Concorsi a cattedra: per selezionare o per “tagliare”?
Analisi dell’incoerenza tra i programmi e le “indicazioni nazionali”
di Rita Bortone
Abstract
Le prove previste dai concorsi a cattedra nella secondaria di primo grado stanno per cominciare, ma serpeggia tra i candidati il sospetto che il concorso serva più a “tagliare” i numerosissimi concorrenti che a selezionarli con chiari criteri di valutazione.
Considerando, per esempio, la classe di concorso A22 (Italiano, Storia e Geografia nella secondaria di primo grado), i programmi appaiono poco coerenti con le Indicazioni nazionali cui dovrebbero fare riferimento e le prove poco coerenti sia con i programmi che con l’obiettivo di accertare le conoscenze e le competenze dei candidati.
Le domande a scelta multipla, che costituiranno la prova scritta, sembrano poter accertare solo il possesso di nozioni, in contrasto con le intenzioni dichiarate dagli stessi documenti concorsuali e, per quanto riguarda l’Italiano, sembrano rispondere a concezioni dell’insegnamento di dubbia rispondenza alle emergenze linguistiche ed ai bisogni formativi degli studenti.
“Conoscenza integrale ed esegesi della Commedia dantesca”
Mi è capitato più volte di ragionare in merito alla formazione di base degli insegnanti e alla necessità di forme di reclutamento rigorose, omogenee sul territorio nazionale, capaci di selezionare i candidati con criteri adeguati e di assicurare alla scuola professionalità elevate.
Non ero la sola a sottolineare la inefficacia e la iniquità di molti concorsi, o a ridere/piangere per l’assurdità dei test preselettivi, o per alcune tracce delle prove scritte, o ancora per le modalità di conduzione di alcuni colloqui durante le prove orali. Non ero la sola a ridere/piangere per persone in gamba tagliate fuori e per incompetenti saliti in cattedra.
Il concorso a cattedra per i docenti della secondaria (Dm 326/2021) sta per prendere avvio e mi si rinnova il dubbio che, più che selezionare, si voglia in realtà solo tagliare.
Molti candidati si sono sentiti disorientati fino a pochi giorni fa, poi finalmente è arrivato il Quadro di riferimento per la valutazione della prova scritta, che ha risposto a molte domande, ha chiarito, precisato. Ma ieri ho ricevuto una arrabbiatissima mail da parte di una giovane amica che dovrà sostenere la prova scritta la prossima settimana. Condividendo il suo sgomento, le ho chiesto il permesso di renderla pubblica, e quindi la riporto integralmente: “Ieri o l’altro ieri (non ricordo bene, ho la mente offuscata dallo sconcerto) il MIUR ha voluto precisare, a pochissimi giorni dall’inizio della prova scritta, che “sono stati inclusi quesiti su opere letterarie dal Trecento al Novecento, IVI COMPRESA LA CONOSCENZA INTEGRALE E L’ESEGESI DELLA COMMEDIA DANTESCA, conformemente al programma”. Non ti nascondo di essere andata a cercare sul vocabolario l’avverbio “conformemente”. Di andare a guardare il programma concorsuale allegato al bando del 2020 non ci ho nemmeno pensato, ormai lo conosco a memoria e so per certo che la conoscenza integrale e l’esegesi della Commedia è richiesta (ed era già richiesta nel 2020) ai partecipanti per la classe di concorso A12, quindi agli insegnanti di italiano nella scuola secondaria di 2° grado, di certo non a quelli per la A22. Vorranno far studiare la Commedia in maniera più approfondita già dalla scuola media? Da amante di Dante e della meravigliosa Commedia, non posso che esserne contenta, ma sarei stata molto più contenta se ce lo avessero comunicato 2 anni fa: sicuramente in 2 anni avremmo potuto studiare l’intera Commedia (che nemmeno all’Università si studia per intero, oltretutto). Parteciperò alla prova scritta unicamente perché, per indole, DEVO portare a termine ogni attività che comincio e perché la ritengo una sfida con me stessa. Mi ritengo una privilegiata perché già in qualche modo lavoro, ma penso con solidarietà e rabbia ai candidati che al concorso affidano le loro sorti lavorative. V.N.”.
Prima di rendere pubblica la mail e di socializzare lo sconcerto della mia amica, ho riletto “le carte” di questo concorso e ho cercato di scoprirne la logica. Ne son venute fuori domande cui non so dare risposta.
Quale coerenza tra Programmi e Indicazioni nazionali?
