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“Chat GPT? Novello signor Wolf perché risolve problemi, senza inventio”

La riflessione di Daniele Barca, dirigente dell’IC 3 di Modena: “A scuola bisogna lavorare tenendo presente che l’Intelligenza Artificiale è più potente come collezione che come collazione e che il valore aggiunto dell’uomo è l’interpretazione, l’invenzione e l’emozione. Al chatbot manca quella capacità a metà tra creatività e interpretazione che è degli artisti o degli scienziati. E non solo: non ha sentimenti ed emozioni”

di Stefania De Cristofaro

“Diciamoci la verità, Chat GPT  è un novello signor Wolf: risolve problemi (e non solo per metafora cinefila, lo fa davvero) ma gli manca l’inventio, quella capacità a metà tra creatività e interpretazione che è degli artisti o degli scienziati. E non solo: non ha i sentimenti e le emozioni”. Daniela Barca, dirigente dellIC 3 di Modena ha offerto una riflessione su Chat GPT (Generative Pre-trained Transformer, trasformatore generativo pre-addestrato), il chatbot basato sull’Intelligenza artificiale sviluppato da OpenAi, scrivendo una “noterella” di approfondimento dal titolo “Tecnologie per valorizzare il tocco umano” su Quaderni, il Giornale del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa Ets (Centro Ricerche sAu), comunità di professioniste e professionisti, ricercatrici e ricercatori accomunati dalla ridefinizione della relazione tra il mondo della ricerca e quello degli enti del Terzo Settore.

ChatGPT a scuola per conoscere, scegliere e decidere

“A scuola, secondo me, bisogna lavorare su Chat GPT  perché conoscere è scegliere e decidere, tenendo ben presente che l’Intelligenza Artificiale è più potente come collezione che come collazione (che pure svolge egregiamente) e ciò avviene perché il valore aggiunto dell’uomo è l’interpretazione, l’invenzione e l’emozione”, sostiene Barca, per il quale è necessario che la scuola di oggi faccia conoscere il funzionamento dell’Intelligenza Artificiale. “Una conoscenza rivolta a tutti, non solo agli specialisti, ai “nerd”, utilizzando la sua stessa strategia: smontare e rimontare, soffermandosi sul senso critico delle regole per rimontare”, spiega.

“Con Chat GPT si compie un ulteriore passaggio perché compone da una banca dati (web) testi di senso (non sempre su domande di senso, anzi, riportando anche nei binari della razionalità quesiti illogici), frutto di dati e di una macchina che li rielabora su comandi dell’uomo”, prosegue.

Barca nella sua riflessione sul tema è ripartito dai testi, dal Medioevo. “Siamo in un nuovo Medioevo da questo punto di vista. Il nostro patrimonio di cultura, dall’anno Mille fino ad oggi, si è fondato su collezioni testuali, come biblioteche ed enciclopedie. Anche oggi vale questo, perché le collezioni sono per lo più state digitalizzate, in modo rigido o dinamico”, dice.

“Dove pesca le sue informazioni Chat GPT ? In queste collezioni è bravissimo a custodire ed organizzare. Ma non solo. Per fare un nuovo testo l’algoritmo deve fare quella che noi vecchi filologi (svelo la mia origine di appassionato studioso) chiamiamo collatio: il confronto tra testi e varianti (grafiche, linguistiche, morfologiche) per ricavare il testo corretto”, va avanti. “Si legge Dante, non avendo un suo manoscritto autografo, nella versione immaginiamo a lui più “vicina” (termine scottante per i puristi, perché allude al tempo, mentre voglio solo alludere alla vicinanza di pensiero), perché degli esseri umani (su San Tommaso, il gesuita Busa, anche con il computer, inventando la linguistica informatica) hanno fatto collazioni. La collazione è quel che fa Chat GPT: più veloce, più potente. Legge tutti i testi, li confronta in ordine cronologico, geografico, di importanza (un conto è il manoscritto copiato di Dante fatto da “pinco pallo” ed un conto è la versione del Boccaccio, che ha anche il pregio di essere prossima nel tempo a Dante). Quindi Chat GPT  parte da n “collezioni” nel web, ne fa una collazione su regole date (il problema e la paura è tutta qui, quali regole e chi le ha date) e le rimonta”, sottolinea.

Il web come una scatola del Lego

“Il web è come una enorme scatola del Lego, in cui uno o più giocatori smontano le costruzioni precedenti, decidono cosa costruire, ne rimontano a loro piacimento. Anzi, su richiesta di un terzo (il consumer), ma a loro piacimento (sono loro i producer). Siamo passati dal paradigma dei social dove il consumatore è anche il produttore, (prosumer) a quello per cui il consumatore è sempre più consumatore. Nel pensare Chat GPT , le analogie tra filologia, Lego e Intelligenza Artificiale sono pazzesche. Solo che, cosa caratterizza in filologia la collazione? L’intervento dell’uomo, che può fare ulteriori considerazioni se la parola che l’autore antico voleva scrivere era “amore” o “umore” o “remore” o “rumore”, sottolinea Barca che racconta un’esperienza vissuta quando era studente per evidenziare la differenza tra l’uomo e l’Intelligenza artificiale.

“Rimasi molto colpito dalla storiella (non so se vera) per cui uno studioso di lingua catalana medievale (dove una “a” o una “e” possono fare la differenza) aveva risolto un mistero interpretativo semplicemente raschiando la “a” e scoprendo che una piccola ala di mosca morta sul manoscritto aveva trasformato una “e” in una “a”. Cioè, l’uomo, nel processo filologico, fa una cosa che è l’interpretazione”, rimarca il dirigente scolastico dell’IC 3 di Modena, spiegando che “il bug di senso che può avere un testo collazionato dall’Intelligenza Artificiale può essere colmato solo da un uomo, che pensa e decide, come accade in filologia”.

“La macchina offre solo soluzioni in più e magari scarta le meno probabili (anche su questo però ci sarebbe da dire perché proprio in alcuni casi filologici il testo veritiero è dato dalla variante meno accreditata). Non solo. Volendo potrebbe anche, a partire da una base di testo dantesco inventato da Chat GPT , fare una poesia come Dante. Chat GPT  lo fa, ma non bene. Perché gli manca l’inventio (quella capacità a metà tra creatività e interpretazione che è degli artisti o degli scienziati). E non solo, Chat GPT  non ha i sentimenti e le emozioni (qualcuno dice per ora, ma qui entreremmo nel tema etico)”. 

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