• venerdì , 10 Luglio 2020

Bonus premiale

di Fabio Scrimitore

Il quesito riguarda i criteri per l’attribuzione del bonus destinato a premiare il merito dei docenti.

L’autore del quesito, che è docente di scuola secondaria di primo grado, ha segnalato che, in taluni istituti, alcuni docenti hanno offerto la loro disponibilità a lavorare per far raggiungere gli obiettivi di miglioramento previsti nelle priorità del Rapporto di autovalutazione (RAV) e fatti propri, poi, dai Piani di miglioramento.
A titolo di esempio, il professore ha individuato uno di tali obiettivi, che potrebbe essere quello di diminuire la varianza dei risultati tra le classi ed aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI.
Aderendo a questa proposta, gli insegnanti interessati si porrebbero la prospettiva implicita di rientrare fra i beneficiari del bonus, che la legge sulla Buona Scuola (n. 107 del 2015) ha previsto per la valorizzazione del merito del personale docente di ruolo.
Orbene, l’autore del quesito ha posto in relazione il predetto obiettivo (diminuire la varianza dei risultati tra le classi ed aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI), previsto dal Piano di miglioramento della scuola (PdM), con la finalità che la predetta legge ha assegnato al bonus per la premialità dei docenti, concludendo, al riguardo, che, a suo avviso, l’impegno diretto a diminuire la varianza dei risultati tra le classi e aumentare la varianza all’interno delle classi oggetto delle prove INVALSI non migliorerebbe tutta la scuola, ma migliorerebbe solo alcune di esse. Sicché, secondo il professore, pare di difficile attuazione che per il prossimo RAV si riesca ad ottenere i risultati previsti, ossia una diminuzione della differenza dei risultati tra classi seconde e quinte elementari.

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