Bonus premiale
di Fabio ScrimitoreIl quesito riguarda i criteri per l’attribuzione del bonus destinato a premiare il merito dei docenti.
L’autore del quesito, che è docente di scuola secondaria di primo grado, ha segnalato che, in taluni istituti, alcuni docenti hanno offerto la loro disponibilità a lavorare per far raggiungere gli obiettivi di miglioramento previsti nelle priorità del Rapporto di autovalutazione (RAV) e fatti propri, poi, dai Piani di miglioramento.
A titolo di esempio, il professore ha individuato uno di tali obiettivi, che potrebbe essere quello di diminuire la varianza dei risultati tra le classi ed aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI.
Aderendo a questa proposta, gli insegnanti interessati si porrebbero la prospettiva implicita di rientrare fra i beneficiari del bonus, che la legge sulla Buona Scuola (n. 107 del 2015) ha previsto per la valorizzazione del merito del personale docente di ruolo.
Orbene, l’autore del quesito ha posto in relazione il predetto obiettivo (diminuire la varianza dei risultati tra le classi ed aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI), previsto dal Piano di miglioramento della scuola (PdM), con la finalità che la predetta legge ha assegnato al bonus per la premialità dei docenti, concludendo, al riguardo, che, a suo avviso, l’impegno diretto a diminuire la varianza dei risultati tra le classi e aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI non migliorerebbe tutta la scuola, ma migliorerebbe solo alcune di esse. Sicché, secondo il professore, pare di difficile attuazione che per il prossimo RAV si riesca ad ottenere i risultati previsti, ossia una diminuzione della differenza dei risultati tra classi seconde e quinte elementari.
La complessa strutturazione del quesito richiede che se ne riportino le proposizioni finali, affinché si possa dare una risposta ben correlata con le intenzioni del suo autore. Lo scopo di questo modus operandi è di premiare alcuni docenti con il bonus premialità; ma i due discorsi non dovrebbero essere scissi ? Il PdM non dovrebbe essere per tutta la scuola e non solo per alcune classi ? Così non si rischia di creare classi di serie A e classi di serie B e snaturare l’intento di equità che mi sembra uno dei pilastri del RAV e quindi dei possibili piani di miglioramento ?
Tanto premesso, si risponde ammettendo che la natura di sistema armonico complesso della singola istituzione scolastica richiede, ratio necessitatis, che le azioni dei diversi organi che la compongono abbiano finalità convergenti, e non certo divergenti.
Riferendosi, quindi, ai criteri che il Comitato di valutazione deve individuare per consentire al Dirigente scolastico di assegnare a singoli insegnanti il bonus di premialità, non sarà difficile ritenere che la professionalità e la saggezza dei componenti del predetto Comitato possano garantire che i criteri da loro individuati per l’assegnazione del bonus non collidano con gli obiettivi previsti dal RAV e specificati nel breve-medio periodo dal Piano di Miglioramento. Il redattore di questa risposta non dispone, peraltro, di elementi di informazione circa il contesto in cui opera la scuola; ragione per cui non gli è possibile giudicare se abbia fatto bene a privilegiare l’obiettivo di diminuire la varianza dei risultati tra le classi, anziché quello di aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI.
Appare comunque apprezzabile che, nel definire i criteri per il bonus, il Comitato per la valutazione li abbia strettamente connessi – con coerenza logica – con gli obiettivi del PdM.

