• domenica , 18 agosto 2019

Amalia

Silvia Zoffoli e la disabilità nascosta

a cura di Vincenzo Sardelli*
(*docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

Amalia. Entri in sala ed è già sul palco che ti aspetta. Un vago senso d’irrealtà ti coglie mentre la vedi seduta, professionale, confusa tra i dipinti della sala. Ti attraversano la sua stessa ansia e la sua fragilità.
Amalia e la sua umanità. Opera tra le opere. L’aria pulita. Il cartellino con il nome appeso alla maglietta. Amalia ligia e attenta alle scarne regole del suo lavoro da sorvegliante in un museo: secondo la mentalità comune, uno dei pochi che si confà a una persona sorda.
Amalia e basta, testo, regia e interpretazione di Silvia Zoffoli, non è solo uno spettacolo teatrale sulla sordità e più in generale sulla disabilità. Piuttosto è una riflessione sulle diversità, sulle tante fragilità che caratterizzano ciascuno di noi. Un lavoro delicatamente educativo, come sa essere il teatro.
Una scenografia naïf: tre pannelli mobili come quadri, porte, paraventi, lavagne. Pochi rumori essenziali: ad esempio, il ticchettio di un orologio. Niente musica. Una luce diffusa e dosata.
Dominano i colori primari. La sordità ci trascina in un mondo surreale. Indossiamo gli occhiali per vedere meglio, e ci sentiamo interessanti; indossiamo le protesi per udire meglio, e ci sentiamo menomati.
Amalia lavora da hostess in un museo. Ma studia storia dell’arte. Ama disegnare, dipingere, leggere. Avverte nitidamente le vibrazioni della batteria o di un pianoforte. Da ragazza eccelleva in matematica.
In questo mondo troppo vasto per una persona sorda, è richiesta una conoscenza multisensoriale. Amalia vive di ricordi e sogna l’amore. Ha bisogno di comunicare. Guarda al futuro, a una serenità da conquistare. A una paura da tenere a bada.
Quella che Silvia Zoffoli mette in scena è la storia di una donna che si scava dentro per ritrovare se stessa. Amalia ridiscende nella propria interiorità. Rovista nelle incertezze dell’infanzia, amplificate dal sentirsi diversa. Esplora le proprie inquietudini sentimentali.
Tra pensieri ad alta voce e dialoghi, bisogno di crescere e insicurezze, Silvia Zoffoli ci accompagna in un processo di metamorfosi. Un viaggio tra mille contraddizioni. Progetti, sogni, ideali, slanci verso l’affrancamento dalla famiglia. Il desiderio di nuove esperienze. Ma anche l’avvenire incerto, il disorientamento di fronte alle proprie stesse emozioni.
Si dipana un romanzo di formazione. Tra esperienze e riti di passaggio, antagonisti e aiutanti, Amalia inizia un percorso di consapevolezza. Conquista un nuovo equilibrio, consapevole delle insidie del mondo, ma anche delle qualità morali di cui dispone per farvi fronte. Può quindi inserirsi nella società, interpretare con convinzione il ruolo che le compete.
La vita di Amalia si basa su equilibri semplici e fragili. Anche la sua voce sgraziata da oralista, cioè da lettrice delle labbra capace a sua volta di parlare, rivela un’intensità fortissima, sottolineata dai grandi movimenti della bocca e da una gestualità solenne.
Amalia stranita. Amalia senza patria. Non multi-sensoriale. Neppure sorda in senso stretto, giacché si distingue dai sordi puri, costretti al linguaggio dei segni, incapaci di leggere il labiale e di articolare suoni comprensibili a tutti.
Uno spettacolo ben scritto. Capace di rendere con empatia le pieghe dell’anima di una persona che si scontra quotidianamente con pregiudizi e ostilità, ma che può contare anche su tanti affetti, in famiglia e tra gli amici, per trovare nuovi impulsi e ripartire di slancio.
I ragazzi delle scuole secondarie apprezzano Amalia e basta. Come al Teatro Miela di Trieste. I ragazzi sono un pubblico difficile da conquistare, perché più autentico. Ma se ci riesci, la soddisfazione è doppia. Hanno trovato lo spettacolo “bello”, “toccante”, “carino”, “piacevole”, “doloroso”, “commovente”, “interessante”. Uno di loro, per descriverlo, ha usato l’espressione “senso di colpa”: «Sì, senso di colpa. Perché noi per gioco prendiamo in giro i nostri compagni. È un gioco. Invece adesso, dopo questo spettacolo, capisco che dall’altra parte la cosa può non essere percepita come un gioco, che può ferire e che posso far star male davvero. Non ci avevo mai pensato prima. E adesso invece ci penserò. E non voglio farlo più».

AMALIA E BASTA
di Silvia Zoffoli
regia: Silvia Zoffoli
con Silvia Zoffoli
scene: Leonardo Carrano
disegno luci: Camilla Piccioni
costumi: Maria Grazia Lasagna Mancini
strutture scenografiche: Carlo e Roberto Zoffoli
Produzione Associazione Culturale “Falesia Attiva”

ETÀ: dagli 11 anni

SILVIA ZOFFOLI: Dopo un percorso come attrice, assistente e aiuto regista, fonda l’Associazione Culturale “Falesia Attiva” e, nel 2009, firma testo e regia dello spettacolo “Hannah e Mary, un’amicizia ordinaria fra due donne straordinarie” che ha ottenuto il patrocinio dell’Adei-Wizo (Associazione Donne Ebree d’Italia) ed è stato scelto nel 2010 per la Rassegna “Autogestito” del Teatro Quirino Vittorio Gassmann. Parallelamente al percorso teatrale, studia cinema al Dams di Roma 3, dove si laurea specializzandosi nel rapporto fra documentazione e finzione nel cinema italiano e realizza un documentario sulle differenze, nella metodologia di direzione degli attori, tra i registi Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci ed Ermanno Olmi. Nel 2011 scrive “Amalia e basta” con cui vince, nello stesso anno, il 2°premio di drammaturgia “Teatro e disabilità” mentre, nel 2012, ottiene il 1°premio nella sezione Testo Teatrale del concorso “InediTO Colline di Torino” e il 1°premio Monologhi “Sipario Autori Italiani”. Nel 2013 è stata selezionata per partecipare al workshop con il regista e drammaturgo Wajdi Mouwad alla Biennale Teatro di Venezia.

Associazione Culturale “Falesia Attiva”
email: falesiattiva@falesiattiva.it, oppure falesiattiva@gmail.com
Pagina FB dello spettacolo: www.facebook.com/amaliaebasta

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