Com’è noto, i Programmi per le singole classi di concorso sono precedute, nell’Allegato A al Dm 326/2021, da una parte generale in cui sono elencati i requisiti culturali e professionali che, “correlati al posto specifico”, devono esser posseduti dai candidati di qualsiasi classe di concorso (Riquadro n. 1). Dunque, il Programma, da sottoporre a verifica con le apposite prove, è costituito insieme dalle richieste contenute nella parte generale e da quelle relative alla specifica classe di concorso.
Il programma specifico per la classe A22 (Italiano, Storia, Geografia nella scuola secondaria di primo grado) consta di tre parti, una per ciascuna delle discipline d’insegnamento, e ciascuna di esse è a sua volta suddivisa in macroambiti interni alla disciplina.
Quel che a noi interessa analizzare (oggetto della mail della mia amica arrabbiatissima) è il programma di Italiano, che si presenta diviso in due parti quantitativamente equivalenti: Lingua italiana e Letteratura italiana. Già questa suddivisione genera qualche perplessità perché la letteratura, nelle Indicazioni nazionali per la secondaria di 1° grado, non occupa uno spazio a sé stante, e assume un significato formativo solo all’interno dell’educazione linguistica.
Per quanto riguarda la parte del Programma relativa alla Lingua italiana, si potrebbe osservare che i nuclei tematici non brillano né per gerarchizzazione interna né per modernità di proposta e per attenzione alle trasformazioni linguistiche contemporanee. Si potrebbe anche osservare che non compaiono, “correlati al posto specifico”, gli elementi indicati nella parte generale del Programma: psicologia dell’apprendimento linguistico, processi d’inclusione rapportati all’uso della lingua, esami di Stato e valutazione delle competenze linguistiche dei ragazzi, e così via (Riquadro n. 2).
Ma qui ci interessa ragionare sulla parte relativa alla Letteratura. Il programma chiede subito, e opportunamente, un sicuro possesso degli strumenti indispensabili per l’interpretazione dei testi (Riquadro n. 3). Ci si muove dunque, fin qui, in coerenza con un profilo di insegnante competente e padrone degli strumenti che gli serviranno nell’esercizio della professione, per promuovere nei ragazzi un primo approccio al testo letterario.
Il paragrafo sulla Letteratura però continua e richiede non una conoscenza letteraria centrata su autori, testi e contesti di particolare significato e fruibilità nella secondaria di 1° grado, ma una conoscenza sistematica e dettagliata della Storia della Letteratura italiana dalle origini ai giorni nostri (Riquadro n. 3), esplicitamente finalizzata a “sviluppare le specifiche competenze concernenti l’individuazione e l’analisi, diacronica e sincronica, dei generi letterari”.
Qualche lettore si starà chiedendo il perché di questa mia perplessità sulla Letteratura, e magari starà pensando che quod abundat non vitiat, e che è cosa buona, negli insegnanti, una promozione culturale che vada al di là dell’esercizio professionale possibile, ma la mia perplessità trova le sue ragioni nei documenti nazionali, nella letteratura di settore e nell’esperienza.
a) Gli obiettivi di competenza che le Indicazioni nazionali per il curricolo affidano all’insegnamento dell’Italiano (e che dovrebbero ispirare i programmi concorsuali della classe A22) rispondono ad una concezione dell’insegnamento che non trascura l’approccio al testo letterario e ad una sua prima interpretazione, né il piacere personale ed estetico del leggere, ma è centrata privilegiatamente sulla funzione sociale e comunicativa della lingua, sulla capacità d’uso funzionale delle diverse abilità, sulla molteplicità dei testi da comprendere, interpretare, elaborare, utilizzare, tra i quali anche il testo letterario. Lo studente in uscita dalla terza media, secondo le Indicazioni, deve padroneggiare la lingua per interagire in situazioni comunicative diverse, per ascoltare e comprendere, per riconoscere strutture, funzioni e forme, per utilizzare consapevolmente registri formali e informali, per scrivere e leggere testi diversi, per usare autonomamente manuali e testi divulgativi, continui e non continui, verbali, non verbali e multimediali, ed anche per accostarsi ai testi letterari (narrativi, poetici, teatrali) dei quali comincia (comincia!) a costruire un’interpretazione, collaborando con compagni e insegnanti. (Riquadri n. 4 e n. 5).
b) La rilevanza attribuita dai Programmi alla Letteratura legittima la impropria e frequente curvatura dell’insegnamento dell’Italiano (nella secondaria di primo grado!) in direzione letteraria o presuntamente letteraria, con sottrazione di tempi e cure che dovrebbero esser riservati alla emergenza linguistica.
c) Il cosiddetto insegnamento letterario praticato nella secondaria di primo grado a svantaggio di una efficace educazione linguistica, spesso privo degli strumenti necessari per approcci consapevoli e competenti al testo e spesso non supportato da analisi di fattibilità e di bisogni, risulta frequentemente veicolo di apprendimenti mnemonici e non significativi, che nulla aggiungono né alla competenza linguistica né a quella culturale dei ragazzi.
