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“Si va a scuola per diventare cittadini, non solo per imparare”

Il presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola, Antonello Giannelli: “In questo momento abbiamo un’emergenza sociale legata al comportamento e percepita dal ministro, la cui iniziativa di riforma è condivisibile. Sul tema del bullismo, serve un’azione a livello sociale più ampia, attraverso il coinvolgimento delle famiglie”

di Stefania De Cristofaro

“Il docente deve accompagnare il discente nella sua crescita psicologica, culturale, intellettuale. Una crescita a tutto campo. Si va a scuola per diventare cittadini, non solo per imparare nozioni. E oggi il compito della scuola è amplificato dal fatto che c’è bisogno di occuparsi di più ambiti perché siamo di fronte a una società che si presenta complessa, con una scolarizzazione di massa e con strumenti che consentono ai ragazzi nuove forme e modi di comunicazione”. Per il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp), Antonello Giannelli, “l’intervento del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, per prevenire gli episodi di bullismo in classe, ai danni di docenti e studenti, è condivisibile”. L’Anp già Associazione Nazionale Presidi, costituita nel 1987 a Roma, organizzazione sindacale maggioritaria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche, che per il tramite della Fp Cida, aderisce alla Cida e all’Esha (European School Heads Association), aspetta di leggere i nuovi testi normativi, espressione della riforma, per valutare la portata delle novità.

Le modifiche saranno apportate al D.P.R 22 giugno 2009 n.122, relativo alla valutazione degli apprendimenti e del comportamento, e al D.P.R 24 giugno 1998 n. 249, che reca lo Statuto delle studentesse e degli studenti.

“Quello che è successo all’istituto Viola Marchesini di Rovigo, ha messo in evidenza una situazione non più accettabile”, dice Giannelli, facendo riferimento a quanto accaduto l’11 ottobre 2022, quando due studenti colpirono una docente di Scienze della Terra e Biologia, usando una pistola ad aria compressa. I pallini raggiunsero la professoressa a uno zigomo e vicino a un occhio. L’azione venne ripresa con un telefonino e il filmato venne poi pubblicato sui social, da Facebook e Tik.ok, e rimbalzò anche sulle chat di WhatasApp.

“Con il sistema precedente era possibile compiere valutazioni non comprensibili ai cittadini e che, in alcuni casi, potevano risultare addirittura diseducativi perché se si compiono certe cose, e poi si prende un nove in condotta, com’era accaduto per gli studenti di Rovigo, allora è chiaro che viene meno il discorso sul rispetto degli altri”, spiega. “Quella vicenda è stata rivista nel senso che sono stati corretti al ribasso i voti, ma è stata l’occasione per affrontare la questione che tra l’altro era percepita come emergenza sociale, dunque non più rinviabile”.

Emergenza sociale che non può essere letta unicamente come diretta conseguenza del periodo di lockdown da Covid-19, scandito alla restrizioni stabilite dal Governo per limitare la diffusione del contagio.

“Gli psicologi hanno riportato l’aumento degli episodi di bullismo dopo il periodo di lockdown, tenuto conto delle difficoltà relazionali soprattutto in determinate fasce d’età e questo, in qualche modo, pare riconducibile a quanto è stato vissuto in quel periodo: c’era una situazione di incertezza, un pericolo incombente, il fatto di stare chiusi e non incontrare i coetanei. Tutti questi elementi hanno inciso in maniera negativa. Ma non si può dire che sia l’origine di tutti i mali”, precisa.

“Il ministro ha voluto approfondire e andare più in radice partendo da una serie di considerazioni. A scuola si devono sviluppare competenze, ma si deve imparare a rispettare il prossimo: docenti, studenti, più in generale gli altri”, sottolinea. “Ed è questo il punto centrale su cui è stata aperte la discussione e sul quale poggiano le enunciazioni del ministro che sono principi politici, tra virgolette, condivisibili, dopo i quali ci aspettiamo una traduzione in azioni concrete”, va avanti.

“Intanto va detto che nella valutazione del voto in condotta, bisogna prendere in considerazione il comportamento dello studente nel corso di tutto l’anno scolastico”, sottolinea il presidente dell’Anp. “Da un lato, questo non significa che se il ragazzo ha fatto qualcosa di male, non possa più recuperare e dall’altro, non vuol dire neppure che se ha fatto qualcosa di molto grave, significa che non lo ha fatto. Bisognerà, quindi, esercitare una valutazione con grande equilibrio della sua condotta, in modo tale da tener conto e pesare tutti gli elementi”, spiega.

“Il ministro, inoltre, ha sottolineato che non si debbano sospendere gli studenti: la sospensione non deve significare allontanamento della scuola, ma far fare più scuola, in modo tale da indurli a riflettere su quel che hanno fatto e cercare, quindi, di ottenere un miglioramento. Da questo punto di vista, l’approccio è diverso rispetto al passato”, dice. “Fino a 15 giorni di sospensione, c’era l’obbligo da parte della scuola di proporre attività alternative, ma indubbiamente è sempre stato molto difficile per le scuole individuare le attività da far svolgere ai ragazzi durante le ore pomeridiane. Anche perché, nel pomeriggio, il personale non c’è e diventa problematica la gestione. Quella previsione, quindi, era connotata da una difficoltà di tipo attuativo. Ora attendiamo le nuove soluzioni”.

“L’altra novità annunciata da Valditara, è legata allo scioglimento di attività di cittadinanza solidale, mentre in precedenza c’era la previsione di attività utili per la comunità scolastica nel 249 del 98. Anche in questo caso, occorre attendere i contenuti per capire quali sono le attività che in concreto potranno essere svolte, e in che modo dovranno essere organizzate”, dice.

“Infine, una considerazione sul tema del bullismo: la scuola fa il suo, ma non credo che si possa pensare che da sola possa risolvere il problema, perché serve un’azione a livello sociale più ampia, attraverso il coinvolgimento delle famiglie. È chiaro che non si può affrontare il problema in maniera univoca perché ci sono famiglie più presenti rispetto ad altre”, spiega.

Quanto, poi, ai voti degli studenti, secondo Giannelli, sarebbe opportuno occuparsi a tutto campo anche della valutazione del profitto: “Gli studenti, generalmente, la percepiscono come inquisitoria e questo ha effetti controproducenti, dal momento che non li aiuta a studiare e a imparare. Il dibattito è sulla tipologia: la valutazione deve essere di tipo sommativo, in cui cioè si vanno a tirare le somme a conclusione dell’anno, o di tipo formativo, in cui si dà sempre un suggerimento su cosa fare per migliorare? Il dibattito non ha ancora trovato una soluzione”.

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