p. 350;

5) ivi;

6) ivi, pp. 350-351;

7) ivi, p. 254.