Quale coerenza tra programmi e prove?
La incoerenza tra Programmi concorsuali e Indicazioni per il curricolo non è la sola incoerenza rilevabile. La prova orale ha un suo senso ed è concepita in modo tale da poter valutare sia le conoscenze che le competenze dei candidati: sia nel Dm 201/2020 che nel Dm 326/2021, la prova orale è infatti finalizzata all’accertamento della preparazione del candidato secondo quanto previsto dall’Allegato A e valuta la padronanza delle discipline, nonché la capacità di progettazione didattica efficace, anche con riferimento all’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali (…). La prova consiste nella progettazione di una attività didattica, comprensiva dell’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute e di esempi di utilizzo pratico delle tecnologie digitali. Sembra dunque coerente con l’obiettivo di accertare le conoscenze e le competenze, o almeno le capacità del candidato.
La prova scritta invece pone altre domande.
Nel Dm 201/2020 la prova scritta aveva “(…) l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline afferenti alla classe di concorso stessa (art. 9)” e constava di tre quesiti (Italiano, Storia, Geografia), ai quali rispondere in complessivi 120 minuti.
L’articolazione delle risposte poteva quindi, in qualche modo, consentire di valutare le conoscenze del candidato ma anche la sua capacità di elaborarle criticamente, contestualizzarle in sistemi di conoscenza più ampi, finalizzarle ad obiettivi formativi diversi. Quella prova scritta poteva cioè, più o meno, svolgere la sua funzione di accertare conoscenze e competenze del candidato.
Nel Dm 326/2021, invece, la finalità della prova scritta non è neanche esplicitata: all’art. 4 si legge che i candidati che abbiano certi requisiti “(…) sono ammessi a sostenere una prova scritta computer-based, distinta per classe di concorso e tipologia di posto”. La durata della prova è pari a 100 minuti, verte sui programmi di cui all’art.8 del decreto, ed è composta da 50 quesiti a risposta multipla, volti all’accertamento delle competenze e delle conoscenze relative alle discipline (40 quesiti), alla lingua inglese (5 quesiti), all’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali (5 quesiti).
Mi riesce molto difficile comprendere come domande a scelta multipla possano verificare competenze, e mi domando come sia possibile che il nozionismo, teoricamente bandito dalla didattica di classe, stia ora facendo un trionfale ingresso nel sistema di reclutamento degli insegnanti.
Si ha comunque l’impressione che non siano chiari, per scelte errate o volute, i confini e i sensi dell’oggetto di accertamento, e ne deriva il sospetto che lo scopo perseguito dal concorso sia quello di mettere in cattedra delle figure che si possano chiamare prof, più che selezionare figure realmente capaci di insegnare.
Per precisare…
È in questo quadro di incertezze, di dubbi, di perplessità e di sospetti che arriva, una settimana prima dell’inizio, la precisazione che fa arrabbiare la mia amica. Il quadro di riferimento per la valutazione della prova scritta, elaborato ai sensi del Dm. 326/2021, illustra la distribuzione dei 50 quesiti costitutivi della prova scritta e così recita: “(…) In particolare, i quaranta quesiti distinti per la classe di concorso A022 sono così distribuiti, per entrambe le sessioni previste: a.22 quesiti di Letteratura italiana e Lingua italiana, vertenti su tutto il programma concorsuale. Sono stati inclusi quesiti su opere letterarie dal Trecento al Novecento, ivi compresa la conoscenza integrale e l’esegesi della Commedia dantesca, conformemente al programma. Sono stati proposti brevi testi in prosa e in poesia, da comprendere nel significato e nei caratteri linguistici, stilistici, retorici. Sono stati proposti quesiti di riconoscimento e attribuzione dei testi ai rispettivi autori e di collocamento nel contesto storico-letterario, anche in relazione al rapporto tra la letteratura italiana e le più importanti letterature straniere, sempre conformemente al programma. Sono stati altresì inseriti in maniera proporzionale quesiti di riflessione metalinguistica ai diversi livelli di analisi sintattica e morfologica, conformemente al programma (…)”.
Non aveva ragione la mia amica ad arrabbiarsi? Non aveva ragione a interrogarsi sul significato del “conformemente al programma”? No, il contenuto della precisazione non è “conforme al programma”, è un approfondimento, una articolazione ampliata, un dettaglio relativo ad un programma già discutibile prima della precisazione stessa.
