È preoccupante il numero crescente dei giovani che cercano lavoro all’estero
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un ex Dirigente Scolastico
In Italia poco si dice delle emigrazioni dei nostri giovani che, dopo aver conseguito un diploma o una laurea, tentano di sfuggire ad una occupazione povera, precaria e malpagata. Il problema non è scoppiato all’improvviso, ma si è alimentato nel tempo nell’indifferenza di tutti: politici, amministratori, formatori e sociologi.
Non si è sentita l’esigenza di programmare la formazione, di individuare gli indirizzi, di consolidare le competenze, di aggiornare le conoscenze, di interpretare gli sviluppi dei mercati esteri e nazionali. I ricercatori italiani godono di maggiore considerazione all’estero, rispetto al mercato del lavoro interno. La perdita in termini economici è enorme, totale, perché lo Stato spende somme ingenti per la formazione dell’aspirante lavoratore e, una volta addestrato, lo regala poi a chi compete con lui sul mercato internazionale. Spesso, non si tratta solo di un fattore economico ma di un riconoscimento sociale. Senza riconoscimento del merito non c’è senso di sé. Le Istituzioni hanno la responsabilità di fare in modo che ognuno si senta parte della comunità cui appartiene.
L’Italia soffre di un preoccupante ritardo, incapace di competere perché disinteressata a farlo. Per richiamare i “nostri cervelli” pensiamo ad aumentare del 30% gli aiuti per chi resta in Italia e a istituire più dottorati e borse di studio per far tornare i giovani; puntare su progetti come ET (Einstein Telescope) un’eccellenza mondiale, che può confermare il nostro primato scientifico su fisica e astronomia… L’obiettivo è quello di rispondere al fabbisogno delle imprese di professionalità altamente qualificate e specializzate(vedi Messaggero del 10 luglio 2023). A quanto sopra, però, dovrebbe affiancarsi un progetto preciso di intervento, monitorato e analizzato secondo le trasformazioni sociali e il livello di competenza acquisito dal singolo, tale da seguire da vicino i giovani fin dall’inizio del loro iter formativo.
Nessuno può permettersi di fare a meno di studiare gli effetti di una crisi e meno che mai dovrebbe farlo uno Stato che non sia rassegnato a navigare a vista, tenuto a consolidare le proprie forze sulla scorta di una mirata programmazione.
Tale processo si identifica con il termine “orientamento”, processo non semplice, ma in grado di dare logica agli sforzi economici e finanziari di una Nazione. I Paesi che hanno adottato una qualche forma di prevenzione godono, in questi periodi di difficoltà, di enormi vantaggi. Lo ha fatto la Finlandia, la Germania, lo fanno da sempre i paesi scandinavi, lo ha fatto la Spagna. Cosa significa orientare? Vuoi dire programmare lo sviluppo di un Paese individuando preventivamente i settori economici di crescita e strutturare le misure programmatiche utili a formare le giovani generazioni, dotandole delle competenze necessarie a vincere le sfide globali. Ciò comporta che le strutture ministeriali interessate al tema organizzino sistemi di supporto allo sviluppo, coordinando a livello periferico le attività formative (Scuola, educazione permanente, ITS, Università) impegnate nel processo. Il problema che si pone a posteriori trova soluzione nella prevenzione formativa, nell’orientare cioè i giovani verso settori di sicuro sviluppo e quindi di occupazione. L’Italia ha enormi capacità, umane e tecniche.
L’impegno è, in ogni caso totale, nel senso che non sono solo le associazioni di categoria ad essere chiamate a realizzare il progetto, ma anche le organizzazioni sindacali, troppo miopi al riguardo, insieme all’intero sistema statale e locale (scuola, università. associazioni culturali etc.
Dunque, fatta salva la libertà di ciascuno di intraprendere l’indirizzo formativo che più lo interessa, il coordinamento individua gli sbocchi lavorativi futuri, concentrando sugli aspetti dello sviluppo le attenzioni dei singoli, con risparmi consistenti per l’economia dello Stato e, di conseguenza, della società. Orientamento, quindi, come chiave di soluzione di tanti problemi sociali. Dobbiamo cercare di non disperdere il prezioso capitale umano che tutti ci invidiano.
Giocondo Talamonti