Ma qual è lo scopo della precisazione, a distanza di una settimana dalla prova? Legittimazione di quesiti costruiti per “tagliare”? Sono pensieri cattivi. Vedremo.
Cose lontane nel tempo
Ero una giovane insegnante di Lettere nella Scuola media e il mio insegnamento dell’Italiano, che riproduceva antichi modelli e rispondeva ad antiche passioni, proponeva a ragazzini dialettofoni e demotivati la triade romantica Foscolo Leopardi Manzoni, che certamente a me piacevano molto.
Ma nelle mie letture inciampai nel pensiero di Tullio De Mauro e nelle 10 tesi per una educazione linguistica democratica e la mia prospettiva cambiò: la triade romantica perdeva il suo fascino didattico (lo conservavo solo per me stessa) ed io comprendevo, man mano, che era l’insegnamento della lingua il mio obiettivo centrale, e che il linguaggio letterario e poetico aveva senso, nella scuola media diventata da poco obbligatoria, solo se visto come modalità d’espressione della lingua comune: “(…) la necessità di addestrare alla conoscenza e all’uso di modi istituzionalizzati d’uso della lingua comune (linguaggio giuridico, linguaggi letterari e poetici, ecc.)”.
I Programmi del ‘79 sancirono più tardi la nuova concezione dell’insegnamento dell’Italiano nella Media, cui veniva affidato il compito di sviluppare capacità ritenute fondamentali: stabilire rapporti interpersonali e sociali; accedere ai più diversi ambiti di conoscenza ed esperienze (estetiche, scientifiche, logiche, tecnologiche, ecc.); sviluppare le modalità generali del pensiero; prendere coscienza del patrimonio culturale (…).
Le Indicazioni nazionali per il curricolo sono l’eredità di norme, teorie pedagogiche e linguistiche, considerazioni sociali e politiche che hanno caratterizzato in senso democratico la scuola degli ultimi decenni: è a quelle Indicazioni che il futuro insegnante deve riferirsi ed è a quelle Indicazioni che devono riferirsi, nella sostanza e non solo nelle affermazioni di principio, i programmi concorsuali e le relative prove.
Penso che, per insegnare bene l’italiano nella Media, i docenti debbano padroneggiare i diversi ambiti della linguistica, i processi cognitivi legati alle abilità di fruizione e di produzione testuale, le metodologie e gli strumenti più adatti a stimolarle, le situazioni e gli scopi cui finalizzarle. Devono conoscere, sì, le linee generali della Storia della Letteratura e il contenuto e il senso delle grandi opere e dei grandi autori; devono possedere, sì, strumenti per l’interpretazione e l’esegesi e il riconoscimento di stili e forme e figure, ma devono soprattutto realizzare gli obiettivi che pongono loro le Indicazioni nazionali, facendosi carico della competenza linguistica, non della competenza letteraria degli studenti.
Ricordo un esame di terza Media di molti anni fa: ero presidente di commissione e mi avvicinai annoiata ad ascoltare alcuni colloqui d’esame. Un ragazzino spaurito e sprovveduto, con marcati residui di dialettofonia, incontrava difficoltà a rispondere alle domande multidisciplinari che gli venivano poste. Ma poi l’insegnante di lettere, una prof garbata, accogliente e sorridente, gli pose un’ultima domanda: allora dimmi, cosa pensi dell’Infinito leopardiano? Fu un pugno nello stomaco. Non volli sentire la risposta e mi allontanai. Troppa angoscia.
Riquadro n. 1 Sintesi dei requisiti richiesti per tutte le classi di concorso (Allegato A al Dm 326/2021, Parte generale
Riquadro n. 2 Sintesi del Programma relativo alla Lingua italiana per la classe di concorso A22
Riquadro n. 3 Sintesi del Programma relativo alla Letteratura italiana per la classe di concorso A22
Riquadro n. 4 Stralci dalle Indicazioni per il curricolo
Riquadro n. 5 Sintesi delle competenze dello studente in uscita dalla secondaria di 1° grado
Riferimenti normativi
D.M. n. 201/2020 (Decreto Ministeriale concernente le disposizioni per i concorsi ordinari per titoli ed esami per il reclutamento di personale docente per la scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno e relativo Allegato A (Programma concorsi)
D.M n. 326/2021 (Disposizioni concernenti il concorso per titoli ed esami per l’accesso ai ruoli del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno e relativo Allegato A (Programma concorsi)
Quadro di riferimento per la valutazione della prova scritta Classe A22
D.M. 254/2012 (Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione)
D.M. 9/2/79 (Programmi, orari di insegnamento e prove di esame per la scuola media statale)
Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica (documento GISCEL 1975)

